Pensieri sparsi

SelfHelp – Come prendere un’idea al volo, come usarla, come revisionare (parte terza)

Maria Masella conclude questo primo ciclo di articoli sulla scrittura.

Parte terza

AZIONE E REAZIONE

Ma guarda un po’, il terzo blocco di consigli, riguarda proprio il terzo principio della dinamica newtoniana, applicata alla scrittura di noir (secondo me vale sempre!).
Non entrare in panico, in poche righe ti spiego questo terzo principio; già la frase di Newton è così bella ed elegante da stuzzicare “A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.
Anche senza scendere in dettagli, come non sentire che questo accade in ogni storia? Un personaggio non vive in una bolla, ma interagisce con gli altri.
Torniamo al terzo, un esempio classico è quello dei due pattinatori A e B, uno di fronte all’altro. Se A spinge B, B si allontana, ma si allontana anche A…
A volte non vediamo le conseguenze del terzo perché le masse dei due corpi non sono confrontabili: la Terra attrae la mela, che cade, ma anche la mela ha attirato la Terra.

Ora torniamo alla scrittura.
Uno degli errori più comuni è chiudere un personaggio in una bolla. Niente di ciò che accade lo cambia, ma, ancora peggio, nessuna sua azione lo cambia!
Questo rende statica la storia, anche se accadono mille eventi, perché il vero evento, quello che la lettrice e il lettore aspettano, è l’evoluzione del personaggio. (Mai, mai e ancora mai dimenticare che chi legge vuole vivere, quindi vuole persone, non sagome di cartapesta). Evoluzione? In un senso o in altro, diventando migliore o peggiore, svelando qualcosa di sé, scoprendo qualcosa di sé. Ed è conseguenza del rapportarsi con gli altri personaggi.
Ho già sfiorato questo problema trattando del movente.
Forse ricordi il nostro investigatore Paperino. Ci siamo chiesti che rapporto aveva con il mondo dei libri all’inizio della storia e se la sua indagine gli faceva cambiare opinione.
Ricordo di aver letto un noir, scritto bene, anche raffinato come impianto. Uno studioso trova per caso antichi documenti relativi a un personaggio famoso, comincia a indagare e scopre retroscena storici inaspettati. Che cosa mi ha deluso? Che lo studioso, in crisi per motivi personali, fosse identico dall’inizio alla fine. Non chiedevo che risolvesse i suoi impicci, ma che cominciasse a vederli da una diversa prospettiva. Quel personaggio era chiuso in una bolla, involucro vuoto, banale espediente narrativo.
Mi sono ripresa Conrad, maestro delle narrazioni a incastro, e ho riletto Lord Jim per tirarmi su di morale.

Torniamo alla pratica da mestierante (che non è una brutta parola, come non lo è artigiano) e ti racconto i miei trucchi per evitare l’effetto bolla.
Prendo ogni personaggio principale (compare nel romanzo più volte e in vari momenti) e mi annoto (ormai lo faccio mentalmente) stati d’animo, umore, aspirazioni a ogni apparizione.

Posso così controllare che:

  1. Non resti sempre identico.
  2. Fra due apparizioni, se c’è stato cambiamento, sia accaduto qualcosa che lo giustifichi (essendo un noir è possibile che questo fatto non sia comunicato subito al lettore, ma prima o poi dovrò dirglielo. Sarebbe bene che il lettore sentisse questo “vuoto di spiegazione”, l’aspettativa è la spezia migliore).
  3. I cambiamenti lineari (esempio: dall’odio all’amore, percorrendo gli stadi intermedi, ogni volta un po’ meno odio e un po’ più d’amore) sono innaturali. Il DNA è a spirale e un motivo ci sarà! Se non sei pratica di DNA, pensa al valzer!
  4. A questo punto cerco di bilanciare i cambiamenti dei personaggi. Che non tutti cambino nello stesso momento, perché spiazzerebbe chi legge!

A proposito di cambiamenti, affrontiamo il problema che toglie il sonno a chi non ha ancora molta pratica di scrittura.

LA DISOBBEDIENZA

L’obbedienza non è mai stata una virtù, è solo falsamente rassicurante, è un giogo per chiunque sia dotato di intelletto e volontà. Per un creativo è anche una prigione e per creativo non intendo solo un artista, ma qualsiasi persona che abbia la spinta a osare qualcosa di nuovo, che sia solcare un oceano sconosciuto o realizzare la prima macchina per cucire. Hanno disobbedito.
Hai scritto una scaletta o l’hai in mente, ma la storia vorrebbe cambiare mentre la scrivi perché i tuoi personaggi dovevano agire così e loro vogliono fare cosà?
Non spaventarti, vuol dire che sei sulla strada giusta: accetta il cambiamento. Nota personale (ma è personale tutto ciò che ti racconto): se sono a metà della storia e non ho ancora trovato segni di disobbedienza, mi preoccupo. Soltanto i morti e la cartapesta sono obbedienti.
Quando vai in panico per la disobbedienza della storia e dei personaggi, chiediti come sarebbe l’umanità se nessuno avesse mai disobbedito, cioè se nessuno avesse provato a percorrere una via nuova: eliminiamo il digitale, la stampa, la pergamena, il papiro… Forse dovremmo anche eliminare la narrazione orale.

Esempio di DISOBBEDIENZA e qualche idea su come gestirla
Ecco, sto scrivendo Omicidio nella libreria di Paperi City. Anzi ne ho scritto quasi metà e i personaggi scalpitano.
Pippo, Pluto e Paperino sono tre uomini?
Diventa sempre più forte la tentazione di procedere a un cambiamento di sesso. Se Pippo e Pluto fossero due donne, Pippa e Pluta, nessuno si stupirebbe di una prolungata permanenza alla toilette. Potrei anche far interagire Pippa e Paperino. Non da scartare.
Come procedere? Ti dico come lavoro io. Dopo aver trascorso due o tre giorni nel limbo dell’indecisione diventando più irascibile e svagata del solito, decido di tentare. All’interno della cartella in cui ho raccolto tutto il materiale sul romanzo, apro una cartella nuova e la rinomino con un nome per me significativo “Pippa e Pluta”. Salvo l’ultima versione del precedente nella nuova cartella e rileggo cercando di capire quali modifiche si porta appresso l’effetto “cambiamento sesso”.
Non butto la versione vecchia! Non buttare mai niente! Salva con nome diverso!
(Nota: quasi sempre do consigli; se uso l’imperativo, vuol dire che è pericoloso non seguire l’indicazione)
Ok, ora ho Pippa e Pluta. Fila benino, anche il furto della pistola al vicino di casa è meno complicato. E, ammettiamolo, quella gelosia fra colleghe scrittrici la capisco abbastanza bene da descriverla senza sforzo.
Sto navigando felice verso la meta e paffete! Disobbedienza! Pippa non vuole uccidere Pluta. Ha preparato tutto nei minimi dettagli, ma non ci riesce. Eppure, Pluta è stata uccisa. Urge trovare un nuovo colpevole.
Ho scritto venticinque romanzi noir, a volte conoscevo l’assassino dall’inizio, altre dovevo trovarlo. Ma tante volte ho dovuto cambiare assassino, non per motivi tecnici che sono più facili da risolvere di quanto si creda, perché lo scrittore è la divinità del suo romanzo e quindi è padrone del tempo e dello spazio (se capiterà vi dirò come gestisco le quattro dimensioni).
Ho dovuto cambiare assassino perché con quel colpevole la storia aveva meno profondità.
Che fare?
Due o tre giorni di inferno e poi… Provo. Nuova cartella, salvo ultimo file nella nuova cartella e comincio a rileggere valutando il peso delle modifiche da affrontare.

Rivediamo insieme lo schema:

  1. Pluta è stata uccisa.
  2. Paperino indaga.
  3. Tutti gli indizi convergono su Pippa (movente, arma, assenza di alibi…).
  4. Paperino continua a indagare, poco convinto (perché?).

Quel perché fra parentesi è azione e reazione: qualcosa che Pippa ha detto o fatto non lo convince… Forse vuole incastrarla, forse vuole scagionarla. L’ideale è che non lo sappia di preciso.

Ma noi andiamo oltre. Come trovo il colpevole “nuovo”? Ho qualche trucco.

  1. Funziona bene un personaggio secondario che, rileggendo, mi è rimasto impresso anche se è comparso poco.
  2. Funziona bene se il movente è leggermente diverso da quello del colpevole “vecchio”, ma ha un peso maggiore. Quella stronza (cancellare se non si può scrivere ma solo pensare) mi ha rubato l’uomo!
  3. Se è sul luogo del delitto, la sua presenza deve essere giustificata. (se fosse l’organizzatrice di eventi? O la barista?)

Spero di averti fornito elementi utili e di averti divertito. Vale anche al femminile: divertita!

La prima puntata.

La seconda puntata.

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Marri

Marri

Sono nata a Genova, il 10 febbraio 1948. Laureata in matematica, ho insegnato per tanti anni in un liceo scientifico statale, non so con quali risultati, ma di certo con passione.
Mi è difficile scrivere altro su di me. Ai lettori ho dato molte vite, forse come schermo della mia.
Da quando ricordo ho sempre desiderato scrivere.
Mi piace inventare storie, scriverle, lavorarci sopra fin quando non sono come devono essere. Storie… Ho sempre rifiutato di chiudermi in un genere, perché la vita è varia, si evolve.

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