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News: Il bambino che non poteva amare, di Federica D’Ascani

Quando Teresa partorisce e sente per la prima volta il pianto di suo figlio pensa che non possa esserci gioia più grande di quella che sta vivendo: Libero, suo marito, è in una stanza a pochi passi e Paolo, il suo piccolo appena nato, a un soffio.
Ma il tempo passa e nessuno, in sala, la degna di uno sguardo. C’è qualcosa che non va. E poi la sentenza: suo figlio è morto, suo figlio è deforme, suo figlio non merita neanche di essere visto.
La vita di Teresa diventa il fulcro dell’Inferno in una manciata di secondi, e tutta l’allegria provata fino a quel momento scema per lasciare posto a un vuoto incolmabile.
Ma Teresa non sa la verità: Paolo è vivo, Paolo è in buona salute, Paolo ha la sindrome di Down ed è stato appena mandato in manicomio.
C’è stato un tempo in cui nascere diversi era un modo come un altro per non esistere, un tempo in cui bambini e adulti, se pazzi o anormali, venivano semplicemente dimenticati.
E se per Paolo le cose andassero in maniera diversa?

Titolo: Il bambino che non poteva amare.
Autrice: Federica D’Ascani.
Genere: Romanzo storico.
Editore: Triskell Edizioni.
Prezzo: euro 4,99 (eBook); euro 11,90 (copertina flessibile).
Data di uscita: 20 maggio 2019. Già prenotabile.

Federica D’Ascani ci presenta il suo nuovo romanzo.

Ci siamo.
Ma sì, in fondo sono trascorsi solo cinque anni da quando ho messo per la prima volta la parola “fine” al romanzo.
La prima, perché poi ce ne sono state altre tre. O quattro, non ricordo. Oddio, fosse stato per me non avrei mai smesso di correggere, modificare, riscrivere, sistemare. Non va mai bene niente, ci avete fatto caso?  Quando si tiene a una storia, specialmente se trascorre tanto tempo tra una stesura e l’altra, c’è sempre qualcosa che non va.

“Il bambino che non poteva amare” una volta non si chiamava così. Aveva un titolo diverso.
“L’amore oltre”. Un titolo su cui avevo riflettuto, che a primo acchito magari poteva non significare nulla, ma che per me rappresentava ogni aspetto. Allora.
Poi sono trascorsi tre anni, il titolo è stato pensato da qualcun altro, è stato pubblicato. Io odio utilizzare “cose” già viste, soprattutto non sopporto fare finta di niente. Sapevo che ci sarebbe voluto altro tempo prima che la storia di Paolo vedesse la luce in fondo al tunnel, però non riuscivo a togliermi di testa che quel titolo, ormai, non andava più bene.
E allora ci ho pensato. E ripensato.
Non andava bene niente. Ma dai! Strano, no? Che poi, quando una storia nasce con un titolo, è difficile rimpiazzarlo. Perlomeno per me.
Insomma, cerca e chiedi, sonda e domanda, alla fine l’opzione cade su due papabili vincitori.
“La notte del sogno americano” e “Il bambino che non poteva amare”.
Come senso, sarebbero andati bene entrambi.
Vado di sondaggio.
A mio marito non piacciono. Ma non offre alternative, quindi che taccia. Giusto?
Vabbè, alla fine sappiamo tutti qual è stata la scelta.

Tutto questo panegirico semplicemente per spiegarvi come si sono evolute le cose, non per uno scopo specifico. No, ok, uno scopo in realtà c’è: questa storia mi crea ansia. Si era capito? Sì, mi crea un sacco di ansia. Per il fatto che è stata scritta eoni fa. Per il fatto che parla di tematiche toste, difficili. Per il fatto che è scritta in maniera del tutto diversa rispetto a ciò a cui vi ho abituati. Per il fatto che questo romanzo era considerato talmente “particolare” e “difficile” e “uhm, non so” che è rimasto nel mio pc per anni.
Alla fine devo ringraziare il tempo passato. I no. I tentennamenti. Il fatto di averci creduto da sola. Il fatto che alcune amiche mi hanno chiesto, nel tempo, che fine avesse fatto.
Perché non avrei pensato ad ampliarlo, a sistemarlo, a farlo leggere a Barbara. Non sarebbe andata così.
Però è successo. Non starò qui a dire che i sogni sono desideri, che se ci credi puoi e tutta la solita tiritera. Semplicemente perché può essere vero come il contrario. Alla fine, ho trovato il coraggio di crederci una volta ancora. Sono stata fortunata di trovare nella Triskell uno staff abbastanza pazzo da investire su questa storia. Passione e la professionalità prima di tutto. Amore per le parole, poi. E un’editor splendida che mi ha dato tanto. Sopportandomi e mettendo in campo tutta la sua competenza.

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2 Commenti

  1. Lidia Calvano
    19 Maggio 2019 at 8:01 — Rispondi

    Complimenti, Federica, per questa storia così viva e importante. In bocca al lupo di tutto cuore <3

    • Federica
      19 Maggio 2019 at 9:23 — Rispondi

      Grazie, tesoro!

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