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Recensione: L’uomo che non c’era, di Erin Keller

Jimmy O’Brien non ha avuto una vita facile.
Nato in una famiglia molto povera e picchiato quotidianamente dal padre violento, da ragazzino riesce a scappare a morte certa piombando letteralmente tra le mani di George Finn, boss irlandese di Chicago, braccio destro di Bugs Moran, famoso rivale di Al Capone. Da quel momento in poi, Jimmy entra a far parte di un mondo fatto di violenza e cieca fedeltà al capo.
Jimmy è abituato a non esternare i propri sentimenti, l’ha imparato fin da bambino. Ma la vicinanza con il figlio di George, Henry, gli rende la vita difficile e ancora più tormentata.
L’incontro con un ragazzo di strada, poi, complica ulteriormente le cose, soprattutto quando proprio Henry decide inspiegabilmente di ospitarlo nella sua villa.
Il Natale è ormai alle porte, e l’arrivo imminente di un carico di alcolici dall’Europa potrebbe essere l’occasione tanto attesa dal clan Moran per avere la meglio su Capone.
Per assicurarsi che tutto vada per il meglio, Jimmy si affida a un poliziotto che ha sempre ricattato dopo averlo incontrato in un locale per omosessuali, David Sheena. David è luce, tanto quanto Jimmy è ombra.
In un mondo in bianco e nero, dove non c’è spazio per le debolezze, Jimmy si troverà a dover lottare per la propria vita e per quella delle persone a cui tiene, cercando di tenere a bada ciò che si agita nel suo petto e che non avrebbe mai pensato che potesse farlo sentire così vivo.

Titolo: L’uomo che non c’era
Autore: Erin Keller
Genere:m/m  storico.
Editore: Triskell Edizioni.
Prezzo: euro 3,74 (eBook); euro 10,00 (copertina flessibile).
Copia ricevuta dalla casa editrice.

La scrittura di Erin Keller è una garanzia: semplice, ma elegante e capace di grandi momenti di pathos.

Questa volta l’autrice si cimenta con una trama molto particolare. potrebbe sembrare a prima vista un mafia-romance, ma è molto più di questo: fin dalle prime pagine traspare tutta l’accuratezza nel ricostruire un periodo storico, quello del Proibizionismo, che è il vero protagonista di tutta la storia.

Gli ambienti, le dinamiche e, anche se in misura minore, i grandi eventi della Storia rendono questo romanzo un’operazione che va al di là del classico m/m. Certo ci sono le dinamiche tra i personaggi che piaceranno a qualsiasi persona appassionata di romance più tradizionale: i due malavitosi crudeli; Jimmy e Henry, (ed entrambi omosessuali) che, pur facendo parte della medesima cosca, un misterioso passato ha messo in competizione l’uno contro l’altro; David, il detective ricattabile e corrotto, ma che in fondo ha un cuore tenero e una buona dose di fascino; Martin, il ragazzo di vita trattato come un oggetto, ma capace di suscitare l’amore.

Eppure, specialmente la coppia protagonista, non sono solo caratteri, sono veri e propri personaggi, con una loro complessità che cerca di spingere, anche se non rompe del tutto, gli schemi del genere.

A me, che non sono un’appassionata lettrice di rosa classico, questo romanzo è piaciuto proprio perché porta una ventata di novità nel genere e anzi, cerca di trasformare uno schema classico in qualcos’altro.

Se c’è un difetto, se tale si può chiamare, che non mi ha fatto considerare questo romanzo un capolavoro è il fatto che l’autrice poteva osare di più, utilizzando la sua capacità di riportare in vita un tempo e uno spazio verso i quali, si percepisce bene leggendo il libro, prova passione e ha una grandissima conoscenza per creare un romanzo che rompesse le convenzioni del genere romance. Ma forse non erano queste le sue intenzioni.

Il mio voto? 4/5 stelline.

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