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Recensione: Addicted (Heroine), China Drama

Addicted (Heroine) – 15 episodi (2016)
Genere: BL (Boys Love)
China drama, ma meglio sarebbe dire web serie (specialmente in questo caso), Addicted è tratto dal romanzo male to male di Chai Jidan “Are you addicted?”, e tratta la storia di due ragazzi che inevitabilmente, dopo essersi conosciuti, si innamorano l’uno dell’altro non sapendo che… sono fratellastri. (Niente incesto, tranquilli, no nel senso stretto del termine).

Bai Luo Yin  (Timmy Xu) è un ragazzo di 16 anni che, cresciuto in quasi totale povertà con suo padre, considera la madre naturale alla stregua di una sconosciuta. Del resto, la donna non si è mai interessata a lui. Almeno finora. Con un matrimonio alle porte e un futuro radioso e agiato, Jiang Yuan desidera poter donare a suo figlio quella vita che in passato gli è sempre stata negata a causa dell’indigenza.
Gu Hai (Johnny Huang), 16 anni e destino già scritto, è il figlio di un generale dell’esercito; dopo la morte di sua madre, avvenuta in circostanze fin troppo misteriose, vede come un affronto il fatto che il genitore si risposi, perché è convinto che in realtà la relazione con la nuova compagna risalga ai tempi in cui i suoi genitori vivevano ancora insieme. Per nulla disposto a sottostare alle regole paterne, si ribella e cambia scuola nel momento in cui la matrigna si insedia nella sua casa d’infanzia, trasferendosi anche in un nuovo appartamento.
I due ragazzi, così, si ritrovano all’improvviso nella stessa classe, senza conoscere niente l’uno dell’altro. Mentre Bai, in un primo momento, mal sopporta la vicinanza di Gu, la sua irruenza e il suo modo fin troppo fisico di dimostrare la propria simpatia, l’altro rende fin da subito chiaro il desiderio di avvicinarsi a lui il più possibile. Desiderio che, per essere sinceri, neanche lui si sa ben spiegare. È fidanzato da tre anni con una ragazza (a tratti asfissiante) e non ha mai provato nessun tipo di attrazione verso altri ragazzi. Ma con Bai è diverso, e non solo per lui: sembra che nessuno dei due riesca a fare a meno della presenza dell’altro. D’altronde, i loro nomi uniti insieme (Hai Luo Yin) danno vita al nome di una sostanza stupefacente che crea dipendenza, ovvero l’eroina. Insomma, il fatto che uno non possa vivere a lungo senza sapere dove sia o cosa faccia l’altro sembra una questione voluta dal fato, dal destino. Una questione che neanche i piani dei loro genitori potranno modificare o alterare.
Ora… scrivere due righe su questa serie non è affatto facile. Ho provato tante di quelle sensazioni, nel guardarla, da sentirmi adesso in profonda difficoltà. Per la prima volta dopo tanto tempo, ho visto episodio per episodio a singhiozzi, interrompendo ogni cinque minuti la visione per riprendermi. Imbarazzo, emozione, sconcerto, tenerezza… come se lo spettatore si vergognasse per il personaggio e quello che compie. Assurdo, no? Eppure Addicted ha questa strana capacità: fin dai primi minuti ti dici che interromperai e passerai ad altro, perché rasenta il trash in alcuni punti, ma non lo fai e continui, vai avanti, e ci pensi, e ci ripensi, finché anche tu non ti ritrovi ossessionato e catapultato in una dimensione del tutto diversa da quella in cui vivi.

I due attori, Timmy e Johnny, sono semplicemente perfetti: uno più timido, riservato, che rispecchia in tutto e per tutto la condizione psicologica di Bai Luo Yin; l’altro, più irruento, passionale, massiccio anche dal punto di vista fisico, si cala nei panni di Gu Hai in una maniera che lascia stupefatti.  La chimica che entrambi hanno sul set è tangibile, il sentimento che entrambi provano reale. Nella finzione, intendo, perché loro, nella vita di tutti i giorni, sono etero e ben avviati nelle loro carriere soliste. Il primo (Timmy Xu) è un cantante famoso ormai a livello internazionale, mentre il secondo (Johnny Huang) è un attore dalla fama abbastanza consolidata, passato ormai a ruoli importanti in veri e propri film. È il modo in cui recitano che avvolge e incanta, il fatto che potrebbero in effetti essere proprio così come si mostrano, che ossessiona. Mettiamoci poi che il drama si presta alle speculazioni più disparate, dal momento che per i contenuti espliciti è stata bannata dalla tv per mano dell’autorità cinese a tre puntate dalla fine. Ciò che vediamo noi è l’opera praticamente completa (su Viki nella versione non censurata), perché la produzione ha provveduto a caricare su un sito esterno tutti gli episodi girati. Il problema è che era prevista come minimo una seconda stagione che, ahimé, non vedrà mai la luce, perlomeno non nell’immediato futuro. Inoltre, i due attori sono obbligati dalle loro agenzie a non comparire mai nelle stesse produzioni televisive o cinematografiche, dato che questo potrebbe ledere la loro immagine (l’omosessualità resta un tabù ovunque, almeno sulla carta, nonostante nella comunità reale cinese sia invece percepita come qualcosa di normale e possibile).
Tutta questa situazione, va da sé, comporta un cliffhanger allucinante, per quanto riguarda la storia di Addicted, che lascia lo spettatore orfano nel vero senso della parola; privarsi della visione di questo drama, tuttavia, sarebbe un peccato. Inoltre, per chi legge in inglese, l’intero romanzo da cui è tratta la serie è disponibile su vari profili wattpad sparsi per l’etere. Certo, sono tutti tradotti in maniera amatoriale, ma confrontando le varie versioni ho potuto notare una certa similiarietà che rende la lettura abbastanza sicura.
Momenti da ricordare: indubbiamente la notte di Natale, quando Bai Luo Yin capisce che in fondo non può proprio più rinnegare quelli che sono i sentimenti che lo legano a Gu Hai.
Voto: 5 stelle con lode.

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Federica D'Ascani

Federica D'Ascani

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