Chi gestisce un blog letterario, prima o poi, si trova davanti a una domanda scomoda: è meglio scrivere una recensione completamente onesta oppure una recensione “gentile”?
Il mio (modestissimo) parere dopo una dozzina di anni di esperienza.

La risposta più semplice sarebbe: entrambe. Ma il punto è capire che cosa significhino davvero queste due parole.
Perché una recensione onesta non è necessariamente brutale. E una recensione gentile non dovrebbe mai trasformarsi in una bugia.
Chi legge una recensione lo fa per un motivo preciso: vuole capire se quel libro potrebbe piacergli.
Se il recensore addolcisce ogni difetto, evita qualsiasi critica o distribuisce cinque stelle come fossero caramelle, tradisce la fiducia di chi lo segue.
Un blog non cresce grazie alle recensioni entusiaste. Cresce grazie alla credibilità. E la credibilità richiede sincerità.

Dall’altra parte della barricata c’è chi quel libro lo ha scritto.
Un romanzo può rappresentare anni di lavoro, dubbi, riscritture, notti insonni e speranze.
Per questo una recensione non dovrebbe mai diventare un regolamento di conti.
Frasi come “Questo libro è spazzatura”; “L’autore dovrebbe cambiare mestiere”; “Ho buttato via il mio tempo” non aggiungono nulla al dibattito. Descrivono soltanto lo stato d’animo del recensore.
Molto più utile è spiegare perché qualcosa non ha funzionato.

Esiste una differenza enorme fra dire “I dialoghi mi sono sembrati poco naturali e alcuni personaggi secondari sono rimasti appena abbozzati” e scrivere “L’autore non sa costruire un personaggio.”
Nel primo caso si parla del testo; nel secondo si giudica la persona.
Il recensore dovrebbe sempre ricordare che davanti a sé ha un libro, non il valore umano di chi lo ha scritto.

A volte un libro non ci conquista semplicemente perché appartiene a un genere che non fa per noi. Succede.
Può capitare di leggere un horror perfettamente costruito e concludere comunque che non ci è piaciuto.
In questi casi è corretto dirlo.
“Il romanzo è scritto con competenza, ma l’atmosfera estremamente cupa non incontra i miei gusti.”
Questa frase aiuta il lettore molto più di un secco “Che noia.”
Una recensione dovrebbe distinguere il più possibile tra difetti oggettivi e preferenze personali. Non sempre è facile, ma vale la pena provarci.

Esiste poi una convinzione piuttosto diffusa: se una recensione è negativa, allora deve essere feroce. Un errore che ho commesso un paio di volte, agli inizi. Mea culpa.
Non è vero. Anzi.
Le recensioni più eleganti sono spesso quelle che riescono a evidenziare i limiti di un’opera mantenendo un tono civile. La cortesia non indebolisce una critica; la rende più autorevole.

E se il libro è davvero pessimo?
Capita anche questo.
In questi casi ciascun recensore può scegliere la strada che ritiene più corretta.
C’è chi pubblica comunque una recensione motivata; c’è chi preferisce non parlarne affatto. Io appartengo al primo gruppo.
Entrambe le scelte sono legittime.
Molti blogger adottano una regola semplice: dedicare spazio ai libri che possono consigliare, evitando di demolire pubblicamente quelli che non hanno apprezzato.
Non è censura; è una scelta editoriale.

Il confine tra una recensione onesta e una recensione gentile non passa attraverso il numero delle stelle assegnate.
Passa attraverso il rispetto.
Una recensione può essere severa, persino molto severa, senza risultare offensiva. Può mettere in evidenza difetti importanti senza umiliare chi ha scritto il libro. E può essere positiva senza trasformarsi in una pubblicità.
Alla fine, una buona recensione non deve piacere all’autore né confermare le aspettative del lettore. Deve raccontare, con chiarezza e correttezza, l’esperienza di lettura di chi l’ha scritta.
Perché la sincerità è il cuore di ogni recensione, ma il rispetto è ciò che le permette di continuare a essere ascoltata.

Copertina creata con ChatGPT.