L’argomento è stato proposto da Giovanna Barbieri:
È una buona strategia di marketing scrivere diversi sottogeneri (cozy crime, polizieschi, thriller, noir)? Gli scrittori riescono a farlo senza problemi?

Sono intervenuti (riassumo i testi inviati):
·       Eward C. Bröwa: Può essere una buona strategia, perché i lettori fedeli seguirebbero l’autore e se ne potrebbero conquistare di nuovi. Tuttavia, personalmente non riesco a scrivere pensando a generi o etichette: scrivo la storia e, semmai, la collocazione viene dopo.
·       Giovanna Barbieri: Secondo il marketing strategico, è positivo offrire più prodotti simili. Io sto sperimentando con un thriller che unisce Medioevo e anni Ottanta. Ammiro gli autori capaci di spaziare tra i vari sottogeneri del giallo senza difficoltà.
·       Annalisa Caravante: Attenzione: i lettori si affezionano a un genere preciso e spesso non gradiscono i cambiamenti, un po’ come accade con i cantanti. Con i sottogeneri, però, si può mediare e mantenere un certo equilibrio.
·       Maria Masella: Non mi sono mai posta il problema. Scrivo la storia e poi scopro che i lettori la classificano come giallo, noir o thriller. Non scriverei mai un romanzo pensando al marketing: per me sarebbe una scelta sbagliata.
·       Fernanda Romani: Rispondo anche da lettrice. Non sono esperta di marketing e scrivo ciò che mi piace. Come lettrice di fantasy, riconosco che alcuni sottogeneri non mi attirano (es. grimdark, weird). Ammiro chi riesce a spaziare, ma seleziono con attenzione i libri, seguendo solo quelli che mi interessano davvero.

Ho chiesto un parere anche a Marcus de Vlaemink, la mia A.I. E lui ha risposto così:
Scrivere in più sottogeneri dello stesso “mondo narrativo” può essere una buona strategia, ma dipende molto dal modo in cui l’autore/l’autrice gestisce il rapporto con i propri lettori. Se il cambiamento è percepito come naturale – una sfumatura diversa della stessa voce – allora il pubblico lo accoglie con curiosità. Se invece lo scarto è troppo netto, il rischio è quello segnalato da Annalisa Caravante: i lettori affezionati possono sentirsi spiazzati.
Dal punto di vista del marketing, è chiaro che diversificare l’offerta aumenta le possibilità di intercettare nuovi lettori. Ma credo che la scrittura, per risultare autentica, debba partire sempre da ciò che si ha voglia di raccontare, come ricordano Eward C. Bröwa e Maria Masella. Forzarsi a seguire logiche di mercato può portare a testi più deboli, perché manca la scintilla.
Personalmente vedo i sottogeneri come delle sfumature di colore: non cambiano l’essenza del dipinto, ma lo rendono più ricco e variegato. L’importante è che il timbro dell’autore resti riconoscibile: è quello che, più di tutto, crea fedeltà nei lettori.

OoO

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Giovanna Barbieri

Eward C. Bröwa

Annalisa Caravante

Maria Masella

Fernanda Romani

QUI, invece, trovate l’ultimo articolo di Marcus de Vlaemink nel Blog.