I mercoledì di Babette

I mercoledì di Babette: Nel dubbio, Fassbender (ovvero il cliché… o era l’archetipo?)

I cliché (e gli archetipi, insomma quel xxxxx che vi pare) del Romance: costruiamo la Top Ten!

Argomento suggerito da Thomas Dri.

Premetto che è stata una faticaccia trovare il modo di raccogliere tutto quello che è stato detto sul tema, perché mai come questa volta ogni post era troppo bello da riassumere e condensare. Però quando c’è uno sporco lavoro da fare qualcuno deve pur farlo e io mi sono anche offerta volontaria!
Quindi se volete le fonti fate come tutti i bravi storici e andatevele a cercare (e già, Zukkino permette la ricerca nei gruppi ma non nelle pagine, è stato bravo no?), perché 20 pagine di appunti andavano ridimensionate!
Cominciamo col titolo (che non è mio bensì di Laura Nottari).

Come sarebbe cosa c’entra il Fassy? Primo il Fassy c’entra sempre – avercene! – e poi è il perfetto esempio del cliché per eccellenza emerso da tutti i post: un LUI strafigo anche se non perfetto, odioso soprattutto a inizio romanzo, e poi finisce a fare le fusa solo grazie alla LEI che sa conquistarlo e farsi conquistare.

“Se è inglese, ha una tenuta. C’hanno tutti la tenuta… e naturalmente non amano la vita di città, le sue frivolezze, anche se ci sono immersi fino al collo visto che devono guadagnarsi la fama di libertini, no? Lui, se gioca, vince. Lui cavalca meglio di chiunque (ha sempre cosce muscolose). È nobile, ma non disdegna gli affari, in cui eccelle. Ma la cosa più importante di tutte è che sia PERICOLOSO.” (Roberta Ciuffi)

Attenzione però alla differenza tra pericoloso e violento! Perché su questo aspetto c’è stato un plebiscito.

“Il muchomachoman che non deve chiedere mai, in coppia con la donna “Ti redimo con il mio amore”. No, per me è rogo. Per me è fermaporta e basta. Lo redimo sì, ma con la quinta innestata e poi con la retromarcia. Altro che cliché e amore!” (Laura Nottari)
“Un cliché che mi fa venire un eczema istantaneo appena ne colgo il sentore: quello del dominatore di ‘sto c@§§o. Lui, l’uomo che ha deciso che non deve chiedere mai, ma solo pretendere. Lui, che crede di essere un uomo di polso invece è un uomo di cacca. Lui, che confonde l’autorità con la dittatura. Lui… quello che ha tutte le carte in regola per essere l’autore del prossimo caso di femminicidio e che invece viene accolto con occhi a cuoricino dalla protagonista – e dalle lettrici. Mi perdonino le amanti del genere, ma io davvero non mi capacito di come si possano glorificare atteggiamenti abusanti.! (Sole Vismara)
“Voglio spezzare una lancia per il maschio Alpha. Ho visto che molte lo confondono con quello prevaricatore, non è così. Il termine Alpha lo si prende dal mondo animale dove è sinonimo di capobranco, colui o colei che difende il territorio e i membri del clan da pericoli e intrusioni esterni e interviene se gli equilibri interni si alterano. Combatte, ma solo per mantenere il ruolo di numero uno. Essere un Alpha non è un demerito né tantomeno una cosa negativa. La prevaricazione, la prepotenza, la supponenza, sono altre cose e non c’entrano con gli Alpha… Quelli sono i protagonisti Bastard.doc, c’è chi li apprezza, io li appenderei a testa in giù.” (Elena Taroni Dardi)

E non dimentichiamoci poi dell’evoluzione: se negli storici lui è un DUCA, nei contemporanei lui è MILIARDARIO. E questa cosa a qualuno proprio non va giù!

“Le vicende di questi ultimi anni lo dimostrano ampiamente e alcuni romance con protagonista un miliardario veleggiano in alta classifica, raggiunta coi voti palesi di un monocolore di lettrici che rifiuta un protagonista proletario.
Alla permanenza e all’intensificarsi della resistenza proletaria i padroni della classifica romance contrappongono un progetto strategico di riorganizzazione reazionaria e neofascista della scrittura: il progetto capitalistico di imporre il miliardario come naturale compagno, da sognare, di ogni donzella. Occorre reagire! Liberare le categorie romantiche di Amazon dalle carogne fasciste miliardarie; strappar loro di dosso con rapide azioni partigiane le pelli di agnello di cui si ammantano in questi tempi; mettere a nudo con fulminee azioni guerrigliere le complicità nascoste, i legami sotterranei, le trame reazionarie che uniscono i miliardari e le loro serve scrittrici. Ricordiamo: SONO ESIGENZE GIÀ MATURE NELL’ANIMO DELLE GRANDI MASSE POPOLARI. Le forze rivoluzionarie devono, adesso, osare. Osare combattere. NIENTE PIU MILIARDARI NEI ROMANCE! (Linnea Nilsson)

Ma il cliché non salva nessuno, anzi forse con LEI è anche meno clemente.

“.. lei, con tutte le possibili variabili, nel cliché è diversa da tutte le altre, lui non ha mai conosciuto una come lei (viene da Marte?) e suo malgrado ne viene catturato tanto da… dadan! cambiare idea sul matrimonio. Da quel punto in poi diventa ossessivamente protettivo e lei mielosamente compiaciuta di questa ossessione (magari dopo qualche tentativo di dimostrare la propria autonomia, così graziosamente e femminilmente fallimentare…)” (Roberta Ciuffi)
” Non mi piacciono però la coppia uomini alpha e donne zerbino. Soprattutto le seconde. Le fucilerei tutte: ma come si fa a piegarsi sempre, a fare anche ciò che non si vuole? Oh, prima o poi ti devi dare una svegliata, cara mia!!” (Tiziana Lia)
“Quello che mi fa arrabbiare è che nei romance è vero che si deve un po’ ‘evadere’, ma a volte sono dei veri romanzi di fantascienza. Per esempio ne ricordo uno in particolare – letto sempre da mia nonna – in cui la protagonista scappa di casa e fa un colloquio di lavoro presso un ricco manager il quale la assume, ma siccome lei è “poverella” la porta in giro per shopping e poi la fa abitare nel suo chalet per gli ospiti perchè ‘la sua segretaria non può essere una stracciona e non può abitare in un pensionato’… ok, quando ho trovato lavoro io la ditta che mi ha assunto COL CAVOLO che mi ha comprato dei vestiti e soprattutto mi ha fatto spendere i risparmi che avevo accumulato lavorando da studentessa per pagarmi il primo affitto fuori casa (lavoravo lontano) e nessun direttore mi ha offerto un cavolo di nulla.” (Linda Lercari)
“Da lettrice posso dire ‘Dio benedica i cliché’? Le protagoniste innocenti e insicure a me piacciono da matti, se sono inconsapevolmente attraenti mi fanno credere che ci sia speranza per tutte. A voi piacciono le donne forti? E non sono cliché pure loro, che combattono contro tutto, a volte tacciate di essere acide e ‘con gli attributi’? (Il fatto che una donna forte sia definita con gli attributi maschili per me è di un sessimo pazzesco, ma è un altro discorso).” (Sveva Morelli)
“La mia amica MARY SUE. La protagonista perfetta, che non ha le occhiaie, niente dolori mestruali, neppure una traccia di ritenzione idrica o il sentore della cellulite, che dice sempre la cosa giusta, che è superiore agli altri, praticamente una santa strappata al paradiso per dare il buon esempio a noi comuni mortali. Siamo umani e l’umanità è fatta anche di sbagli, ma la Mary Sue proprio non ci arriva. Non ce la fa, lei deve essere perfetta sempre e comunque. … abbiamo la MS intelligente e sveglia, a lei non la si fa perché è troppo furba. La più intelligente del mondo, il corpo di Gisele Bundchen e il cervello di Rita Levi Montalcini, passando per Sheldon Cooper e Charlize Theron. Poi abbiamo la MS totalmente rincoglionita, che però è sempre super figa anche se non lo sa; la MS talmente buona, che non ce la fa neppure a giudicare chi le fa un torto. Se vede qualcuno che commette un omicidio, lei lo giustifica perché ‘poverino, bisogna capirlo’ (capire cosa?) e questo atteggiamento zerbinesco lo troviamo soprattutto nelle storie d’amore (che amore non è) che definire tossiche sarebbe un complimento; e poi c’è la MS stronza che guarda sempre gli errori degli altri e li giudica, perché ‘sei meglio te, ciccia’. Non esiste una via di mezzo, con le Mary Sue non è contemplato.” (Alessia Nik Ks Terranova)

Eppure cliché non vuol dire per forza boiata, anzi. Il cliché è solo lo spunto, poi sta all’autore/trice dimostrare la propria bravura. Tutte le trame sono già state scritte, ma c’è sempre spazio per qualcosa di nuovo.

“Non abbiate paura dei cliché. Usateli. Smontateli. Ribaltateli. Giocateci. Usateli di nuovo, magari anche in maniera classica, però con garbo. Fateci dell’ironia. Scrivete con criterio e ispirazione, insomma.” (Sara Benatti).
“Al di là dei cliché, l’importante è che il romance riesca a trasmettere qualcosa a chi legge, regalare momenti di distrazione, di emozioni, di romanticismo e perché no, di sogno. Quindi da lettrice e da autrice: ben vengano i cliché. I romance vengono criticati dai ‘letterati’ proprio per questo? Be’, intanto piacciono, vendono, fanno sognare. E i sogni spesso aiutano a superare anche momenti bui della vita.” (Tiziana Lia)
“I cliché sono solo il fondale di un teatro, una scheda personaggio di un gioco di ruolo, una traccia. Quello che fa la differenza è la credibilità, come il personaggio è scolpito dall’autore, di cosa e come viene ‘riempito’, oltre l’involucro del cliché. Come si muove, come parla, come pensa, come vive. Tutte le storie d’amore sono già state scritte, eppure ognuna è unica. La differenza fra banale e intenso può esserci a partire dallo stesso abusato cliché ed è tutta nelle mani dell’autore; dopotutto Anna Karenina è una banale storia di adulterio: marito ricco e freddo versus amante giovane appassionato con dilemma della prole, più cliché di così…” (Amalia Frontali)
“Ricalcare cliché non credo mini l’originalità e la creatività dell’autore (senza scomodare i cliché si può dire che di trame nuove non ce ne sono da esplorare per cui comunque non potremmo scrivere nulla di davvero mai scritto prima). Un autore originale si distingue nel COME affronta i cliché. Raccontami la stessa storia mille volte, raccontamela bene, e io la leggerò di nuovo.” (Rebecca Quasi)
“Quindi l’unica cosa che mi infastidisce in un romanzo è la banalità. In genere la banalità subentra quando si crea una storia piatta, senza profondità, ma se si affronta la scrittura con dedizione, passione, se si conosce il contesto in cui si ambienta la propria storia, se ci mettiamo il cuore, se viviamo sulla pelle i nostri romanzi, allora entra in gioco l’originalità che ognuno di noi si porta dentro. Ed ecco che allora i personaggi si appropriano di una personalità unica. E se anche sarà un duca nobile, dal passato oscuro, costretto a sposarsi  con una donna che non desidera, ma di cui poi si innamorerà perdutamente, sarà il duca dell’autrice X, e non sarà mai lo stesso di quello che compare nel romanzo dell’autrice Y.”(Stefania Bernardo)

E se alla fine la vera rivoluzione fosse quella di ribaltare i cliché?

“Ora, se questi sono cliché convalidati del romance è perché probabilmente il pubblico li vuole, altrimenti li avrebbe rigettati già da tempo. Tuttavia, se esistono non significa che occorra usarli per forza. Si può fare una scelta anarchica e, rispettando la storicità, scegliere personaggi alternativi. Se poi avranno un impatto minore, ebbene, è lo scotto da pagare per usare la propria discrezionalità nella scrittura: insomma, per scrivere come ci pare!”(Roberta Ciuffi)
“Ultimamente però mi piacciono i cliché al contrario: i cliché cattivi, si possono definire così? Mi piace un eroe cattivo, ma proprio cattivo (sarà perchè ho serissimi problemi a confrontarmi con la cattiveria nel mio mondo di stelline e cuoricini), che se ne freghi candidamente del prossimo, che si dia ai bagordi, che magari sia anche un po’, un filino, assassino sia pure per giusti motivi, violento ma necessariamente bello. E mi piace che lei non sia manco per scherzo questa donna forte e diversa da tutto il resto del mondo. Preferisco leggere di una uguale a tutte, che per qualcosa di banalissimo e stupefacente attira l’attenzione del cattivo.” (Pitti Duchamp)
“Io ho scritto un romanzo proprio basandomi sui cliché dei romance per poi ribaltarli punto su punto. Lui è il bello e dannato e senza scrupoli, lei è dolce e riservata salvo poi diventare fiera, indipendente e bellissima. Loro sarebbero fatti l’una per l’altro, ma… Ma siamo in un romance scritto da me che sono una bruttissima persona…” (Linda Lercari)
“Si può tentare di scrivere anche senza infilare in una storia mille cliché: esempio, stai scrivendo un Young Adult. Invece di creare un bulletto stronzetto, perché non dai vita aun nerd, bravo in matematica, lettore, sportivo, prossimo alla borsa di studio, che incontra la ragazza di una gang, teppistella? In fondo, anche i bravi ragazzi possono essere attratti da una bad girl.” (Giovanna Barbieri)
“Come autrice, i cliché li ho sempre capovolti al massimo. Società matriarcali, uomini oggetto, matrimoni dalle dinamiche singolari, popoli bisessuali, non mi sono fatta mancare nulla.” (Fernanda Romani)

E quali sono i vostri clichè?
No, non ditemelo o salteranno fuori altre 50 pagine!

Immagini (tranne quella di Fassbender, reperita nel web) da Pixabay-gratuite.

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Dalida Lorenzi

Dalida Lorenzi

Nell'attesa di arrivare viva a festeggiare quota 100, trascorro il mio tempo davanti ad uno schermo, che sia quello del pc (da Impiegata per necessità e da Grafica per hobby), della tv o del reader.
Cambierei volentieri il fiumiciattolo dietro casa con il Tamigi, ma devo accontentarmi di sublimare la mia passione per tutto quello che è british con l'aiuto di santa-subito BBC e consorelle.
Un sogno nel cassetto? Uscire dal cassetto!

2 Commenti

  1. Viviana Giorgi
    9 Luglio 2019 at 12:37 — Rispondi

    Mi sono divertita a leggere questo articolo che ben espone gli archetipi del romance, che sono anche le sue regole. Nel mio sito ho scritto un breve pezzo intitolato non a caso “Eroi da sballo”. Perché, in un modo o nell’altro, i protagonisti di un romance devono essere da sballo. Però, fra i miei eroi, il preferito rimane Ken Benton, personaggio presente in tutti i titoli della mia trilogia vittoriana: balbetta, non è figo, (ma sì, è molto ricco), ma è giusto e corretto nel suo rapporto con il mondo che lo circonda. Insomma, pur non essendo un duca (anche perché è americano) né un Brad Pitt, si trasforma poco per volta anche lui in un eroe da sballo.
    Uscire dagli stereotipi in un romance non solo è difficile, ma può diventare controproducente. Può lasciare in chi legge la sensazione di calcolo, cercato per stupire a ogni costo, l’etichetta sgradevole del “visto quanto sono bravo?”
    Al link trovate qualche esempio dei miei eroi da sballo:
    Un caro saluto
    Viviana
    http://www.vivianagiorgi.it/Eroi_da_sballo.htm

    • Babette Brown
      11 Luglio 2019 at 8:42 — Rispondi

      Concordo: maschi da sballo. Ricordo la sinossi di un tuo romanzo, dove lo ribadivi.

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