Buongiorno, Roberto. Due righe per presentarti?

Un caos vivente, folle e compensato; deraglio ma non esco mai di strada, e non so nemmeno io come possa riuscirci. Alla continua ricerca di qualche verità, sulla scrittura, sulla letteratura, sulla musica, sugli scacchi… su tutto ma non sull’esistenza. Nell’esistenza scorgo sempre una direzione e mai uno scopo. Lo scopo all’esistenza è l’illusione nascosta nella finzione dei romanzi.

Cominciamo con qualcosa di frivolo…

Piatto preferito?
Facile: tortellini in brodo di cappone, tagliatelle, bollito, risotto con i porcini, fiorentina, crostacei, ostriche, cozze, branzino, crema di patate con il tartufo, spaghetti alla carbonara, costolette di maiale in casseruola, costolette di maiale alla griglia, zuppa inglese, gelato al basilico, stinco, capesante lardellate, mortadella, risotto con gamberi e zafferano, sushi e sashimi di qualità, lumache, purè, cotechino artigianale, crostini con burro e alici del Cantabrico, stracotto, acciughe marinate, uova al tartufo, insalata con grana e Mazze da Tamburo, Porcini fritti, cotolette alla bolognese… ovviamente, separatamente.

Il libro che ti ha fatto ridere a crepapelle.
Il più grande uomo scimmia del Pleistocene. Ma anche Notturno Cileno, di Bolano. Quest’ultimo, non lo so il perché, ma dalla metà in poi mi ha fatto sbellicare.

Il film che ti ha fatto piangere disperatamente.
Mi spiace, non pervenuto. Ma Billy Elliot mi ha davvero emozionato.

Cartoni animati? Solo da bambino-ragazzino, oppure anche ora?
Anche ora, accidenti, da quando ho scoperto Peter Griffin!

Serie TV? Sì o no? E quali?
Mah, un sacco, per lavoro. “Per lavoro”, per me significa anche per divertimento. Perché creare storie è il mio mestiere ma anche il mio principale svago. Quindi, da Breaking Bad alla prima stagione di True Detective, o Life on Mars. In questi giorni naturalmente Monster. Ne ho viste e analizzate a centinaia.

Abbigliamento: comodo, classico, uomo in carriera?
Abbigliamento in linea. Ho scritto tre romanzi ambientati nel ’68, e quindi mentre scrivevo mi vestivo con capi di quegli anni. Ho appena terminato un romanzo che si svolge in una rocca, il proprietario è un uomo eccentrico, e mi sono comprato tre kimono originali giapponesi. Uno è in seta e ha oltre cento anni: azzurro sgargiante con grandi fiori rossi ricamati. Stavo così alla scrivania. Altrimenti mi vesto come mi piace e ritengo normale. Ma a giudicare dai commenti delle persone, a volte sono ritenuto eccentrico. Capita che quando entro nei negozi, per esempio, i commessi mi salutino in tutte le lingue possibili, tranne l’italiano. Lo trovo divertente, ma non lo faccio per farmi notare, io sono schivo di natura, decisamente evitante. Forse non frequento abbastanza il mondo reale, e quindi non riesco a comprendere cosa sia consono o vada di moda, e cosa no. Seguo i miei gusti, insomma.

Confessa: quale guilty pleasure nascondi accuratamente?
Guarda, se qualcosa mi piace non lo posso ritenere colpevole. Fatto salvo ovviamente desideri che possano nuocere ad altri (ma grazie al cielo di quelli non ne ho nemmeno uno. Nemmeno dopo una riunione condominiale, per capirci). Per cui non so che cosa risponderti. Sesso? Cibo, anche quando hai il colesterolo ai limiti? In che cosa dovrebbe consistere la vergogna? Non mi drogo, perché non ne sento il bisogno, e consumo poco alcol. Se qualcosa mi va, la faccio, e se capita il contesto giusto ne parlo liberamente, proprio perché non ci trovo niente di strano o riprovevole. Siamo esseri umani, santo cielo, e un giorno moriremo e tutto questo bel gioco finirà. Siamo sempre consapevoli di quanto la vita sia meravigliosa? Ma pensa a quanti passi indietro abbiamo fatto dall’emancipazione degli anni ’70! Non farmici pensare, questo sì che mi fa piangere disperatamente.

Passiamo alle cose serie…

Che genere scrivi?
Thriller. Noir. Gotico. Più serio di così…

Come scrivi? Penna e quaderno? Tecnologia a tutto spiano?
Tecnologia, più di quanto si possa immaginare. A volte anche indossando un visore 3D. Luci intermittenti, cuffie wireless: toni binaurali, musica a ipnotizzante. Un amico medico dice che mi creo schizofrenie sintetiche.

Quando scrivi? Sei un’allodola, o una civetta (non equivocare)?
Scrivo praticamente sempre. O scrivo, o studio, o penso a cosa scrivere e studiare.

Coinvolto sempre in quello che scrivi, oppure distaccato?
Completamente a mollo, fino al naso. Non esiste altro sistema. Per emozionare devi emozionarti.

Scaletta ferrea, o sturm und drang?
Scaletta ferrea, struttura ad atti, sceneggiatura, drammaturgia.

Metodico nella scrittura, oppure “quando-posso-non-so-se-posso”?
Scrivo per mestiere. E, comunque, resisto più sott’acqua che senza lavorare.

Pubblichi con una casa editrice (o più di una), oppure sei un self puro? O metà e metà?
Pubblico con Newton & Compton.

Chiudiamo con una domanda classica…

Progetti per il futuro?
Ho terminato e consegnato il terzo Cialdini, sto scrivendo la serie successiva e ho buttato giù il soggetto per il quarto episodio di Cialdini.
Poi, insegno scrittura creativa, faccio molti laboratori e collaboro con scuole e università, anche estere.

OoO

Copertina de "Il palazzo delle ombre". Sfondo: cielo notturno. In primo piano, un palazzo con una finestra illuminata. Dietro i vetri, un uomo.

Se fate clic QUI, troverete la trama e la mia recensione del nuovo thriller di Roberto Carboni, “Il palazzo delle ombre” (Newton Compton Editori).

Copertina: rielaborazione Canva di due immagini: foto di Annamaria Lucchese (di proprietà della stessa) e foto di Roberto Carboni (di proprietà dello stesso).