Al punto in cui siamo.
Sì, mi riferisco al mondo che ci troviamo a vivere, alle derive violente, ai venti di guerra, alla mancanza di empatia, al cyberbullismo, ai linguaggi d’odio, alle tifoserie più becere che dagli stadi sono tracimate in qualsiasi aspetto del vivere quotidiano.
Ma non dovevi parlarci di libri?
Sì. Chi scrive libri è profondamente immerso nella realtà. E dalla realtà trae spunti, suggestioni, idee. Converrai con me che, visto il panorama che ci circonda, è difficile riuscire a spremere qualcosa di buono. A meno che non si voglia scrivere il più oscuro, doloroso, turpe dei grimdark. Oppure no?
Spesso mi viene chiesto perché indulgo nelle storie fantasy, perché mi affaccio attraverso varchi dimensionali alla ricerca di mondi e creature dell’Altrove, quando il mio lavoro primario (quello con cui pago le bollette) mi porta a contatto con le trame complesse del vivere contemporaneo.
Testa di drago.
Spesso la domanda ne sottintende altre, più pressanti e giudicanti: “Perché non affronti le brutture del mondo? Sarai mica una vigliacca che non ha la forza di guardare in faccia la realtà? Preferisci il puro intrattenimento di storielle fantasiose, rinunciando al ruolo fondamentale cui ogni vero scrittore dovrebbe aspirare?”
Sai, me lo chiedo anch’io, a volte. Poi mi capita sotto gli occhi uno stralcio del discorso di accettazione del National Book Award che Ursula K. Le Guin ha pronunciato nel lontano 1986:
“Al punto in cui siamo, il realismo è forse il mezzo meno adatto per comprendere o dipingere le incredibili realtà della nostra esistenza. Uno scienziato che crea un mostro nel suo laboratorio; un bibliotecario nella biblioteca di Babele; un mago incapace di fare un incantesimo; un’astronave in difficoltà sulla via per Alfa Centauri: tutte queste possono essere metafore fedeli e profonde della condizione umana. Il narratore fantastico, sia che utilizzi gli archetipi antichi del mito e della leggenda, o quelli più recenti della scienza e della tecnologia, può parlare non meno seriamente di un sociologo, e in modo di gran lunga più diretto, della vita umana come è vissuta, come potrebbe essere vissuta, e come dovrebbe essere vissuta.”

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L’immagine del drago è stata inviata da Laura Costantini. Idem le due immagini rielaborate con Canva per creare la copertina dell’articolo.