Fernanda Romani consiglia “Anatomia del fantasy – leggere e scrivere fantasy in modo critico“, di Gloria Bernareggi e Sephira Riva (Lumien Editore).

Copertina del libro "Anatomia del fantasy". Un drago verde in evidenza.

Come ci si orienta nel labirinto dei sottogeneri fantasy? Come si naviga l’oceano del fantastico senza perdersi nella sua estensione, complessità e ricchezza di sfumature? Segui Gloria Bernareggi e Sephira Riva, critiche esperte e attente, in un percorso illuminante che ti aiuterà a comprendere cos’è davvero il fantasy. Impara a sfruttare l’abbondanza di possibilità che il genere ti mette a disposizione, sviscera i meccanismi che governano la narrativa fantastica e impara a usare gli strumenti per destrutturarla, comprenderla e ricostruirla.
Non aspettarti un semplice manuale di scrittura: quello che hai in mano è un vademecum critico al fantasy, in cui imparerai a decodificarne i segni e a tracciarli a tuo modo. Le autrici hanno saputo definire un sentiero in grado di ridare dignità al fantastico attraverso la riscoperta dei suoi antecedenti storici, temi e archetipi, in una titanica impresa di mappatura, analisi e contestualizzazione.
Un’opera magna che recupera e riorganizza ciò che è stato ed è il fantasy oggi, per mostrare come potrebbe essere quello di domani: attento, consapevole e virtuoso.

Gloria Bernareggi e Sephira Riva sono due autrici che si occupano di fantasy da molti anni e insieme gestiscono il blog MOEDISIA.EU che tratta di fantastico intersezionale, che auspica inclusività e storie che propongano considerazioni di natura politica, sociale, etica, filosofica, economica e ambientale.
Il lavoro enorme contenuto in questo saggio dimostra senza ombra di dubbio la loro competenza. Quasi 500 pagine di informazioni, analisi, titoli, esempi. Il fantasy viene sviscerato in ogni sua sfumatura, portando all’attenzione di chi legge anche la più piccola nicchia di sottogeneri e inserendo utili finestre con suggerimenti per chi scrive.
Un lavoro dove si è voluto usare un linguaggio inclusivo e si è prestata particolare attenzione alla rappresentazione delle diverse etnie e alle narrazioni tossiche.
Un testo esaustivo e interessante, che dà una versione completa del genere fantasy.
Si naviga tra i sottogeneri, si esaminano archetipi e stereotipi, si approfondiscono protagonisti e antagonisti. Si dispensano consigli e si offrono spiegazioni.
Un saggio che mancava nel mercato italiano. Acquistatelo QUI.

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Olivia Spencer consiglia “Non voglio mica la luna“, di Abby Jimenez (Newton Compton Editori).

Copertina del libro "Non voglio mica la luna". Fondo arancio, titolo bianco molto grande, due figure: un uomo e una donna.

The Happy Ever After Playlist.
Sloan Monroe è una giovane e talentuosa artista, che non riesce più a dare la giusta direzione alla sua vita. Fino a quando si trova a condividere un bizzarro viaggio in macchina con un cane scodinzolante, balzato all’improvviso sul sedile del passeggero. Dal momento in cui ha incrociato i suoi dolci occhi da cucciolo, Sloan si è sentita per la prima volta sicura di qualcosa. E Tucker, questo il nome riportato sul collare, è diventato presto una parte fondamentale delle sue giornate. Sono trascorse settimane da allora e, dopo decine di chiamate e messaggi senza risposta al numero sulla medaglietta, Jason, il proprietario di Tucker, si fa vivo. A quanto pare è un musicista, momentaneamente in tour in Australia. E dice di rivolere indietro il suo cane. Sloan, però, non ha la minima intenzione di consegnare Tucker a qualcuno che non è in grado di prendersene cura. Ma se le intenzioni di Jason fossero sincere? Messaggio dopo messaggio, la sfida a distanza per scoprire chi tra loro due merita di accudire Tucker potrebbe avere risvolti romantici del tutto inaspettati soprattutto quando si incontreranno di persona…
Un incontro inaspettato.
Due sconosciuti agli antipodi.
Un simpatico cagnolino che li farà innamorare.

Mi piacciono i romanzi rosa di Abby Jimenez, dove le storie si sviluppano attraverso dialoghi frizzanti e gli argomenti più delicati sono bilanciati da un quadro generale leggero, con l’aggiunta di un bel un tocco di humor.
Consiglio la lettura di tutti i suoi romanzi. Ma ce n’è uno che mi sta particolarmente a cuore: Non voglio mica la luna, il romanzo d’esordio dell’autrice, che, con humor e leggerezza, narra la storia di una ragazza rimasta vedova all’improvviso, e del disturbo da lutto persistente e complicato che lei ha sviluppato a seguito di quell’evento drammatico e del difficile percorso che le ha permesso di risalire. Acquistatelo QUI.

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Grazia Maria Francese consiglia “Un nome inventato – Sul filo dei ricordi“, di Silvana Sanna (Self-Publishing).

Copertina del libro "Un nome inventato". Sfondo campestre. In primo piano vecchia foto di famiglia.

Pubblicato qualche anno fa a puntate in formato ridotto col titolo “SUL FILO DEI RICORDI” da un noto settimanale femminile, e successivamente in volume nella stesura completa dall’Editore Miremi, il romanzo viene ora riproposto dall’autrice in formato ebook col titolo originale e corredato, in appendice, con alcune foto tratte dall’album di famiglia che ritraggono i veri personaggi della storia. E’ una piccola saga familiare che va dai primi anni del ‘900 fino ai nostri giorni e che narra le vicende di una famiglia di agricoltori. La storia è in gran parte autobiografica, Pinin e Giuseppe, quel Giuseppe preso all’orfanotrofio col “cognome inventato”, erano i nonni dell’autrice, e quasi tutti gli episodi narrati sono realmente accaduti. Ma, al di là degli avvenimenti, tra i quali trova spazio una grande e intensa storia d’amore, l’aspetto interessante del romanzo è da ricercare nella descrizione di una vita contadina ormai quasi scomparsa, nella quale molti lettori potrebbero trovare un’eco del proprio vissuto e un riscontro ai loro personali ricordi. La scrittura è volutamente “semplice e domestica”, come ama definirla l’autrice, mentre le vicende storiche del secolo scorso, prime tra tutte le due guerre, fanno da sfondo alla narrazione. Ecco il commento di una lettrice: “Un delizioso “Albero degli zoccoli” ambientato nelle campagne del basso Piemonte che si legge con grande piacere e che tocca le corde dell’anima. Un racconto semplice, tenero e coinvolgente nel quale il lettore riscopre quei sentimenti universali quali l’amore, la dignità, la fatica, la passione per il proprio lavoro che sono gli stessi in ogni tempo e in ogni luogo”.

Ho apprezzato questo bel romanzo (sempre che lo si possa chiamare così, visto che è una storia vera) prima di tutto per l’ambientazione. A noi expat viene nostalgia di casa, qualche volta, e il cascinale piemontese dove si svolge la vicenda somiglia molto a casa mia: stessa atmosfera conviviale, pur nel mutare delle epoche e delle situazioni. Stessa natura che abbraccia, insegna, richiede cure infinite e in cambio dà tantissimo.
Quello che più mi ha colpita però, è il modo in cui Silvana Sanna presenta i personaggi, che sono poi i membri della sua famiglia. Saltano fuori dalle pagine a tutto tondo, veri e credibili: sembra di vederli, di sentirli parlare. Acquistatelo QUI.

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Piera Nascimbene consiglia “Guida al giardinaggio campestre per un assassino in pensione“, di Naomi Kuttner (Self-Publishing).

Copertina del libro "Guida al giardinaggio campestre per un assassino in pensione". Titolo molto grande. Disegno di una porzione di facciata di una casa (porta, finestra, tavolino e due sedie). Sfondo crema.

Dante è arrivato nella piccola cittadina costiera di Te Kohe, in Nuova Zelanda, per ricominciare da capo. Ma non vuole aprire un B&B, né salvare un’incantevole libreria, né iniziare una relazione con una madre single da salvare. Vuole solo dimenticare la sua passata carriera (che includeva un sacco di cadaveri) e che tutti lo lascino in santa pace. Sfortunatamente per Dante, la vita ha altri piani…

Mi ha incuriosito il titolo e la cover mi è piaciuta particolarmente, (ha un suo perché); così ho iniziato a leggere questo romanzo di un’autrice neozelandese che non conoscevo.
Mi sono divertita, ma anche sono stata presa dalla storia che non è poi così leggera.
Il protagonista, Dante, è un assassino in pensione che da centoquattro giorni non ha più ucciso. Non è uno spietato killer, ma un ex agente del MI5 che a nemmeno quarant’anni si è ritirato dal servizio e ha comperato un villa d’epoca a Te Kohe, un piccolo paese in Nuova Zelanda.
Con la casa si ritrova anche un giovane giardiniere, Charlie, un gatto, una pianta che fiorisce ogni dieci anni, il fiore cadavere, a cui bisogna dare la giusta attenzione, un riccone rompiscatole e una signora sessantenne, Eleanor, con un passato che deve rimanere lì dove sta.
Un omicidio mette in moto Dante ed Eleanor anche perché sia lui che il giovane Charlie sono sospettati. Man mano che si procede nella lettura, la storia si fa sempre più interessante, a tratti divertente e a tratti strana, soprattutto quando Charlie confessa di vedere e parlare con i morti.
Il modo di scrivere dell’autrice è semplice, pulito. Buono l’approfondimento dei personaggi. L’ambiente è descritto in poche parole, ma che bastano a dare la giusta idea del luogo. La vena ironica e leggera arriva sempre al punto giusto della narrazione.
Io l’ho apprezzato e lo consiglio. Acquistatelo QUI.

Copertina dell’articolo: rielaborazione Canva di un’immagine free e delle copertine dei quattro libri recensiti.