Jack Manningham sta lentamente e deliberatamente facendo impazzire sua moglie Bella. Ci è quasi riuscito quando arriva un ex detective, Rough, che crede che Manningham sia un ladro e un assassino. Aiutato da Bella, Rough dimostra la vera identità di Manningham e alla fine Bella ottiene qualche momento di dolce vendetta per le sofferenze che le sono state inflitte.

Gaslighting è espressione/parola entrata nell’uso comune della nostra lingua allorché si allude alla manipolazione devastante messa in atto da un uomo per distruggere psicologicamente una donna.
Fa riferimento a comportamenti atti a demolire l’autostima della partner fino a farla dubitare della propria sanità mentale mentre, al contempo, le si fa il vuoto attorno per renderla sempre più impotente.
Un lungo giro di parole che trova l’origine del termine inglese (sintetico!) in una commedia noir del 1938 di Patrick Hamilton.
Un testo bellissimo, intenso, quasi “alla Hitchcock”, da cui sono stati anche tratte due versioni cinematografiche (1940 e 1944).
E tutto ruota attorno, appunto, a un fenomeno di intensità luminosa legato alla “gaslight” di una bella casa vittoriana londinese alla fine del XIX secolo, più precisamente fra il 1880 e il 1890.

Le copertine dei film tratti dal romanzo di Patrick Hamilton.

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Nell’articolo: locandine delle versioni cinematografiche del libro.

Copertina dell’articolo: rielaborazione Canva di due immagini: foto di Maria Concetta Distefano (di proprietà della stessa) e cover del libro recensito.