L’escursionismo è passione, felicità, forma di conoscenza e, oserei dire, terapia. Sarà che il funzionamento del nostro cervello resta quello di un cacciatore-raccoglitore, ma poche cose donano lo stesso senso di pienezza. E se vivo in città? Che sarà mai. Io vedo il Raccordo Anulare dalla finestra, ma persino nei pressi della Capitale ci sono mete splendide.

A un’ora o poco più da Roma, per esempio, c’è la zona tra Roccantica e Monte San Giovanni in Sabina che offre scenari dolci e aspri. Siamo nella provincia di Rieti d’altronde, amministrativamente nel Lazio solo dal 1927: i paesaggi che troverete sono quelli che vi aspettate dall’Abruzzo, dalle Marche, dall’Umbria… insomma, dal cuore verde d’Italia.
I punti di interesse in questa zona sono diversi, ve ne elenco alcuni consigliandovi di gettare sempre un occhio su Wikiloc – sito partecipativo di percorsi GPS – in cerca di ispirazione e di combinazioni “su misura” per godere al massimo del tragitto che si sceglie, in base alle ore di luce, al clima e anche a quel che vi va di fare.

Imperdibili, appena entrati nel territorio di Monte San Giovanni in Sabina, ci sono le Pozze del Diavolo. L’imbocco del breve sentiero che conduce lì è già evidente dalla strada e il percorso è adatto a tutti. Si guada e si costeggia il torrente Galatina per un breve tratto, segnalato dalle classiche bande di vernice bianche e rosse sui tronchi, finché, a sinistra, non si sente e poi si vede una splendida cascata che si tuffa in due pozze blu cobalto. Il diavolo si è accaparrato la loro onomastica per invidia del paradiso, non ho dubbi.

Le pozze del Diavolo.

Dall’altro lato della strada, sempre ben in vista, c’è l’ingresso al sentiero che conduce all’Eremo di San Michele. È una grotta che fu consacrata da Papa Silvestro I nel IV secolo, ma che già prima era luogo di culto dell’antica dea Vacuna. L’eremo affaccia su una falesia dove si pratica anche arrampicata libera. Di fatto ci si allena l’Uomo Ragno.

San Michele a sinistra; Monte Pizzuto a destra.

Per i camminatori più vicini alla capra che all’aracnide, c’è la possibilità di salire sul Monte Pizzuto e ammirare il panorama da 1298 metri di altezza. Infatti, prima di svoltare per l’eremo, sempre sulla destra dando le spalle alla strada e comunque all’altezza dell’unico slargo, c’è un bastone piantato in verticale con le due bande segna-sentiero dipinte. L’imbocco del percorso che ci interessa non è esattamente lì, ma pochi passi più su… attraverso un roveto. Superato questo simpatico assembramento di arbusti scorbutici, si inizia la salita tra rocce e boschi, sempre segnalata dalle strisce di vernice sui sassi e sui tronchi degli alberi. Quando si arriva nei pressi della cima, gradualmente la segnalazione classica lascia il posto agli “omini”, i mucchi di sassi per marcare la via. Se ti senti smarrita, non è un uomo saldo come roccia che vuoi incontrare, ma un omino di pietre.

Salita al Monte Pizzuto.

Il panorama da monte Pizzuto è sensazionale e merita la fatica della salita. Il silenzio e il vento dominano su un mare di monti intorno e, più a ovest, se il tempo permette, si vede proprio il mare. È un posto dove immergersi nella pace vibrante delle altezze e assaporare la felicità di essere al mondo.

Fioritura sul Monte Pizzuto.

Si può quindi proseguire per Valle Gemini e per il Monte Tancia, scendendo all’altezza dell’omonima osteria, un casale ristrutturato, con parcheggio e ristoro. Peraltro, ai lati della strada tra le Pozze del Diavolo e l’Osteria del Tancia, sono presenti alcuni dei pannelli che compongono il Museo diffuso della Resistenza. Il 7 aprile del 1944 infatti fu giorno di sangue e crudeltà per la popolazione della zona.

Il Museo Diffuso della Resistenza nella Sabina.

Partendo da Roccantica si può godere di un percorso più semplice, se si decide di evitare una destinazione “aliena” come la dolina del Revotano.

Roccantica.

A parte il borgo delizioso, che merita una passeggiata, prendendo il sentiero ai piedi del paese si giunge facilmente all’eremo di San Leonardo, dopo aver passato i resti di un mulino medievale le cui macine sfruttavano la forza del torrente Galatina. L’eremo è visitabile, risale all’VIII secolo e ospita degli affreschi del XV secolo.

Eremo di san Leonardo.

A questa altezza c’è un altro sentiero che collega l’eremo di San Leonardo con quello di San Michele e con la zona del Tancia.
In alternativa, si può invece oltrepassare il torrente all’altezza del mulino medievale e imboccare il percorso che conduce alla dolina carsica del Revotano.

Il Revotano.

Per scendere all’interno di questo “buco” bisogna aiutarsi con la corda già presente, risalire sarà faticoso ma è un’esperienza indimenticabile. In fondo alla dolina tutto, dagli alberi ai massi, è ricoperto di muschio verdissimo e lussureggiante. Non stupirebbe un incontro con Galadriel.
La dolina prende il nome dall’amabile minaccia delle mie nonne: te revóteco. Ossia ti rivolto, ti ribalto, ti rigiro. Di fatto, lì il mondo è a testa in giù.

Il Revotano (2).

Infine, due suggerimenti.
Primo: chi non usa le bacchette e gli scarponi per sembrare un escursionista atletico, è un escursionista che la sera, se gli va bene, avrà male alla schiena e ai piedi. Non facciamo una gara, ma un percorso, non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno. Cambiare strada o tornare indietro non sono sconfitte, ma semplici opzioni.
Secondo: Wikiloc, con le sue tracce GPS e le sue foto, è un ottimo alleato, ma non deve dettare legge. È giusto calcolare sempre il tempo per scattare foto, mangiare un panino o per cercare quell’arbusto abbastanza folto che… ci siamo capiti, no?
Come diciamo noi scout – se lo sei davvero una volta, lo resti per sempre – “uno zaino sulle spalle ti rende libero e felice”. Io non faccio che trovare conferma a questo adagio, da una vita.
Buona strada!

Link utili:

WIKILOK

ROCCANTICA

MONTE SAN GIOVANNI

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Sonia Morganti si presenta: Ho l’età di Capitan Harlock e più vite dei gatti. Sono un’impiegata con un cassetto pieno di sogni in disordine, vesto maniche arrotolate perché non mi spaventa la fatica e mi agghindo di entusiasmo.
Amo il trekking, l’astronomia e l’archeologia. Mi sono occupata per anni di strutture ricettive, valorizzazione del territorio e amo organizzare viaggi tematici. Al momento mi diverto come segretaria di un pugno di scienziati pazzi che non si scandalizzano se faccio la “scarpetta”. Sono anche laureata in giurisprudenza, ma la giurisprudenza fa finta di non saperlo.
Sono così impegnata a vivere il presente, che quando scrivo mi tuffo nel passato o nel futuro. Al momento ho pubblicato cinque romanzi, “Calpurnia, l’ombra di Cesare” nel 2015  e “Far West” nel 2017,  “Patres” nel 2018 , “Il magnifico perdente” nel 2019 e “Costanza Sicanie Regina” nel 2020. Prima e unica pubblicazione indipendente, Costanza ha fatto incetta di premi e lettori: è una vera Aragona, orgogliosa e testarda, non c’è che dire. Quanto all’insieme dei testi, non vi stupiscano le date: quando un libro esce, ci sono dietro almeno 4 anni di lavoro. I tempi editoriali sono quelli, almeno i miei.
Un mio racconto appare anche nell’antologia del 2009 “Parole in corsa”, visto che con “Storia di un conducente” mi sono classificata seconda al premio indetto annualmente dall’Atac di Roma. Ho vinto un orologio, compagnia mentre aspetto il bus alla fermata, uno dei luoghi di lettura dove spendo più tempo. Sono stata finalista alla XX edizione del premio Gozzano e ho reso disponibile on-line il racconto “brevissimo ma intenso” con cui ho partecipato, che si intitola “Il colore dell’anima” ed è stato il primo passo di un progetto non solo narrativo, di cui voglio trattenere i diritti. Sul suo filone, nell’antologia di Historica Edizioni, nel 2021 è apparso “Biancofiore e lo Sposo prescelto”.
Ho scritto per due anni sul periodico digitale “Greenious”, occupandomi prima di cultura e spettacolo, poi di politiche ambientali, e un anno su “Storia e Leggenda”. Collaboro con il collettivo Bella Scrittura Servizi Editoriali: con la mia sociamica Francesca Giovannetti mettiamo il mondo in corsivo.  Sul mio blog invece parlo di libri e avventure, perché ogni libro è un viaggio e spesso dietro a un romanzo ci sono infiniti viaggi, fatti fisicamente o mentalmente, con la fantasia o con lo studio. D’altronde  leggo tantissimo, scrivo poco e con metodo ma bloggo con pigrizia perché vivo con impegno.
QUI trovate i miei libri.