Il ritorno di Sandokan sul piccolo schermo ha portato con sé non solo il fascino della celebre “Tigre della Malesia”, ma anche un viaggio visivo sorprendente attraverso alcune delle zone più belle d’Italia.
La nuova produzione ha scelto ambientazioni capaci di evocare il Borneo coloniale pur restando entro i confini italiani, mescolando natura, architetture suggestive e tecnologia all’avanguardia.

Metà muso di tigre; metà viso di Sandokan (Cal Yaman).

Calabria: il cuore “tropicale” della serie
La parte più consistente delle riprese è avvenuta in Calabria, trasformata per l’occasione in un esotico scenario malese. Le sue coste frastagliate, la luce intensa e i colori del mare hanno offerto un palcoscenico naturale perfetto.
Tropea — Le sue scogliere e il mare trasparente sono state utilizzate per molte scene in esterni.
Capo Vaticano — Qui sono state realizzate diverse sequenze “tropicali” ambientate nel Borneo.
Le Castella — Il castello aragonese e le baie circostanti hanno dato vita ad alcune delle ambientazioni costiere più spettacolari.
Gizzeria e Lamezia Terme — In quest’area è stata ricostruita la colonia inglese di Labuan: strade, edifici e scorci d’epoca creati appositamente per la serie.
La Calabria, insomma, diventa una vera protagonista, regalando atmosfere luminose, selvagge e perfette per un’immersione avventurosa.

Toscana: il fascino moresco del Castello di Sammezzano
Un’altra location amatissima dalla produzione è stato il Castello di Sammezzano, nei pressi di Reggello (Firenze).
Il suo stile moresco, i colori vivaci e le sale fiabesche hanno permesso di creare ambientazioni esotiche senza ricorrere a set digitali.
Le geometrie orientali e gli ambienti riccamente decorati hanno offerto un contrasto visivo potente rispetto agli esterni calabresi, donando al racconto un’aria quasi fiabesca.

Lazio: tecnologia, scenografie e mare “virtuale”
Per le scene più complesse sono stati utilizzati gli studi di Formello, dove un enorme LED wall a 360° ha permesso di ricreare:
tempeste,
panorami marini,
navigazioni,
e altre sequenze che sarebbe stato difficile, o rischioso, girare in mare aperto.
Questa tecnologia, già usata a livello internazionale nelle serie più moderne, ha dato a Sandokan un’impronta visiva potente e moderna, rendendo il prodotto molto più flessibile e spettacolare.

Un viaggio “in Asia”, restando in Italia
Pur essendo ambientata nel Borneo coloniale, la serie ha costruito un mondo credibile grazie a un equilibrio perfetto tra:
paesaggi naturali italiani,
edifici storici,
ricostruzioni artigianali,
tecnologia digitale.
Il risultato è un’avventura dal sapore esotico ma profondamente legata al territorio italiano, che brilla in ogni episodio.

Dalle interviste ufficiali ai produttori e agli articoli tecnici sul set viene fuori questo quadro:
·       Circa il 90% della serie è stato girato in Italia.
Lo dice esplicitamente Valerio Fiorespino (Fremantle): il grosso delle riprese è tra Calabria, Lazio (studi di Formello e zone limitrofe) e Toscana (Castello di Sammezzano).
·       Una parte è stata girata davvero all’estero, ma come “integrazione”: vengono citate Thailandia e Isola di Réunion, vicino al Madagascar, per alcune scene di mare e ambientazioni tropicali più ampie.
·       Il mare e molti paesaggi “esotici” sono un mix di:
o   riprese reali (Calabria dall’alto, Thailandia, Réunion),
o   set fisici (navi costruite in studio, ricostruzione di Labuan a Lamezia Terme),
o   virtual production: un enorme LED wall di circa 300 m² a 360° negli studi Lux Vide di Formello, dove venivano proiettati mari, cieli, coste, giungle ecc., combinati con CGI (computer graphics) e realtà aumentata.

Fonti: Claudia Cabrini, Italy for Movies, Wikipedia, Libero, Wired Italia, Calabria Film Commission.

Immagini: elaborazioni Canva di materiale web (Fremantle).