C’è un momento, nella vita di molti lettori, in cui succede qualcosa di curioso: si torna indietro.
Dopo anni passati a cercare libri nuovi, storie diverse, autori da scoprire, capita di riprendere in mano un romanzo già letto. Non per mancanza di idee, ma per una ragione molto semplice: alcuni libri meritano una seconda lettura.
La rilettura non è una ripetizione.
È un incontro diverso con la stessa storia.
La prima volta leggiamo per scoprire cosa succede. Seguiamo la trama, i personaggi, il ritmo del racconto. La curiosità ci guida pagina dopo pagina.
La seconda volta, invece, accade qualcosa di più sottile.
Conosciamo già il percorso e possiamo fermarci a osservare meglio il paesaggio: una frase che non avevamo notato, una sfumatura nei dialoghi, un personaggio che alla prima lettura era rimasto in ombra.
E poi c’è un altro elemento: noi stessi cambiamo.
Gli anni passano, si accumulano esperienze, si guardano le cose con occhi diversi. Così un libro letto a vent’anni non è lo stesso libro letto a quaranta, o a sessanta. Le parole sono identiche, ma il lettore è cambiato.
Per questo alcune riletture diventano momenti memorabili.
Nel mio caso, ricordo benissimo la prima volta in cui mi accadde da adulta.
Il libro era Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen.
Lo presi con una certa curiosità rispettosa. È un classico, ne parlano tutti — pensai — andiamo a vedere.
Questo accadde molti, ma molti anni fa. Ero giovane. Diciamo pure Paleolitico Superiore.
Cominciai a leggere e rimasi subito sorpresa, poi affascinata, e infine completamente conquistata.
Arrivai all’ultima pagina e successe una cosa che a volte capita ai lettori: chiusi il libro… e lo riaprii.
Subito.
Senza pausa, senza interruzione.
Era tardi, molto tardi. La sera stava finendo e il mattino successivo mi aspettava una giornata piuttosto impegnativa. Ma non riuscii a resistere: ricominciai da capo.
Lessi di nuovo tutto il romanzo, fermandomi ogni tanto solo per tenere il libro fra le mani, quasi a coccolarlo come qualcosa di caro e prezioso.
Mi è capitato altre volte di rileggere un libro subito dopo averlo finito.
Ma quella fu la mia prima vera rilettura da adulta.
Salgari e Kipling appartenevano a un’altra stagione della vita: l’infanzia e l’adolescenza, quando i libri amati si custodiscono come piccoli tesori e si rileggono naturalmente, senza nemmeno pensarci.
Da adulti, invece, rileggere è una scelta.
Ed è una scelta che dice molto del rapporto che abbiamo con i libri.
Perché tornare a una storia significa riconoscere che alcuni romanzi non finiscono davvero quando chiudiamo l’ultima pagina. Restano con noi, silenziosi, in attesa del momento in cui decideremo di riaprirli.
E quando lo facciamo, spesso scopriamo che quel libro è rimasto lo stesso.
Ma noi non siamo più gli stessi lettori.
P.S. Orgoglio e pregiudizio è uno di quei libri che ritornano periodicamente nella mia vita. Una volta all’anno, con un rito che prevede tè e biscotti (vorrei i tramezzini al crescione, ma non li so fare. Dovrò chiedere a Federica Soprani e Monia Zanetti), mi sistemo sul divano e leggo. Comincio nel tardo pomeriggio e vado avanti finché non ho terminato la lettura, il tè e i biscotti.
Copertina creata con ChatGPT
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