Lettrici e lettori vorrebbero sapere come “nascono le storie”; ne ho scritte tante e ancora non so dare una risposta assoluta, ma spesso l’origine è una domanda: “Come una persona è diventata quella che è?”
Forse altri non se lo chiedono, ma per me è domanda ricorrente soprattutto di fronte a chi si macchia di crimini orrendi o ha comportamenti che non capisco.
Non ritengo compito dello scrittore fornire risposte, ma porre domande sugli abissi del cuore e della mente umana è di certo un corretto territorio di lavoro per chi scrive noir.
E così è nato il settimo romanzo della serie Maritano Ardini, Il silenzio dei morti. Ho provato a immaginare come si diventa “mostro” e se la trasformazione è totale o resta ancora una modesta traccia di innocenza.
A questo si intreccia un altro problema: non riesco a staccarmi dai personaggi, alcuni mi restano dentro e chiedono di parlare ancora.
Avevo concluso il sesto della serie, Sangue dal passato: Ardini e Maritano avevano individuato un elemento importante di una rete di pedofili che come guadagno extra forniva organi di ricambio.
Ecco, questa sarebbe stata la persona giusta da mettere in campo; ne avrei studiato il passato per scoprire se era sempre stata “mostro”, o lo era diventata e per quale motivo.
Quindi, un’indagine sul passato.
Se hai un’idea forte il modo per metterla in scena lo trovi, è soltanto mestiere. Una donna in isolamento rischia di morire, un medico attento nota un’incongruenza in una cartella clinica e la segnala al vicequestore Ardini che si chiede se c’è stato uno scambio di identità. Scambio che avrebbe richiesto la complicità di persone di potere; quindi, sarebbe stata un’indagine anomala per non rischiare di allertare chi non doveva sapere.
Ardini può fidarsi soltanto di Maritano e per ottenere la sua collaborazione fa un patto: quando si saprà la verità sulla donna in isolamento lui le dirà perché anni prima non l’ha difesa dall’accusa di essere una visionaria.
Verità per verità.
È il settimo romanzo della coppia Maritano-Ardini; in realtà i sette romanzi sono puntate di un’unica storia. Pur leggibili autonomamente perché autoconclusivi, alcuni temi si dipanano da uno all’altro.
Forse il tema dell’intero ciclo Maritano Ardini è quella domanda “Come siamo diventati quello che siamo?”
Nessun ricordo muore, il primo, presenta i personaggi. Fra Tea e Marco c’è un conflitto irrisolto e risalente al loro passato comune, entrambi sono chiusi agli altri e vivono evitando ogni rapporto umano non indispensabile. Si allude a ferite di entrambi, anche a ferite che si sono inferti a vicenda. Entra in scena una bambina, Paola, dal passato oscuro e complicato, che si infiltra nelle loro vite.
Quale era stata la reazione delle lettrici? Ardini è odioso.
Ma io sapevo che dietro il suo comportamento c’era un motivo.
Ho scritto Vittime e delitti, primo passo per la comprensione del personaggio. Ho introdotto sia il tema della pedofilia, da cui è ossessionato, sia quella che nel romanzo successivo sarebbe diventata una traccia fondamentale. E, intanto, la presenza di Paola comincia a rendere meno chiusi entrambi.
Nel terzo, Le porte della notte, Ardini scopre il proprio passato che aveva rimosso. Fondamentale è la collaborazione di Tea.
E siamo al quarto, Un posto per morire. L’adozione di Paola e il suo allontanamento è per Teresa un motivo di sofferenza e di incertezza. Muore in circostanze dubbie il suo ex marito, Alberto, lo stesso che all’inizio del primo romanzo aveva scritto TROIA sulla serranda del suo bar: era stato Ardini a fornirle le prove. In scena è il passato di Teresa, soprattutto il pessimo rapporto con il padre che avrebbe voluto come figlio non lei ma Alberto.
Proprio il rapporto padre-figlia è il nucleo del quinto, Appuntamento mortale. Ardini non è il padre di Paola, ma si comporta da “padre vero” e la ragazzina lo vorrebbe come padre. Tema anticipato nel romanzo precedente dove uno dei protagonisti era il padre di Teresa.
Nel sesto, Sangue dal passato, Ardini propone a Maritano di vivere insieme, anche di sposarsi, per adottare Paola, ma Maritano è dubbiosa, deve sapere perché anni prima quando lei aveva accusato alcuni colleghi lui non l’aveva difesa. E Ardini tace. Una nuova indagine ha la precedenza: finalmente Marco riesce a individuare una estesa rete di pedofili a cui già si era avvicinato (Vittime e delitti) e a catturare alcuni responsabili.
E ore, nel settimo e ultimo, Il silenzio dei morti, Ardini riuscirà a ottenere quello per cui ha lottato per anni: trovare il capo dell’organizzazione. Ha raggiunto quello che credeva lo scopo della sua vita, ma ora vuole altro. E Maritano saprà perché allora non era stata difesa e dovrà decidere per il suo, no, per il futuro di tutti e tre.
Ma… in Sangue dal passato era tornata una figura legata al passato di Paola, una persona che torna nel settimo. Una nuova variabile che sconvolge ancora le carte.
Sì, in tutti i romanzi, oltre all’indagine, si ripresentano alcuni temi: dall’abuso di minori al rapporto padri e figli o madri e figlie. Fra vittime e colpevoli.
Ritornano personaggi e oggetti simbolici come le incisioni che rappresentano rose o peonie, tanti luoghi con doppio accesso, forse perché più d’una è la via che porta alla verità.
In molti è importante la pittura, la mia vera passione che ho passato a Marco.
Alcuni luoghi si ripresentano: senza dubbio il bar di Teresa Maritano in piazza Manzoni, l’appartamento di Marco Ardini a Quinto subito a ponente della spiaggia di Bagnara. In nessuno è detto dove abita Teresa; quindi, non cercate!
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