Non me ne vogliano le amiche e gli amici che scrivono, ma ho immaginato (Marcus ha provveduto alla copertina, dopo aver riso a crepapelle) di essere una scrittrice alle prese con la bestia nera, anzi, nerissima: IL BLOCCO CREATIVO.
Ore 8.30.
Mi siedo alla scrivania con l’aria di chi oggi scriverà un capolavoro.
Accendo il computer.
Apro Word.
Guardo la pagina bianca.
La pagina bianca guarda me.
Siamo già ai ferri corti.
Dopo cinque minuti decido che, prima di iniziare, sarebbe opportuno bere un bicchiere d’acqua. Gli scrittori devono essere idratati.
Torno.
La pagina è ancora bianca.
Lei non si è mossa.
Io nemmeno.
Allora penso che forse la stanza è un po’ in disordine. Come posso pretendere di scrivere se la penna non è perfettamente allineata al quaderno? Riordino la scrivania con la precisione di un neurochirurgo.
Niente.
La pagina continua a fissarmi con quell’aria di superiorità.
A questo punto il blocco creativo prende forma.
Lo immagino seduto sulla libreria.
Ha le gambe accavallate, mangia patatine e mi osserva divertito.
«Allora?»
«Adesso scrivo.»
«Certo.»
«Ho un’idea.»
«Vediamo.»
Apro un nuovo documento.
Scrivo il titolo.
Lo cancello.
Ne scrivo un altro.
Anche questo sparisce.
Il blocco creativo applaude piano.
Decido che forse il problema è il computer.
Prendo il quaderno.
La penna.
Scrivo la data.
Mi fermo.
Il blocco creativo si è trasferito sulla scrivania. Continua a mangiare patatine.
«Non ti sembra di esagerare?» gli chiedo.
Lui scrolla le spalle.
«Io? Sei tu che da venti minuti stai scegliendo il carattere.»
Ha ragione.
Cambio Garamond con Georgia.
Poi torno a Garamond.
Naturalmente.
A questo punto mi convinco che il cervello abbia bisogno di zuccheri.
Vado in cucina.
Torno con un tè.
Poi penso che, insieme al tè, starebbe bene un biscotto.
Anzi due.
Anzi, visto che sono già lì…
Quando rientro nello studio, la gatta occupa la sedia.
La cagnolina occupa il tappeto.
Il blocco creativo occupa ancora la mia testa.
Sono ufficialmente in minoranza.
Ed è proprio in quel momento che succede qualcosa di strano.
Smetto di inseguire l’idea perfetta.
Comincio a scrivere una frase qualsiasi.
Poi un’altra.
Poi un’altra ancora.
Scopro, con enorme stupore, che il blocco creativo sbuffa.
Si alza.
Butta il sacchetto delle patatine.
E se ne va.
Perché il blocco creativo ha un grande difetto.
Ama gli scrittori immobili.
Quelli che aspettano l’ispirazione come si aspetta il treno delle 8.17.
Detesta, invece, chi scrive anche male, anche piano, anche con mille dubbi.
Perché, mentre noi siamo convinti di non combinare niente, le parole, zitte zitte, cominciano a fare il loro mestiere.
E il blocco creativo?
Quello probabilmente è già seduto sulla scrivania di qualche altro autore.
Con un nuovo sacchetto di patatine.
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