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Recensione: Il mio sole d’inverno, di Marta Savarino

Catelyn ha 35 anni e gestisce tra mille difficoltà l’albergo di famiglia nelle Highlands scozzesi. Ha avuto due figli da Mark, un chitarrista rock tanto sexy quanto violento, che l’ha abbandonata ormai da cinque anni portandole via tutti i risparmi. Quando Cat sembra aver ritrovato l’equilibrio, il passato torna inaspettatamente a tormentarla: Mark è arrivato in concerto a Edimburgo e le chiede di vederla. Cosa vuole da lei quel farabutto, dopo tanti anni di silenzio? Cat entra in un turbine di sentimenti contrastanti. E, come se non bastasse, nella sua vita è entrato anche Logan: il babysitter dei suoi figli. È un ventottenne mozzafiato, insegnante in una scuola privata, e Colin e il piccolo James lo adorano. La donna prova a respingere l’attrazione nei suoi confronti ma non ne rifiuta l’amicizia: così accetta che Logan l’accompagni all’appuntamento con Mark che tanto la preoccupa.
Sempre più consapevole della natura dei due uomini e incoraggiata dalle amiche a lasciarsi andare, Cat chi vorrà accanto per scaldarle il cuore nel gelido inverno scozzese?

Titolo: Il mio sole d’inverno (Cuori nelle Highlands Vol. 3)
Autrice: Marta Savarino.
Genere: Romance Contemporaneo.
Editore: Amazon Publishing.
Prezzo: euro 3,99 (eBook) – euro 9,99 (cartaceo)

Deve essere la maledizione del terzo volume (letto senza aver letto i primi due), fatto sta che ho concluso questo libro già da diversi giorni e sono ancora qui a chiedermi come spiegare perché la storia non mi ha preso.

Non è la mancata empatia con la protagonista, una donna che a 35 anni ancora non riesce a scrollarsi di dosso l’infatuazione per un uomo che le ha rovinato la vita lasciandola senza un centesimo e con due figli piccoli, e non è nemmeno la forzata ambientazione in Scozia, che torna alla mente solo quando viene buttato lì un riferimento geografico mentre la storia sarebbe andata benissimo ovunque l’inverno porti abbastanza neve.

È tutta l’atmosfera che non cattura, e a mio avviso il vero tallone d’Achille è lo stile. Pulito, ma eccessivamente didascalico, sterilizza ogni emozione. Le descrizioni e le battute dei personaggi suonano solo come un elenco di frasi, sicuramente corrette, ma che non riescono a trascinare e coinvolgere il lettore. Se non bastasse, a complicare la fluidità della lettura ci si mette anche l’uso del POV che parte alternato e finisce a sbilanciarsi troppo verso la protagonista femminile, creando così qualche difficoltà quando, dopo pagine e pagine narrati da ‘lei’ di colpo ci si trova a seguire il pensiero di ‘lui’.

Chiudo con un dubbio rimasto irrisolto: il vezzo di iniziare i capitoli indicando con metodicità giorno, mese, anno e persino giorno della settimana aveva uno scopo? E quale? Il libro non è strutturato come un diario, quindi sapere esattamente quale giorno del calendario sia cosa aggiunge alla storia? Onestamente non l’ho capito, e anzi, personalmente mi ha sconcertato essere costretta a notare che tutta la vicenda si svolge in appena dodici giorni. Non avere l’assillo del tempo avrebbe giovato alla lettura? Chissà.

Voto: 3 stelle.

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Dalida Lorenzi

Dalida Lorenzi

Nell'attesa di arrivare viva a festeggiare quota 100, trascorro il mio tempo davanti ad uno schermo, che sia quello del pc (da Impiegata per necessità e da Grafica per hobby), della tv o del reader.
Cambierei volentieri il fiumiciattolo dietro casa con il Tamigi, ma devo accontentarmi di sublimare la mia passione per tutto quello che è british con l'aiuto di santa-subito BBC e consorelle.
Un sogno nel cassetto? Uscire dal cassetto!

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