Il grande regista de “Le verità spezzate”, Manlio Parrini, ha deciso di tornare dietro la macchina da presa. Celebrato da pubblico e critica, all’apice del successo aveva abbandonato il cinema perché gli sembrava “un posto senza verità”. Ma ora, superati i settant’anni, ha in testa una storia speciale: un film su Augusto De Angelis, pioniere del giallo italiano negli anni Trenta. La morte violenta di Augusto De Angelis – un uomo libero senza libertà – è, per il Maestro Parrini, un caso irrisolto, che puzza di ingiustizia e ottusa censura fascista e che oggi più che mai deve essere raccontato. Ma proprio quando il regista ha trovato un produttore per il suo progetto e avviato la stesura della sceneggiatura insieme all’amica e complice Sara De Viesti, un altro giallo irrompe nella sua vita: l’omicidio dell’anziana vedova Bastoni, proprietaria della villa adiacente a casa sua. La stampa, avida di notizie, si getta sul caso e gli inquirenti si muovono tra mille ostacoli e condizionamenti, e anche Parrini si sente attratto da questo omicidio, che gli ricorda un delitto d’altri tempi, di quelli usciti dalla penna del suo Augusto De Angelis. Un giallo di ieri che contiene un giallo di oggi, legati a doppio filo da una riflessione sui condizionamenti che tutti subiamo, sui limiti delle nostre libertà, così spesso spezzate.
Titolo: Le verità spezzate.
Autore: Alessandro Robecchi.
Genere: Giallo.
Serie: autoconclusivo.
Editore: Rizzoli.
Prezzo: euro 9,99 (eBook); euro 15,20 (copertina flessibile).
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Il romanzo intreccia due trame. La trama principale vede il regista Manlio Parrini decidere, dopo vent’anni di inattività, di girare un film su Augusto De Angelis (giornalista e scrittore sotto il fascismo, morto in circostanze misteriose per un pestaggio squadrista) e indagare quindi il passato dello scrittore tra censura, compromessi e desiderio di libertà. Nel presente, in una villa accanto a quella del regista, viene commesso un omicidio (una ricchissima vedova), e Parrini, suo malgrado, si trova coinvolto nelle indagini. Il libro alterna quindi un piano storico (gli anni Trenta/Quaranta, con De Angelis) e un piano contemporaneo, mettendo a confronto le libertà politiche e culturali del passato e del presente e i limiti che l’arte incontra… sempre (!) seppure con scopi e modalità diversi. La libertà, la censura, il potere e il compromesso artistico compaiono come veri protagonisti sullo sfondo di una Milano di ieri (anni Trenta/Quaranta, appunto) e di oggi. Lo stile è sobrio, elegante, ironico nei dialoghi. La struttura narrativa stratificata, l’ “indagine nell’indagine” e l’intreccio di tempi e storie rendono il romanzo molto profondo e godibile dalla prima all’ultima parola. P.S. E mi ha pure fatto venir voglia di leggere De Angelis col suo commissario De Vincenzi, molto molto maigrettiano.
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La copertina è la rielaborazione Canva di due immagini: una fotografia di Maria Concetta Distefano (di proprietà della stessa) e la cover del libro recensito.
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