Pensieri sparsi

Le recensioni a una stellina

Per gli autori – Come reagite alla recensione monostellina?
Per i lettori – La recensione monostellina incide sulla vostra decisione di acquistare il libro?

Ne abbiamo parlato un po’ di tempo fa, durante uno dei soliti mercoledì dedicati a qualche argomento legato alla scrittura e alla lettura. Ne è scaturito un articolo lunghissimo (mettetevi sul divano e digerite il pranzo del Primo dell’Anno): confessioni, racconti, contumelie… Una macedonia, insomma (dai, la frutta fa bene!).

Tanti auguri! Che non ci sia mai una recensione monostella nel vostro 2018!

RAFFAELLA V. POGGI

Recensioni a una stella? Ne ho così tante da illuminare a giorno perchè brillano di più, sono come supernovae. Che faccio? Me le tengo: il cliente ha sempre ragione, così almeno mi diceva mia nonna, da buona commerciante. Hanno speso tempo e denaro per me, quindi ringrazio e mi dispiace per loro, che non hanno apprezzato. Mai nessuno ha criticato il mio italiano, per cui è una questione di gusti: se non piaccio, più di tanto non si può fare. Prendo atto e vado avanti per il mio cammino illuminato da monostelle.

 

ROBERTA CIUFFI

Recensioni monostellina? Le odio, semplicemente. E non ditemi che ci si trova qualcosa da imparare, perché se una qualche autrice pensasse che un suo lavoro valga davvero una stellina – o anche meno, ma come dicono alcune, contrariate, non si può… – non lo pubblicherebbe. E dirò di più: odio qualunque recensione o opinione negativa, non importa quanto costruttiva. Non replico, ma sono veleno per le mie ferite. In un telefilm qualcuno disse che gli scrittori sono brutta gente, dotata di un ego smisurato. Non ho mai misurato il mio, ma sono sicura che non apprezza le critiche!

MIRIAM FORMENTI

Purtroppo le recensioni negative non mi scivolano addosso. Anch’io, come Roberta, provo dolore. E poi non sopporto il sarcasmo. Una lettrice, riferendosi a un mio racconto, si domandava se per caso fossi un’amante degli alberi e per questo non volessi consumare fogli. Ma dai! Tuttavia non sono così presuntuosa da pensare che tutto quello che scrivo possa entrare a far parte della rosa speciale dei capolavori. Trovo anche che chi vuole criticare in negativo lo debba fare, io stessa non amo sempre i libri che leggo. Penso, tuttavia, che ci vorrebbe comunque una certa attenzione perché feriscono, e le poche stelline affossano un libro.

Nell’ordine non sopporto:

HO IMMAGINATO SUBITO CHI È IL CATTIVO. È un rosa: è l’autore stesso che te lo dice.

NON CI SONO SCENE D’AMORE. Certo, parliamo di un noir.

LE PAGINE SONO POCHE. Si tratta di un un racconto.

TROPPE DESCRIZIONI DI UN DETERMINATO PERIODO. Scusate, è uno storico.

Poi ci sono le recensioni cattive. Si riconoscono. Sono scritte col veleno. Dovrebbero farci ridere, ma purtroppo non è così. Come detto sopra, affossano il libro (ed è proprio questo che vogliono), e sono del tipo:

UN ROMANZO BRUTTO. TUTTI I ROMANZI DI QUESTO AUTORE SONO COSÌ. E AVANTI CON L’ELENCO DI TUTTI I TITOLI. Okay. Perché li ha letti proprio tutti?

CLARA CERRI

Più che le #recensioni negative temo (e mi struggo per) l’indifferenza. Quei mesi che passano senza uno straccio di stellina, né una né cinque, nonostante i periodi di incremento delle vendite, o addirittura in cui ho messo i miei ebook gratis.

Date una possibilità ai miei romanzi: se poi vi hanno fatto c**are, esprimete pure il vostro giudizio e le vostre critiche (già altri lo hanno fatto, specie per il primo che era più duro da digerire). Mi sono solo lamentata una volta per gli spoiler contenuti in una recensione (non chiedevo di levarli, solo di segnalare la cosa sotto il titolo). Sono stata praticamente mangiata viva perché “avevo insinuato” che il/la tipo/a non sapesse scrivere recensioni. 
Pazienza. Quando si pubblica, ci si espone. Non è lecito sospettare malignità o invidia da parte di chi giudica (anche perché nel mio caso, invidia de che? Siamo seri!)
. In un caso, la critica mossa da un blog al mio romanzo mi è stata molto utile per la revisione in vista del cartaceo.

GIUSY VALENTI

Monostella.

Mai data una. Per quanto un libro possa deludermi, cerco sempre di trovarci qualcosa di positivo. Amo leggere fin da bambina – amo i libri come fossero persone, miei compagni di solitudine. Sarà per questo che sono quasi sempre magnanima? Forse.

Se danno una monostella a un libro che ho adorato, invece, soffro. E tanto. Però se il commento è educato e spiega le motivazioni del giudizio negativo, sto zitta. Altrimenti ribatto. (Sempre educatamente).

Se danno una monostella a un libro che tengo d’occhio, valuto il recensore. Se il parere non mi convince o la storia mi incuriosisce molto, lo acquisto.
 Se danno una monostella a un libro appena pubblicato, cominciando a elencare difetti vari dopo aver letto l’estratto, sconsigliando implicitamente di acquistarlo… sento “puzza di falsità” e mi indigno. Anche se il libro in questione non mi interessa. Anche se non sono fan dell’autrice.
 Ognuno ha diritto di leggere cosa gli pare, di commentare, certo, MA EDUCATAMENTE E SENZA SECONDI FINI.
 Rispetto: SEMPRE, per autori e lettori.

RICCARDO PIETRANI

Recensioni a una stella ne ho ricevute tante, più che altro con i primi due libri che contenevano parecchie delle ingenuità del neofita. Però ho imparato a mettere da parte la rabbia (difficile, lo so…) e a cercare di carpire qualcosa di positivo dalle critiche, per il mio sviluppo personale come autore e per una immedesimazione con il lettore, a tratti necessaria.

Di tutte, quella che mi ha coinvolto e fatto riflettere di più per l’ampiezza e l’argomentazione delle critiche è stata questa.

Orribile, 3 novembre 2015

Di Marco Marcello

Orribile orribile orribile orribile orribile orribile orribile sono arrivato a 20 parole? No? Orribile orribile orribile orribile orribile orribile orribile.

ELENA TARONI DARDI

Recensioni, gioie e dolori degli autori. Dato che ho sempre pensato che le storie che avevo in testa non interessavano a nessuno (e infatti molte non le ho nemmeno mai scritte, ma me le sono raccontate da sola tra me e me), ogni riga di commento a ciò che invece ho pubblicato è preziosa, un dono, ecco, anche se non è l’en plein di stelle, cuoricini o quant’altro. Poi penso che, dato che ho mandato dei romanzi, racconti eccetera per il mondo, essi non mi appartengono più, nonostante le notti insonni e le energie profuse a scriverli, quindi le lettrici hanno tutto il diritto di amarli, odiarli e anche leggerli con indifferenza: se spendono un po’ di tempo a commentare, l’unica cosa che mi sento di dire è… grazie! Ovvio che se una commenta che non le è piaciuto qualcosa, un po’ mi dispiace, ma posso bilanciare benissimo con quei commenti che invece hanno centrato i nodi delicati non proprio così palesi.

FEDE AMBU CHIMERA

Monostella… Da lettrice spesso le leggo. Commenti?

Alcune lettrici si ergono a giudici divini, ma sono senza arte né parte: scrivono recensioni da una stellina che nemmeno un bambino in prima elementare…

L’inutilità di recensioni basate su elementi che nulla interessano al lettore che dovrebbe basare le sue scelte sulla recensione. Se non ti piace il genere, non lo leggi, punto! Non metti una stellina!

La monostella spesso è è immotivata e anche astiosa.

La monostella di solito mi fa ridere.

Non scriverei mai una recensione monostella. Ogni lavoro merita rispetto se è fatto con impegno. Se non trovo l’impegno, non ti regalo neppure la mia attenzione.

MALA SPINA

Ci sono delle monostelline (e anche duostelline) che non mi vanno giù. Tanto che meditavo di ritirare l’ebook incriminato da Amazon.

In pratica si tratta di un ebook illustrato per bambini fino a 5-6 anni, una cosa davvero elementare. Sono 2 microstorie di 5 pagine ognuna con illustrazione e testo per ogni pagina. Totale 10 pagine più altre tre per copyright, frontespizio e pagina finale con i link.

Preciso che avevo scritto chiaro e tondo nella sinossi che si trattava di storie per bambini fino a 5-6 anni e di quante pagine si trattava.
 Ah dimenticavo è anche GRATUITO.

Queste recensioni sono tutte a 1 o 2 stelle.

– “Per bimbi piccolissimi che si accontentano.”

– “Troppo brevi questi due racconti, quattro righe ed è tutto finito.”

– “Adatto ai bambini, di lettura semplice e scorrevole ma non l’ho apprezzato particolarmente, non raggiunge lo scopo che dovrebbe.”

Ok, ho pensato: farà schifo sul serio, sarà troppo corto e fonte di cocente delusione.

Poi sono andata a vedere sugli altri store, e ho trovato che su Google Play ho addirittura 165 feedback con una media di 4 su 5 stelline con una serie di commenti entusiastici (oh qualcuno anche negativo, eh).

AGNES MOON

La monostellina! Premetto che la odio, sia come lettrice che, ancor peggio, come autrice.

Personalmente non me la sono mai sentita di penalizzare a tal punto il lavoro di una collega, anche perché non ho mai letto un libro talmente orrido da doverlo fare. 
Una stellina significa che la trama fa schifo, che l’italiano è inesistente e che l’autrice in questione dovrebbe fare un altro lavoro. Sinceramente non mi è mai capitato di imbattermi in un libro così brutto. 
Proprio per questo motivo odio con tutto il cuore le, fortunatamente poche, monostelline che ho ricevuto. Le trovo irrispettose verso il mio lavoro, che potrà non essere eccelso, ma certamente non è orrido. Sono convinta che alcune siano dei fake (facilmente riconoscibili dal numero esiguo o “unico” delle recensioni fatte dal soggetto in questione) e, andando più sul generale, credo che la maggioranza delle monostelline che si trovano in circolazione siano dettate da motivi che esulano da un commento obiettivo ed equilibrato. 
Naturalmente, lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, sono certa che esistano anche lettori che mettono una stella semplicemente perché il libro non gli è piaciuto, ma non penso siano poi così tanti.

In conclusione! Come lettrice non metto mai una stella e come autrice… beh, preferisco non riceverle!!

LINDA LERCARI BARTALUCCI

Sono controcorrente o masochista? Oppure un mix delle due cose? A me le recensioni “monostellina” divertono e incuriosiscono. Mi chiedo “Ma chi è questa persona che è così delusa dal mio scritto?”; oppure Mi conosce e mi vuole danneggiare?”. E anche “Probabilmente è colpa mia, non ho incontrato il suo gusto”.

Mille domande che mi stuzzicano, poi rileggo il commento negativo e rido. Rido perché in mille anni di lavoro al pubblico ho capito che per quanto di meglio potremo mai fare, non accontenteremo mai tutti e ci sarà sempre qualcuno che per una “congiuntura astrale” in quel momento avrà le balle girate e scriverà il peggio di noi e del nostro lavoro. Infine sorrido e penso che… Non importa come, ma che se ne parli. Non avere neppure una recensione è di gran lunga peggio.

Vi “incollo” il parere di tale “Stefania”, amareggiata dal mio racconto best seller per due mesi su Amazon, il che fa pensare o che i lettori sian tutti scemotti. O che “Stefania”…

1,0 su 5 stelle delusa

Da Stefania il 14 dicembre 2016

Formato: Formato Kindle|Acquisto verificato

Pensavo in una storia accattivante… invece nulla di che. Libro poco strutturato. Non vale i soldi spesi. Ci sono romanzi migliori.

FIORENZA BORGIA

Le leggo.

Si distinguono, di solito, in palesemente astiose (e a volte possono addirittura indurmi a leggere il libro) e vere (nel caso che il libro abbia davvero gravi difetti, spesso verificabili già dall’estratto).

Come lettrice che recensisce, credo che una stella – visto che sotto non si va – debba essere destinato a un libro che non solo non piace per una questione di gusto personale, ma che ha obiettivi problemi (grammatica, sintassi, personaggi assurdi, scene ridicole). Probabilmente è una distinzione che molti non fanno (non mi piace, quindi è una cagata).

Mi sono utili le recensioni che spiegano cosa c’è che non va, non le cose come “bello” o “bruttissimo”. Quelle sono tempo perso.

MARION SEALS

Da autrice ne ho avute, ovvio. Le leggo e nella maggior parte dei casi me le faccio scivolare addosso. Un libro può non piacere e devi semplicemente fartene una ragione, il lettore è sovrano. Trovo molto più interessanti, invece, quelle a tre stelle, che spesso sono motivate e sfidanti.

Come lettrice evito di dare giudizi da una stella, anche perchè di solito i libri destinati a essere giudicati in tal senso li interrompo, e non avendoli letti fino in fondo non posso valutarli.


Rispondere alle recensioni? L’ho fatto solo due volte: la prima (1 stella), perchè citavano frasi che nel libro non c’erano e volevo capire il perché; la seconda (4 stelle) perchè riferiva di un errore grave e dovevo sapere quale. Ho sentito la lettrice in privato, dove dovrebbero approdare tutte le questioni, e abbiamo avuto una interessante discussione. Alla fine, la signora ha concordato con me che errore non era, poteva non piacere stilisticamente, ma non era errore e ha cambiato la recensione.

Secondo me il problema è che ancora non si è capita una cosa: lettrici e autrici giocano nella stessa squadra, senza le prime non ci sarebbero le seconde e viceversa. Per questo, e per l’educazione che non dovrebbe mai venire meno, mal tollero gli attacchi reciproci tra le due categorie, perchè inquinano due esperienze bellissime, lo scrivere e il leggere. E poi, una volta per tutte, ma perchè dirsi le cose coram populo? Le conversazioni private sono più pacate, gentili e molto più costruttive.

ANTONELLA SACCO

Nonostante abbia pubblicato diversi ebook, ho poche recensioni, comunque una monostella sul primo l’ho avuta (e qualche bistella su altri tre).

Non fa piacere, questo sarebbe impossibile. Nel caso della monostella non ho ricevuto alcun suggerimento, qualcosa di più – eventualmente – dalle bistelle (per quello che c’è scritto, non perchè sono bistelle). Comunque sia, non essere apprezzati o comunque essere criticati non è bello, anche se so che non posso piacere a tutti (come a me non piacciono tutti, anche se non lo scrivo – ma questa è una mia scelta, forse sbagliata) e che quello che scrivo non è certo il capolavoro del secolo. Poi, è chiaro, la delusione scivola via alla svelta, le cose importanti sono altre, e una di queste è, comunque, cercare di migliorarsi sempre, a prescindere dalle stelle.

Aggiungo la rece monostella, lasciata alla mia raccolta di racconti Lo specchio:

1 
su 5 stelle – 
Negativo

Da emanuela il 14 agosto 2014

Per quanto possa apprezzare i racconti brevi, di questa raccolta posso solo dare una parere negativo e definirla con un unico termine: insulsa!

VIVIANA GIORGI

Se parliamo di recensioni di lettrici sugli store e sui social… mi fanno male. E quando sono sgrammaticate, mi fanno arrabbiare. Mi fanno male soprattutto quando non spiegano il motivo di tanta negatività, quando liquidano il mio lavoro dicendo che è solo un romanzo rosa, roba che loro non avrebbero comprato se solo avessero saputo. E la sinossi allora, e l’estratto? Per questo nel mio ultimo romanzo ho aggiunto un avviso, affinché non ci siano dubbi sul genere che scrivo, caspiterina:


”Avviso ai possibili lettori: questo è un romance, ovvero un romanzo rosa, e come tale può giovare altamente alla vostra salute.”

Di recensioni monostella ne ho poche, grazie al cielo. 
Mi seccano di più le recensioni di certe blogger: invece di dire che il romanzo è piaciuto in modo semplice e diretto (!), ci girano intorno e tu ti chiedi se, nonostante il voto alto o abbastanza alto, che cosa tutte quelle parole, alla fine, vogliano dire. 
O forse sono solo io a non capire niente.

SILVIA AMI

Che devo dire, l’unica mia monostella (ho poche recensioni) è della tipa che quando adora un libro dà solo 3 stelle… perché 4 e 5 non sono affatto contemplate nel suo universo 🙂

Me la sono presa? No, perché questa è un caso particolare.

Ci sono libri che meritano una stella? Sì.

Ci sono autori capaci di digerire la monostella senza batter ciglio? Penso di no, tutti abbiamo il nostro amor proprio.

C’è un modo giusto di affrontare la monostella? Sì, fingersi il Dalai Lama e amare tutto il mondo nonstante le sue brutture. 
È facile? Ditemi voi…

E ora non andatemi a mettere monostelle per vedere se la Silvia riesce ad impersonificare il Dalai Lama: Questa settimana di cose brutte nel mondo ne sono successe pure troppe e sono al limite!

ROSSELLA PADOVANO

Quanto ferisce una stellina? Dipende da cosa scrive il lettore e come. Io ho l’abitudine di “considerare“ solo le critiche sensate, sinceramente non sono d’accordo con chi ama venire fustigato da qualsiasi commento, tacciandoli per preziosi insegnamenti. Alcuni, a mio avviso, non sono nemmeno degni di essere definiti tali.

Se il caro e prezioso lettore offende, io non rispondo (non perdo il mio tempo), però il mio diritto di considerarlo un “cialtrone” non è certo inferiore alla sua libertà di scrivere ciò che gli pare sul mio romanzo.

Un altro aspetto fondamentale è che spesso le recensioni a una stella lasciate da colleghi partono da un’alta considerazione di se stessi, è come se ti dicessero: quanto sono brava io e quanto sei incapace tu. Poi dai uno sguardo su Amazon, e ti accorgi che sono alla prima pubblicazione e scrivono anche da schifo.

LUCIA GUGLIELMINETTI

Recensioni da una stella ne ho ricevuta solo una, in vita mia, ma le motivazioni erano talmente ridicole che ho riso e tirato dritto. Se fosse stata ben argomentata e mi avesse dimostrato senza ombra di dubbio che il mio o i miei libri fanno schifo non l’avrei presa bene, avrei potuto anche piangerci sopra.

Poi avrei cercato il recensore e l’avrei ucciso, anzi… avrei mandato Raistan a farlo, tanto per lui uno più uno meno è lo stesso.

Da lettrice, ho scritto alcune recensioni a una stella per libri assolutamente illeggibili, e mi sono tolta la soddisfazione di farlo. Era quasi un dovere sacro, anche perché l’ho fatto per conto di un blog e in quel momento era il mio “lavoro”. 
Ma avreste dovuto leggere le schifezze trasposte su carta, roba da mani nei capelli. 
E no, non mi sono sentita per niente in colpa. 
Osi pubblicare una cosa sciatta, piena di errori di tutti i tipi, con una vicenda insulsa? Bene, se mi capiti sotto il naso ti spiano.
 Io sono il Goblin, mica Madre Teresa. Oh.

GIOVANNA BARBIERI

Se ricevo recensioni negative o non entusiasmanti, ci rimango male, ovvio. Però non rispondo, i lettori hanno diritto alla loro opinione, e il più delle volte tengo in considerazione le critiche .

Spesso credo che abbiano anche ragione. È vero che sono asciutta, poco sentimentale e sin troppo realistica. Ma non credo che i combattenti, nell’alto e basso Medioevo, fossero poetici o sentimentali con mogli e figli. Certo, li amavano, ma anticamente non erano abituati a esprimere i propri sentimenti, anzi i “frignoni”, quelli poco decisi erano denigrati e di certo le persone dal cuore gentile non combattevano.

MARIA MASELLA

Su amazon sono in vendita oltre trenta mie opere di narrativa:  romanzi, una raccolta di racconti e un racconto gratuito. Alcuni sono romance, altri noir, in media i noir sono i più recensiti. In tutto sono stata recensita circa seicento volte.

Su alcune recensioni (continuo ad adeguarmi alla terminologia di amazon, terminologia che tanti danni ha fatto e sta facendo) avrei qualcosa da dire, ma i gusti sono gusti.

La mia reazione?

Premetto che, vedendo una monostella, provo un pizzico di sconforto perché può pregiudicare le vendite. (A margine: mi presentate uno scrittore o una scrittrice che non desideri vendere, possibilmente più del vicino di casa?) Alcune recensioni sono irritanti, ma altre sono divertenti. Esempio di divertenti? Che Le ragioni del cuore fosse un rosa era chiaro. Scelte d’amore era un racconto gratuito, voluto da Mondadori come anticipazione del romanzo. Racconto, non romanzo.

Un esempio di irritanti? La recensione di PRIMO: “i suoi conti con ideologie e ideologismo dovrebbe liquidarli altrove”.

Per uno scrivo scolastico e piatto, per un altro in modo troppo oscuro.

Che cosa deduco?

1) che ognuno ha i suoi gusti

2) copia e incolla di 1)

3) ripeti la procedura fin quando vuoi.

A margine: non ho mai pensato che qualche collega avesse con me il dente avvelenato. Forse qualche collega è stata/o parca/o nelle stelle con motivazioni che a me possono sembrare “cercare il pelo nell’uovo”, ma mai al punto da rifilare monostella. Non penso che dipenda dall’essere benvoluta quanto dall’essere ritenuta innocua perché non in grado di oscurare la fama di altra/o più meritevole. Non sono mai stata benedetta da colleghe e colleghi che si autorensiscono con 5 stelle (perché il 6 non c’è ancora), e lasciano monostelle come se piovesse.

1) SCELTE D’AMORE

0 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione

Aspettativa, 29 ottobre 2016

Di Mariangela

Acquisto verificato(Cos’è?)

Questa recensione è su: Scelte d’amore (I Romanzi Classic) (Formato Kindle)

Mi aspettavo di più ,la stroia è risultata troppo scontata .Anche se la storia poi alla fine volevi andare a vedere come finiva.

2) LE RAGIONI DEL CUORE

1,0 su 5 stelleLe ragioni del cuore

Da Liail 1 gennaio 2016

Formato: Formato Kindle|Acquisto verificato

Non mi è piaciuto perché non è il mio genere di lettura, non lo consiglierei a nessuno troppo romanzetto rosa.

3) MARIANI E LE MEZZE VERITA’

1,0 su 5 stelle da evitare

Da max il 5 gennaio 2016

Formato: Formato Kindle

appassionato del genere, viste le recensioni entusiaste, ho iniziato a leggere il libro. una pesantezza, una lentezza, una banalità inusitate. uno stile di scrittura piatto e scolastico che fa venir voglia di abbandonare dopo la prima pagina, zero pathos, zero atmosfera, zero caratterizzazione. una genova che esiste solo nei nomi dei luoghi ma che non emerge nella storia. Personaggi stilizzati e imbarazzanti. I Morchio, i Varesi, i De giovanni, i Manzini sono lontani. Camilleri e Gimenez Bartlett inarrivabili.

4) IL CLIENTE

1,0 su 5 stelle orribile

Da Cliente Kindle il 19 gennaio 2015

Formato: Formato Kindle|Acquisto verificato

Assolutamente da non prendere e soprattutto da non leggere. Costa poco ma vale molto poco. Personaggi assurdi, trama banale, frettolosa, pasticciata e inverosimile.

5) IL CLIENTE poteva promettere e invece …, 10 settembre 2014

Di IGOR GRIGOLETTO

Questa recensione è su: Il cliente (Youfeel) (Formato Kindle)

la trama poteva far sognare e invece è scontata. non mi è piaciuto nello stile: troppo veloce e poco attento al profilo dei personaggi.

6) PRIMO

i suoi conti con ideologie e ideologismo dovrebbe liquidarli altrove, 6 settembre 2016

Di massimo

Acquisto verificato(Cos’è?)

Questa recensione è su: Primo (Supernoir) (Formato Kindle)

odio gli scritti infarciti di richiami ideologici quando non necessari. tollerati e accettabili negli 70 e 80, oggi servono solo deprezzare qualunque opera. e qui l’autrice ci ha dato dentro. per il resto, ci sono senz’altro cose buone, ma anche qualche incursione prolungata nel poco realistico.

7) IL DUBBIO

Non sono riuscito a finirlo…

Da mauro argenti il 4 agosto 2015

Formato: Formato Kindle|Acquisto verificato

Un libro per me estremamente deludente. Una scrittura contorta dove molto spesso non si capisce chi sia il soggetto e chi il complemento, molto difficile da seguire. Ho cercato di portarlo a termine, anche se faticosamente, ma mi sono arreso a tre quarti del libro e l’ho lasciato: cosa per me non consueta. Preferisco autori con una scrittura fluente, che ti tengono avvinto al testo senza dovere spesso andare indietro di una o più pagine per capire cosa stanno cercando di esprimere. Perché cercare sempre di scrivere in modo complicato, con frasi mozze e delle quali si stenta a capire il senso, quando è così bella e facile (e appagante per il lettore) una scrittura semplice, dove il concetto sia ben chiaro? Mah, davvero non capisco. Naturalmente, questa è la mia opinione personale

MARCO CANELLA

Rispondo come autore e come lettore. Quando Babette chiama, Marco risponde (e fa i compiti).

Per gli autori – Come reagite alla recensione monostellina?

Ne prendo atto, come prima cosa. Se, a mio avviso, è costruttiva, allora la leggo più volte e cerco di fare tesoro delle critiche ben motivate; se, invece, è fatta con il chiaro intento di danneggiare (e magari appare pure evidente che il libro non è nemmeno stato letto), allora faccio spallucce e me ne frego. Ma non sono il tipo che grida al complotto anche se dovesse essere così. Penso che la risposta migliore per chi tenta di danneggiarmi sia il silenzio, perché sono certo, invece, che da me vorrebbero una risposta feroce… ma, cari miei, io questa soddisfazione non ve la darò.
 Una volta, ad esempio, ne ricevetti una che era chiaramente offensiva e di costruttivo non aveva nulla, non ho replicato in alcun modo e dopo qualche giorno è sparita (e vi assicuro che non sono stato io a chiedere di rimuoverla). A mio avviso è stato proprio chi l’ha scritta a farla rimuovere, perché si è reso conto che con me non c’era gusto.

Per i lettori – La recensione monostellina incide sulla vostra decisione di acquistare il libro?

Dipende dalle motivazioni contenute nel commento, anche se, nella scelta, prevalgono la sinossi e l’estratto gratuito. Di solito con questi due elementi riesco a capire se, secondo me, vale la pena o no di comprare il libro.

LEDRA

Cervello: “Oh mio Dio 1 stellina! Che ho fatto di male? Perché quella lettrice non mi ama? Perché non mi vuole? Ohhhhh, non è possibile che a lei non piaccia… no… no… perché è stata così cattiva? Non pensa al mio piccolissimo Ego?”

Cuore: “Laura la smetti di identificare il tuo libro con l’accettazione di te come persona? Porca la pupazza, è solo un libro… mica ti ha sputato in un occhio e detto che come persona sei una merda!”

Cervello: “Sì hai ragione, scusa, è vero. E poi è solo un giudizio soggettivo, quindi di una persona, solo di una persona come me. Però 1 stellina vuol dire che non valgo nulla come scrittrice!”

Cuore: “Scusa, ma allora quando ricevi dalle tre stelline in su e qualche volta anche cinque, cosa pensi?”

Cervello: “Culo? Amicizia? Che mi è andata bene una volta, ma non la prossima?”

Cuore: “Forse è meglio se ti fai una visita da uno strizzacervelli… ma uno di quelli bravi.”

Cervello: “Uahhhh grazie mi hai appena dato l’idea per un mio nuovo libro: La scrittrice cervellotica… vedrai che avrà tutte 5 stelle… un bestsellers insomma e tutte mi adoreranno.”

Cuore: “……….” non pervenuto!

ILARIA CARIOTI

Inutile mentire, quando si riceve una recensione monostella si rosica da matti.

Scrivo il mio terzo romanzo. Sento che ha una marcia in più, curo attentamente copertina, titolo e trama. Tutto è perfetto, lo pubblico. Come per magia, in pochi giorni è in vetta alle classifiche di Amazon: allora sono brava davvero, forse diventerò una scrittrice famosa! Qualcuno degli addetti ai lavori inizia a contattarmi, ricevo richieste di amicizia su Facebook da altre scrittrici, comincio a entrare nel magico mondo della scrittura e a crederci sul serio.

Dopo pochi giorni, iniziano ad arrivare le recensioni negative e tutto crolla. Ok, il libro lo hanno comprato, ma non è piaciuto, sono un disastro. In quei giudizi negativi mi ci rispecchio, hanno proprio ragione.

Ad oggi, dico che prenderei diversamente le recensioni monostella, ma quando sei proprio all’inizio e non vedi l’ora di conoscere il riscontro del pubblico, ti destabilizzano. Comunque, sempre con il senno del poi, quelle valutazioni così fastidiose ti aiutano a crescere. Alla fine dei giochi, le recensioni negative ben vengano, se costruttive e sincere. Certo, non è che uno sprizzi di gioia nel riceverle, ma aiutano senz’altro a farsi un esame di coscienza.

NERINA CODAMOZZA

Da lettrice, ma in generale se compro qualcosa online, leggo sempre le recensioni negative, non si sa mai XD. Dopo leggo le positive, almeno qualcuna. Poi però decido con l’estratto e compro se mi viene voglia di continuare, a prescindere dalle recensioni.

Da pseudoscrittrice, avendo pubblicato solo un racconto breve ed essendo invisibile ai più, ancora mi manca la monostellina. Sono preparata a riceverla e la riterrei esagerata. Due possono starci. Una no, dai. Quindi avrebbe meno peso ai miei occhi. Per questo racconto, almeno.

Ma stroncature ne ho ricevute a cose che ho scritto, attraverso altri canali. Depressione, estrema difesa sminuendo l’altro… alla fine ho preso il vero di quelle stroncature e l’ho usato per migliorare. Certo che se scrivono “noioso, brutto” e lasciano una stella, non ho alcuna possibilità di redimermi, mi fermo alla depressione e allo sminuire l’altro.

COLETTE KEBELL

Lucia era seduta in macchina. Si era fermata sul ciglio della strada a una cinquantina di metri dal centro commerciale. Una forza misteriosa l’aveva spinta in quel luogo. Una pioggia battente bagnava il selciato e già apparivano i primi segni di condensa sui vetri della macchina.

Aprì il cofano e scese nella pioggia. Quel maledetto filtro dell’olio si era messo a vibrare di nuovo. Il marito le aveva lasciato una chiave inglese enorme, una Hazet del trentasei, e ormai sapeva come risolvere il problema, seppure temporaneamente. Diede una stretta al bullone, chiuse il cofano e, con la chiave inglese riposta nelle tasche dell’impermeabile corse di nuovo in macchina, fradicia.

Quella volta aveva agito d’impulso; non lo faceva mai. Aspettò che il flusso di automobili si diradasse e poi riprese la strada. Ancora cinquanta metri e sarebbe arrivata al centro commerciale.

Non sapeva perché l’avesse seguita, curiosità più che altro. La donna era una certa Miriam Balzeccchi, l’aveva scoperto seguendone le tracce sul web. Era quella che aveva stroncato il suo romanzo. Lucia aveva passato settimane, mesi, a limare e correggere quel suo libro d’esordio. Aveva ricevuto incoraggiamenti dal marito, suo padre era orgoglioso, i parenti più prossimi l’avevano supportata durante tutto quel tempo.

E poi, cinque giorni dopo la pubblicazione, era arrivata quell’orribile recensione. Una stella. Un libro scritto malissimo, diceva, banalità a non finire, personaggi piatti, la lista andava avanti elencando ogni singola pecca del suo libro. Dio mio, non aveva salvato nemmeno la copertina, pensò Lucia.

Aveva sognato di diventare la nuova Rowling, i tappeti rossi e poi il film a Cannes a seguire. Avrebbe mandato quell’automobile allo sfascio e si sarebbe comprata una Bentley, di quelle decappottabili.

E invece no, il sogno era stato infranto. Se ne era fatta una ragione, specie dopo che aveva scoperto l’identità della persona che le aveva lasciato quella recensione. Era andata su Amazon, ne aveva cercato il nome, guardato la lista dei desideri dove poi aveva trovato ulteriori dettagli. E poi Facebook, Twitter e gli altri social. Aveva capito che non viveva lontano, ne aveva guardato il volto sulle foto del profilo. Il fatto era che aveva ragione. Ogni parola espressa in quella recensione aveva un senso, Lucia aveva infine capito che scrivere non sarebbe stata la soluzione. Con l’amarezza in bocca, si era decisa a seguirla e dirglielo. Di lì a poche ore avrebbe avuto un colloquio per un posto in una multinazionale americana. Non tutti nascono scrittori. Forse l’avrebbe perfino ringraziata per quelle dure parole, una lezione di vita.

Aspettò fino a quando non la vide uscire dal supermercato, carica di borse, e scese dalla macchina.

La donna zigzagava tra le file di automobili parcheggiate, cercando di bilanciarsi coi pacchi. Lucia era a due metri di distanza, quando una delle sporte si ruppe, lasciando cadere il contenuto della spesa sul selciato.

“Aspetti, l’aiuto io” disse Lucia, ma la donna si era già piegata a raccogliere i frutti rotolati a terra. Fu in quel momento che sentì la chiave inglese premere contro il suo fianco. Un colpo secco alla nuca e poi un secondo. La donna cadde di peso tra le macchine, non si muoveva.

Lucia si diresse a passi lesti verso la propria automobile. Forse aveva preso una decisione troppo avventata, magari avrebbe dovuto provare a scrivere un secondo libro. Nessuno nasce imparato, si disse, magari un thriller o, meglio ancora, un romance. Storie di sentimenti, d’amore.

Rinvigorita dalla nuova decisione, fece partire l’automobile, il pensiero già volava al racconto che avrebbe scritto.

MARI THORN

Con la socia (Anne Went, n.d.r.) ne abbiamo prese alcune per il primo romanzo. È stato un bel colpo, perchè ovviamente speri sempre che quello che hai scritto piaccia a tutti, ma devo ammettere che – tranne una forse – sono tutte plausibili. Come diceva Maria Masella, non sempre una monostella è un complotto, a volte è solo una sincera realtà e soprattutto contengono l’indicazione di cosa migliorare in futuro.

Come lettrice non mi lascio influenzare dai commenti negativi come da quelli positivi, soprattutto se non sono motivati. Spero anche che non lascino trapelare troppo della storia (spoiler, altro problema delle recensioni). Non lascio recensioni, non più da quando anche io pubblico, e questo è il triste risultato di una logica assurda che ormai ha preso piede soprattutto tra chi pubblica self: non sei più una persona, ma una possibile concorrente e ‘ogni parola può essere usata contro di te’. Potrei avere delle monostella da assegnare? No, non credo di aver letto nulla di così brutto finora, ma basta molto meno perché per Amazon già tre stelle sono un giudizio negativo e non so quanti recensori lo sappiano!

AURORA STELLA

Quando arriva una recensione a una stella, ci resto male, anzi malissimo. Anche se palesemente fake, soprattutto se fatta con lo scopo di distruggere. All’inizio cercavo di prenderla con filosofia e pubblicavo sulla mia pagina autore anche le recensioni a una stella. Poi ho detto “no “. É vero, ognuno ha diritto a esprimere ciò che pensa, anche se negativo, anche se distruttivo. Ma io non sono tenuta a incassare. Quindi ho messo da parte la mia educazione e ho imparato a rispondere con i commenti di Amazon.

A chi mi accusava di plagio, ho detto di portare prove. Stranamente hanno smesso di dire che copiavo. Anche perché non ho problemi a trascinare la gente davanti all’avvocato.

A chi mi accusava di avergli fatto “perdere tempo con la lettura del mio libro”, ho risposto che esiste una sinossi e un estratto. Se il libro dopo 30 pagine ti fa schifo non lo scaricare.

Altri mi hanno accusato di aver scritto un secondo libro al mero scopo di “vendere “. Perché ho rimpiazzato la distopia iniziale con la fantascienza. Ho spiegato che la distopia È fantascienza, e così via.

Mi dispiace che kobo non consenta di rispondere, perché vorrei tanto poterlo fare con un tizio che mi ha dato 2 stelline “per l’idea originale, il fatto che fosse scritto bene e che ti tiene incollato fino alla fine. Altrimenti avrebbe messo una stella”. 
Voglio leggere i libri ai quali ha dato 5 stelle. Sarei tanto curiosa. E se fosse uno scrittore, leggerei i suoi. 
Anche se il mio desiderio neanche troppo velato è quello di incontrare questo “Leone da tastiera “e spaccargli la faccia. Perché quello è un vero insulto.

Tutti consigliano il silenzio. 
Il silenzio mediatico. Certo non vado a strillare ai quattro venti e nemmeno cerco chi prenda le mie difese a spada tratta. 
Ma lo scontro? Quello lo cerco. 
É un comportamento infantile? 
Chissenefrega.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da qualche anno, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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