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Gli esercizi di scrittura creativa, di Linnea Nilsson

A proposito del mestiere di scrivere: quali consigli dareste a un apprendista scrittore in merito a eventuali prove ed esercizi di scrittura?

Ah (sospiro) gli esercizi di scrittura creativa.
All’inizio vanno bene, scrivete di un cattivo col lato buono e poi, via via che si va avanti le cose peggiorano. Scrivete di una storia d’amore tra un piccione e una tegola dal punto di vista della tegola. E via dicendo. Che poi uno dice aspetta, io volevo diventare Grisham dell’amore tegolato del piccione che me ne faccio?

E purtroppo a poco a poco si trasformano, involontariamente, in esercizi di creatività surrealista.
Esempio: sono due settimane che il vostro rubinetto perde, alla grande.
2500 euro persi a poker e 3000 euro persi a “scemin de fer” (gioco d’azzardo un po’ idiota , inventato nelle fonderie milanesi). Come lo spiegate all’idraulico? Ha mai veramente vinto in passato? E poi, non vi pare che le giustificazioni addotte dal rubinetto facciano acqua da tutte le parti? Lunghezza: libera. Stile: libero (o rana).

Ruby sapeva di essere nei guai. Si trovavano da quarantotto ore sul retro dell’altoforno della Falck e lei stava perdendo di brutto. Aveva un occhio rosso, sicuramente frutto della prolungata partita a scemin de fer. L’altro, di un blu oltremare, ancora funzionava decentemente. Si spruzzò un po’ di WD-40 per darsi un contegno. A volte sapeva essere fredda. I suoi compari erano Arturo Brambilla, milanesone; Aziz, un etiope di Adidas Abeba, una volta rinomata città orgoglio coloniale, ora ridotta a città sponsorizzata per poter sopravvivere; il quarto era Don Tell, pretino cantonale svizzero, non parente del più noto Guglielmo.

La partita andava avanti da tempo e i giocatori si raccontavano storie lunghissime per far passare il tempo e per capire quali carte avessero in mano gli avversari. Un cenno rivelatore col capo, un occhio strabuzzato. Tutto questo raccontare mandava in bestia Don Tell che, accanito lettore, continuava a ripetere “andiamo al dunque!”
“Scio’! Don Tell” gridò Ruby cercando di allontanarlo.
“Ma è quello il punto!” rispose il pretino svizzero, piccato.
“Fate silenzio!” disse improvvisamente il Brambilla “Delle sirene… sta arrivando la Pula!”
“Separare la pula dal grano” rispose in automatico Don Tell, che non aveva capito un accidente.

Una volante della polizia, (un gippone Cherokee, non la solita alfetta) parcheggiò proprio di fronte al cancello principale della Falck. Non tratteremo dell’ispettore Occhio di Falck, mezzosangue Sestese e Cherokee, ma lo troveremo più avanti.
Aziz, che a sua volta aveva frainteso Don Tell, sgraffignò i soldi rimasti sul tavolo e si mise a correre. Nonostante fosse di Adidas Abeba aveva ai piedi un paio di Nike tarocche, fatte in Grecia, a Samotracia, non le più rinomate americane fatte in Cina.
Gli altri corsero verso la Dacia Sandero Luminoso del Brambilla. Brambilla era un vecchio comunista nostalgico. La Dacia Sandero Luminoso per la polizia era come la luce per le zanzare. Come fermare una Due cavalli o una Renault 4 negli anni Settanta, si andava a colpo sicuro. Quella volta però la fecero franca.

Ruby arrivò a casa, indecisa se nascondersi in cucina o in bagno. Perdere non era un’opzione. Specie se il marito lo veniva a sapere.
Lo venne a sapere.
Il saggio del paese, Mastro Lindo, suggerì una seduta terapeutica per Ruby. Chiamarono un idraulico esperto, uno che ci sapeva fare. Questi si lanciò in un pistolotto sui drammi del vizio delle scommesse. Ruby e il marito non ci capirono un tubo.
“Sono cose naturali” grido’ Ruby. “Si chiama ciclo, ma voi uomini che ne sapete di queste cose? Per voi è tutto semplice, niente doglie del parto, niente di niente. Fate quello che volete, con chi volete. Ah, ma è l’acqua cheta che distrugge i ponti. Ah le lacrime che ho pianto!!”

E quindi che consiglio?
Siate creativi, ma non troppo eh?
(Disclaimer: oh, il pezzo sopra non è contenuto in alcun libro, giusto per chiarire. Fuori di testa sì, ma non così tanto).

Don Venanzio ha bisogno di soldi e se questo significa truffare mezzo paese, far fesso il vescovo, portarsi a letto metà delle parrocchiane del paese e usare qualche extracomunitario come schiavo personale, così sia. Pace e amen.
Non è una vita semplice fare il parroco a Bareggio, il vescovo ha imposto nuovi target, le donazioni non sono mai sufficienti e la concorrenza è spietata.
Mentre Don Venanzio truffa, raggira e imbroglia mezzo paese nel frattempo accadono miracoli.
Sesso, sindoni, miracoli e motociclette, un libro dissacrante, diretto, crudo e divertente.
Cosa aspettate? Fate click e iniziate a leggere, non ve ne pentirete.

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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