Hai conosciuto il potente e misterioso Jacob Black, della Black Inc., nella celebre serie Women of Midnight. Ora è il momento per Jacob di salire alla ribalta, nel primo capitolo di una nuova, ardente serie firmata Lisa Marie Rice — Black Inc.
Anni fa, lui la abbandonò, mandando in frantumi il suo cuore…
Alexandra Hethering ha perso il suo migliore amico, il ragazzo che amava, nel momento più buio della sua vita. Da allora si è costruita una nuova esistenza come scienziata di altissimo livello presso il CDC. Eppure il suo amore perduto continua a perseguitare i suoi sogni. Ora, diciotto anni dopo, si trova ad affrontare una minaccia mondiale che potrebbe uccidere miliardi di persone. Ha bisogno di aiuto — un aiuto esperto, intrepido, potente.
Non si allontanerà mai più dal suo fianco…
Jacob Black è stato un soldato decorato, e ha poi fondato una famosa società di sicurezza di fama mondiale. È potente e temuto, ma ha un unico punto debole — la ragazza bellissima e brillante che è stato costretto a lasciare. Ora Alex è in pericolo — il tipo di pericolo che potrebbe ucciderla.
Non accadrà. Non mentre c’è lui. La proteggerà a ogni costo…
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Ci sono romance che puntano sull’emozione. Altri sull’erotismo. Altri ancora sulla costruzione dei personaggi.
E poi c’è Jacob di Lisa Marie Rice, che sembra scritto seguendo un’unica, ferrea regola: esagerare tutto. Sempre.
Jacob non è semplicemente un uomo ricco: è una leggenda vivente. Non è soltanto addestrato: è praticamente una forza paramilitare incarnata. Non ama Alexandra: la venera come se fosse l’ultima donna rimasta sulla Terra dopo l’apocalisse.
Lei, naturalmente, non è una normale scienziata: è un genio assoluto che lavora al CDC mentre il mondo rischia la distruzione globale. Mancano soltanto gli alieni e poi il bingo del melodramma è completo.
Il problema non è l’eccesso. Il romance vive felicemente di eccessi. Il problema è che qui tutto viene raccontato con una tale seriosità testosteronica da sfiorare involontariamente la parodia.
Jacob Black entra in scena come se ogni suo passo dovesse far tremare i continenti. Gli uomini lo temono, le donne lo desiderano, le stanze sembrano restringersi quando compare lui. Se apre una porta, probabilmente la porta prova rispetto. Se guarda qualcuno, quel qualcuno rischia un’esperienza mistica.
Alexandra dovrebbe essere una protagonista brillante, autonoma, traumatizzata dal passato. In teoria. In pratica passa gran parte del romanzo ricordando quanto Jacob sia enorme, potente e irresistibile, sentendosi al sicuro grazie a lui e contemplandolo come una combinazione tra Batman, Rambo e un dio nordico uscito da una palestra di lusso.
La chimica tra i protagonisti non nasce: viene martellata nel cervello del lettore a colpi di enfasi. Ogni emozione è iperbolica. Ogni carezza è “devastante”. Ogni bacio sembra dover cambiare il destino dell’umanità.
E intanto, sullo sfondo, c’è pure una minaccia mondiale capace di uccidere miliardi di persone: elemento che dovrebbe aggiungere tensione, ma che finisce per sembrare un accessorio narrativo messo lì solo per rendere Jacob ancora più virile, protettivo e invincibile.
La scrittura insiste continuamente sugli stessi concetti: Jacob è potente, Jacob è pericoloso, Jacob controlla tutto, Jacob protegge, Jacob desidera. Dopo un po’, più che leggere un romanzo, sembra di assistere a una campagna pubblicitaria dedicata alla mascella del protagonista.
Eppure, il punto davvero irritante è un altro: il libro pretende di essere intenso senza mai meritarsi davvero quell’intensità. Il passato doloroso dei protagonisti viene usato come carburante melodrammatico rapido, i dialoghi raramente suonano naturali e i personaggi secondari servono soprattutto a ricordarci quanto Jacob sia straordinario, nel caso il lettore lo avesse dimenticato nei tre paragrafi precedenti.
Il risultato finale è un romance muscolare, rumoroso, gonfiato come un action movie anni Novanta che ha accidentalmente invaso il reparto narrativa sentimentale.
Ci saranno certamente lettrici entusiaste dell’alfa maschio assoluto, del protettore dominante e del desiderio ossessivo travestito da amore eterno. Lisa Marie Rice sa perfettamente quale fantasia vuole vendere. Ma chi cerca personaggi credibili, emozioni sfumate o anche soltanto un minimo di ironia rischia di uscire dalla lettura con la sensazione di aver ingerito un frullato composto da testosterone, cliché e dialoghi ansimanti.
Più che ardente, Jacob è estenuante.
E vogliamo parlare della copertina?
Mi viene in mente una frase di Nonna Rita, la tremenda nonnina paterna. Capitava, quando presentavo in famiglia il boyfriend di turno, che l’adorabile vecchietta pronunciasse la sentenza definitiva: “Śe ’n bon fiol”. Traduzione: “È un bravo figliolo”. E non era un complimento…
Ecco, la copertina promette tutt’altro rispetto al titanico semidio operativo descritto nel romanzo. Più che “predatore letale che controlla reti internazionali di sicurezza”, lui sembra uno che ti aiuta a portare le buste della spesa, ti cambia una gomma sotto la pioggia e poi accetta volentieri una fetta di crostata.
“Śe ’n bon fiol” contiene quella sfumatura meravigliosamente micidiale del giudizio popolare: non cattivo, non pericoloso, non irresistibile… semplicemente un uomo un po’ bovino, rassicurante, forse persino manipolabile.
E questo mi manda in cortocircuito, perché Lisa Marie Rice continua a ripetermi che Jacob è terrificante, leggendario, mortale, dominante, quasi mitologico… mentre la copertina suggerisce: “Lavora nell’azienda dello zio. Fa il barbecue la domenica”.
Il problema di molti romance iper-alfa è proprio questo: l’autrice insiste talmente tanto sulla virilità cosmica del protagonista che il lettore, a un certo punto, inizia a immaginarselo come una caricatura. Non un uomo pericoloso, ma uno che cammina al rallentatore mentre il ventilatore gli muove i capelli.
E più il testo urla “QUEST’UOMO È INCREDIBILE”, più viene voglia di rispondere: “Va bene, cara. Adesso però siediti e bevi un bicchiere d’acqua”.
C’è poi un altro problema tipico dei romance con alpha male assoluto: l’autrice vuole costruire un uomo invincibile, ma deve anche dimostrare che l’amore lo rende vulnerabile. E lì il personaggio collassa come un soufflé quando il forno viene aperto troppo presto.
Jacob viene presentato come stratega impeccabile, comandante glaciale, macchina da guerra emotivamente controllata. Poi compare Alexandra e lui diventa ossessivo, irrazionale, incapace di formulare un pensiero che non sia “Alex Alex Alex”, pronto a perdere qualunque lucidità operativa.
Non è vulnerabilità emotiva. È cortocircuito narrativo.
E il lettore se ne accorge subito, soprattutto quando compare il classico personaggio secondario scritto quasi senza volerlo meglio del protagonista. E qui entra in scena Nick, il mio “man of the game”.
Questi “numeri due” hanno spesso più ironia, più autocontrollo, dialoghi migliori, meno posture da gorilla traumatizzato e una personalità meno monocorde. Risultato? Rubano la scena.
Succede perché il protagonista ufficiale viene trasformato in una fantasia ambulante: talmente perfetto, potente e tormentato da perdere consistenza umana. Il secondo, invece, conserva ancora qualche difetto, qualche sarcasmo, qualche spazio respirabile.
Scommessa: Nick sarà il protagonista del prossimo volume. Qualcosa (vedi scena finale: sto barando, lo so) me lo dice.
Le serie romance funzionano spesso così: nel primo libro compare il compagno d’armi carismatico, le lettrici iniziano a preferirlo e l’autrice gli costruisce intorno il secondo romanzo.
A volte il personaggio secondario nasce perfino meglio del protagonista perché l’autrice non è ancora ossessionata dal renderlo “perfetto”. Poi arriva il suo turno come protagonista… e rischia di trasformarsi anche lui in un semidio in kevlar che parla come un trailer cinematografico.
A questo punto, qualcuno mi chiederà: “Visto che recensisci sempre / quasi sempre con ironia i romance di Lisa Marie Rice, perché continui a comprarli e a leggerli?”
Rispondo volentieri: perché comunque corrispondono a qualche ora di relax assoluto, in cui spengo il cervello e lascio montare gli ormoni e la ridarella. Un connubio irresistibile, meglio di un gelato al triplo cioccolato. Attendo con ansia il prossimo. Giuro. Lunga vita a Lisa Marie Rice!
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