Interviste

Intervista: Marta Telatin, la donna che allenava i sogni

Marta Telatin, scrittrice, poetessa, pittrice, conduttrice di corsi di Cre-attività nella danza dei sensi, che propone a scuole, associazioni e alla Casa di Reclusione di Padova.
Nata a Padova, laureata in Scienze della Comunicazione, qualche anno dopo consegue la laurea magistrale in Sociologia, nonché il diploma di Master in Criminologia Critica, Sicurezza Sociale, Devianza, Città e Politiche di Prevenzione presso l’Università degli Studi di Padova.
Ha pubblicato: Con-fini-dell-anima(in-versi) nel 2010 e IlCaleido-scoppiodei pensieri nel 2011, editi entrambi da Ibiskos; la raccolta di poesie Il lupo e la luna (Edizioni Galassia Arte); UnatraMa di Talenti (Rapsodia Edizioni); L’Allenasogni (Rapsodia Edizioni);  Il Luna Baci (Miraggi Edizioni). Lo scorso gennaio, sempre con Rapsodia, pubblica “È tutta colpa del tiramisù” e riedita la seconda edizione di “In tutti i sensi”.
Marta Telatin dipinge quadri: “Poesie astratte da arredare”; una sorta di cura, terapia del colore per gli occhi della gente, lei che a tredici anni perde la vista a causa di una malattia e comprende quanto siano importanti tutti i nostri sensi per cambiare punti di vista e andare “oltre”, sviluppando l’uso di tutti e cinque i sensi, cosa che permette un’interazione più completa con sé, con gli altri e con l’ambiente che circostante.
Vive con il suo compagno e al momento non ha più gatti, ma dice che provvederà presto perché è in piena crisi d’astinenza.

I libri di Marta Telatin

Allora Marta, iniziamo quest’intervista con domande a raffica.

Colore preferito?
Fucsia.
Cibo preferito?
Amo la buona cucina in generale. Quand’era in vita mia nonna avrei risposto a questa domanda così: cotoletta e patatine fritte.
In cucina, come te la cavi?
Abbastanza bene ma è più bravo il mio compagno.
Attrice preferita?
Julia Roberts.
Attore preferito?
Johnny Depp.
L’uomo che vorresti essere?
Non ho mai desiderato di essere un uomo.
Tornassi a nascere, uomo o donna, e perché?
Sempre donna. Non c’è un motivo in particolare, amo le nostre mille capacità e sfumature, il nostro essere curandere e accoglienti.
Serie Tv preferita (se la segui)?
Non ne seguo.
Genere di lettura preferito?
Romanzi e noir.
Scrittore preferito?
Difficile questa domanda… ne ho un’infinità ognuno per sfaccettature differenti.
Musa ispiratrice per la narrativa e per la poesia?
La bellezza della e per la vita.
Genere musicale preferito?
Eh… anche qui non saprei rispondere… diciamo che amo la musica poco conosciuta e poco commerciale dal pop, metal, rock al folk, dal jazz al blues. È inutile, sono molto eclettica e non ho preferenze… però adoro quella degli anni 80.
Cantante preferito?
La so! Lenny Kravitz!
Band musicale preferita?
Ehm… ci risiamo… in adolescenza ti avrei risposto i Take That… oggi spazio molto.
Social network: sì o no?
Si!
Scaldati i muscoli? Pronta ora a correre con l’Intervista Seria?
Direi di sì.

Perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?
Ho cominciato a scrivere a 15 anni perché mi annoiavo a scuola. I professori facevano fatica a rendermi partecipe, la mia cecità li spaventava e non sapevano come approcciarsi. Invece di prendere appunti, scrivevo poesie. Per me era una sorta di evasione. La scrittura è sempre stato un contenitore in cui mettere la mia vita per riguardarla poi da lontano e prendere coscienza di quello che accadeva.

Come scrivi? Carta e penna, Moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?
Pc

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?
No, anche se spesso alcune idee mi vengono la notte, ma solitamente scrivo di pomeriggio.

Che cosa significa per te “scrivere”?
Significa vivere.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che l’hai scritto?.
Sì, perché quello che scrivo è sempre un pezzo di quello che vivo.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo averli pubblicati?.
Certo, e a volte mi sorprendo perché magari non ricordavo di aver scritto quella poesia piuttosto che quel brano.

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri?
Quasi tutto.

Quando scrivi ti diverti, oppure soffri?
Mi diverto moltissimo.

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo?
Sarebbe preoccupante se non fosse cambiata. Sono sempre io e la penna si somiglia, ma crescendo affini stile e scelta delle parole.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa?
Ritagliandomi le mie giornate “gatto”: momenti di completa solitudine, leggo e me ne rimango in pigiama tutto il giorno… magari scrivo e dipingo pure. La mia vita privata è la mia vita creativa, se no mi mancherebbe l’ossigeno.

La scrittura ti crea mai problemi nella vita quotidiana?
Assolutamente no.

Come trovi il tempo per scrivere?
Volere è potere e quindi tutto è possibile.

Gli amici/i parenti ti sostengono, oppure ti guardano come se fossi un alieno?
Mi sostengono moltissimo.

Nello scrivere un romanzo, navighi a vista come insegna Cotroneo, oppure usi la scrittura architettonica, metodica consigliata invece da Camilleri?
Entrambe le cose… diciamo un po’ e un po’. Sicuramente in testa ho una struttura, ma poi vado di pancia.

Quando scrivi, lo fai con costanza, come faceva Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?
Mi lascio trascinare dall’ispirazione.

Tutti dicono che per scrivere bisogna prima leggere. Sei una lettrice assidua? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?
Leggo moltissimo, uno o due libri alla settimana.

Qual è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi, o è differente? E se sì, perché?
È differente, perché credo sia importantissimo essere eclettici quando si è artisti, così da farsi influenzare da più correnti e avere più punti di vista. Solo così puoi davvero confermare il tuo.

Autori e autrici che ti rappresentano, o che ami particolarmente.
Ne amo un’infinità e ogni volta che leggo un libro trovo qualche affinità. Leggo pochi poeti anche se scrivo poesie e mi concentro di più sui romanzi. Amo scovare libri scritti da autori poco conosciuti e adoro però gli scrittori americani e latinoamericani, i poeti maledetti, Leopardi, Taghore, Kundera e potrei scrivere per ore se mi metto ad elencare tutti gli autori che mi piacciono o per un motivo o per un altro.

Di gran voga alla fine degli Anni Novanta, più recentemente messi al bando da molte polemiche in rete e non solo: cosa puoi dire dei corsi di scrittura creativa che proliferano un po’ ovunque? Sei favorevole, o contraria?
Sono favorevole nel momento in cui focalizzano l’attenzione sull’istinto e la pancia e un po’ meno sulla struttura e le regole. Credo siano carini se presi con leggerezza.

Dei tuoi libri precedenti, ce n’è uno che prediligi e senti più tuo? Se sì, qual è? Vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato scriverlo?
Ogni libro che ho scritto è molto mio. La raccolta di poesie “L’allenasogni”  la sento mia perché fa da spartiacque. Con “L’allenasogni” cominciano una serie di libri pieni di sogni, amore, colore. Questi aspetti si possono trovare anche nei testi precedenti, ma ovviamente toccavano argomenti diversi e più introspettivi. Da questo in poi invece, si è delineato il messaggio che voglio trasmettere.
Un altro libro a cui sono molto legata è il mio primo in prosa “In tutti i sensi” perché parla di me e del mio percorso interiore.

Hai partecipato a concorsi letterari? Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere?
Sì, ho partecipato e ne ho anche vinti diversi. Credo che se organizzati bene possono darti visibilità.

A cosa stai lavorando, ultimamente, e quando uscirà il tuo nuovo libro? Vuoi parlarcene?
Continuo a scrivere poesie fino a quando non arriverò a un numero sufficiente per una nuova raccolta e sto scrivendo un libro per bambini dai 99 anni ai 0 anni. Un esperimento che mi sta piacendo moltissimo. Quando uscirà non lo so… per il momento faccio crescere “In tutti i sensi” con “È tutta colpa del tiramisù” pubblicati entrambi a gennaio di quest’anno da Rapsodia edizioni.

Ma come si fa a leggere e scrivere da non vedenti?
“Quando ho perso la vista ho dovuto imparare il braille, ma se lo impari a tredici anni il tatto non è sviluppato e sensibile come a sei e la preparazione che può avere un bambino cieco dalla nascita è diversa. Scrivevo in braille con un’apposita macchina da scrivere o con un aggeggio tecnologico che poi stampava il tutto in “nero” ossia nel formato leggibile ai vedenti. Studiavo e leggevo con le audiocassette che non sempre erano registrate con voci espressive. Poi, finalmente, la tecnologia si è evoluta ed è arrivato il pc con la sintesi vocale. Oggi faccio tutto con la sintesi: un programma che legge quello che scrivo o i libri che acquisto in e-book . Io sono per i libri in carta, ma per noi non vedenti l’e-book è stata una grande conquista. Posso leggere l’ultimo libro del mio scrittore preferito appena esce in libreria proprio come tutti voi! Comunque il braille lo uso ancora ogni tanto se devo mettere un’etichetta a qualcosa, ma il computer e il cellulare con il voice over mi hanno cambiato la vita. L’accessibilità è cambiata”.

Marta, puoi svelare alle lettrici del blog di Babette come possono realizzare i loro sogni?
Lo faccio con le parole di una mia poesia:

“Comincia
ad allenare i sogni
e a brucare l’arcobaleno
lasciati investire
dal possibile impossibile”.

Davvero, bastano un’altalena, tutti i sensi che pensate d’avere, una scorta di fantasia e infinito, una distesa di emozioni in fiore, ma soprattutto una forte dose di voglia di realizzarli per vederli realizzare e poi continuare a sognarne di nuovi.

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Manuela Minelli

Manuela Minelli

Manuela Minelli, scrittrice e giornalista, ha collaborato con i principali quotidiani e periodici italiani, ideato e realizzato varie rassegne letterarie, lavorato con uffici stampa internazionali e condotto trasmissioni di carattere culturale per una tv web.

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