Quando nel gruppo di Babette Brown si parla di stelline, gli autori rizzano il pelo e i recensori vanno a nascondersi. No, non è vero! Scherzavo. In realtà, la discussione è sempre pacata e ognuno esprime il proprio parere con piena serenità.

Questo l’argomento.

STELLINE SU AMAZON: QUALI SONO I VOSTRI CRITERI? PER CHI SONO LE CINQUE STELLINE? PER I CAPOLAVORI RICONOSCIUTI DELLA LETTERATURA MONDIALE? PER I CAPOLAVORI ALL’INTERNO DEI LORO GENERI DI RIFERIMENTO? COM’È CHE PER TANTI AUTORI PRENDERE TRE STELLINE (CHE CREDO EQUIVALGA A “DISCRETO”) È CONSIDERATO UNA CATASTROFE?

La proposta è arrivata da Velma J. Starling che, in chiusura, tirerà le somme della discussione.

AMALIA FRONTALI sembra assimilare gli scrittori a cuochi. Che sia (anche lei) a dieta? Leggete un po’ qui… Mettiamo che io sono il proprietario del truckfood “Da Pippetto, wurstel e hamburger con patatine”.
Comunque, sono umano e mangio più volte al giorno. E quello che mangio, hamburger compresi, può piacermi o meno. Ma visto che li vendo, se critico MacDonald perché ritengo le sue materie prime pessime sono ridicolo, perché quello è un colosso e io fatico ad arrivare a fine mese.
Se critico la griglieria all’angolo perché i prezzi sono alti, sono invidioso, perché quello è un negozio, mentre io ho solo un truckfood con la porta che cigola.
Se critico il truckfood accanto, pasta e pizza, perché non digerisco né l’una né l’altra, sembro cretino, perché che posso mai capire di pasta e pizza se faccio wurstel e hamburger? Il lievito madre, già, questo sconosciuto.
Se poi oso criticare la birreria bavarese perché le loro ricette non mi piacciono, sono ignorante ed evidentemente non merito neppure i miei dieci clienti fissi.
Solo di una categoria sento di poter dire onestamente tutto quello che penso: gli chef stellati, così al di sopra del mio livello che nessuno pensa valga la pena di fare un confronto (me compreso).
Di recente ho scritto un paio di recensioni non del tutto positive: ebbene sì, nella mia considerazione siete chef stellati.
Sulle positive, almeno, si può essere sinceri e anche di manica larga, ma Amazon è americano e sotto il 4 si scrive “buono” “dignitoso” “pieno di potenziale” e si legge “datti all’ippica”.
Prima o poi scrivere mi verrà a noia. Chiuderò Pippetto e le stelline torneranno ad avere un senso. Sempre detto che il bello è scrivere una recensione e argomentare, non certo assegnare le stelline. E dico un’altra cosa: ultimamente ho letto e sto leggendo tutte opere molto valide. (Qui qualcuno sta mettendo le mani avanti. N.D.R.)

Come si dividono tutti gli altri? Vediamo…

La classifica-stelline proposta da ELENA TARONI DARDI (vedi sotto) trova un consenso quasi unanime. Pochi assegnano cinque stelline solo ai capolavori della narrativa, incuranti del fatto che il 90% della popolazione mondiale si addormenterebbe sulle pagine di Guerra e Pace, se qualcuno obbligasse tutti a leggere il romanzo del buon Leone (no, non il figlio di Fedez).

Una stella: Non mi è piaciuto per niente, accidenti a quella volta che l’ho comprato!
Due stelle: Poteva essere meglio, sono delusa!
Tre stelle: Dai, carino, si legge bene, non è il massimo dell’originalità però ho passato bei momenti
Quattro stelle: Wow, mi sono proprio divertita, certo magari poteva/non poteva esserci/non esserci questo/quell’altro, però bello: lo consiglio!
Cinque stelle: Stupendo! Ho adorato ogni singola riga, ho pianto/riso all’inverosimile era proprio quello che cercavo/di cui avevo bisogno in questo momento, dovete leggerlo tutteeeeeeeeeee!

Saggiamente, COLETTE KEBELL fa notare che “una o due stelline non mi capita quasi mai di assegnarle. Mi basta leggere l’anteprima e certi libri evito di comprarli.” La redattrice fa notare, però, che molte volte un libro lo si acquista perché c’è una valanga di recensioni positive, perché la sinossi è carina… E poi, si bestemmia in ostrogoto perché il libro non vale una cicca. Comunque, un giorno alla settimana, Colette usa questo “coso” per ricavare le stelline da attribuire al romanzo appena letto e da recensire…

Note di colore di SARA SERVALLI, che non recensisce mai (a parte un paio di peccatucci): per lei, due stelle vogliono dire “non lo reputo nemmeno in grado di contenere fiori per essiccazione.” E tre stelle per lei ha una connotazione negativa.

MACRINA MIRTI si confessa: “1 stellina: schifezza assoluta scritta da qualcuno che detesto. Se non lo detestassi, di stelline gliene darei due.” Nota della redattrice: siate gentili con Macrina, ne va delle vostre stelline!

Non pochi lettori usano solo tre, quattro e cinque stelline. Cerco di spiegarmi: non è che “becchino” solo capolavori, semplicemente piantano in asso e non finiscono di leggere i romanzi che meritano meno stelline. Una scelta saggia, ma non per chi ha un blog e DEVE leggere/bere fino in fondo l’amaro calice.

FIORENZA BORGIA (e non è la sola) vorrebbe le mezze stelline, che però non sono contemplate. Che fare? BABETTE BROWN ha un suggerimento e un esempio: il voto è tre stelline e mezzo? Bene, su Amazon la recensione compare con quattro stelline (ma nel titolo si specifica che c’è mezza stellina in più) e su Goodreads si mettono tre stelline. Perché quattro là e tre qua? Perché Amazon considera tre stelline una valutazione “meh”, mentre su Goodreads hanno una connotazione positiva.

Ed ecco la conclusione di VELMA J. STARLING: Avevo proposto l’argomento di oggi a Babette perché sentivo voci di corridoio (per me inconcepibili) sulle autrici che se la prendono se qualcuno osa dare ai loro libri tre “misere” stelle, o anche quattro, figuriamoci l’insufficienza. Lo trovavo assurdo perché il mio metro di paragone risale a diversi anni fa, quando lavoravo per una rivista da edicola sui fumetti, e nello spazio recensioni si davano proprio da una a cinque stelline… e come fioccavano le recensioni da tre! Che di solito erano prese bene: magari gli autori avrebbero preferito qualcosa in più, ma generalmente erano contenti e anzi ringraziavano per lo spazio a loro dedicato. Chi prendeva una o due stelle bofonchiava, ma se ne faceva una ragione in fretta, al massimo i più permalosi ti scrivevano in redazione oppure ti cercavano alle fiere per esporre le loro rimostranze, ma erano davvero pochi (alcuni dei quali, ehm ehm, un po’ fuori di testa 🤪). Semmai, se capitavano recensioni troppo di manica larga, protestavano i lettori, che da noi redattori pretendevano lucidità e rigore. E c’era comunque il filtro della carta stampata.
Temo che nel settore recensioni (come in altri) internet abbia scatenato le proverbiali legioni di imbecilli a cui tutto sembra dovuto (infatti, nei rarissimi casi in cui recensisco su Amazon, lo faccio anonimamente perché non ho voglia di pive). Fatico anche, lo ammetto, a concepire di andarci piano per rispetto dell’impegno che gli autori hanno profuso nel loro lavoro: se il libro è venuto male, è venuto male, e se recensisco mi sento in dovere di avvisare gli altri lettori perché secondo me sono loro i destinatari delle recensioni, non chi scrive. Inoltre, se taccio o ci vado con mano leggera, tu autore magari resti convinto di essere più bravo di quello che in realtà sei, quindi non ti poni il problema di migliorare, quindi continuerai a mettere sul mercato roba scadente, a danno di acquirenti e lettori.
Diverso è il discorso dell’importanza delle recensioni per posizionamento, algoritmi, punteggi, ecc: in quel caso capisco di più il disappunto di chi scrive, è una questione molto “tecnica”… che non giustifica comunque gli isterismi da primedonne, va da sé.
Detto questo, il mio piccolo grazie a tutte le babetters per gli interventi, che mi hanno chiarito certe dinamiche e fornito alcuni punti di vista interessanti. 😃

E voi… Con che criteri assegnate le stelline?

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al Mercoledì di Babette.

In coda, la tabella-stelline di NAKÌA NSFW  STEREK.