“Sono poi così tremendi gli autori italiani? Perché tanti lettori partono prevenuti e li snobbano a favore degli stranieri? E gli stranieri… sono davvero superiori?”

E si scatenò l’inferno… Meno male che nel Gruppo abbiamo sempre gli estintori pronti!

Spesso si dice che noi italiani siamo malati di esterofilia. È un dato di fatto che gli autori (vale anche per le autrici, ma si sa, l’italiano è una lingua maschilista) italiani faticano a inserirsi nel mercato editoriale e che siamo inondati da romanzi di autori stranieri, non sempre (dico io) di qualità eccelsa. E allora, non è meglio, come suggerisce Lidia Calvano, adoperarsi in prima persona, come lettori, per cambiare questo stato di cose?

Ma quali sono i motivi che spingono molti di noi a preferire gli autori stranieri?

Amalia Frontali ha le idee ben chiare in proposito: secondo lei il successo delle autrici e degli autori stranieri è dovuto non a una migliore qualità, ma a un paio di fattori che pensa di aver individuato:
a)     il materiale che ci arriva dall’estero è già selezionato;
b)    la delocalizzazione delle vicende le rende maggiormente plausibili e, per quanto riguarda l’erotico, più accettabili.

Anche Laura Gaeta, come Estelle Hunt, pensa che la delocalizzazione sia uno dei motivi del successo dei romanzi stranieri, perché l’ambientazione in paesi lontani permette al lettore di vivere una storia onirica a tutto tondo. Pensiero che Laura Caroniti e Ilaria Carioti condividono, anche se, come lettrici, la prima non si crea il problema della nazionalità dell’autore e la seconda dichiara di preferire i romance di autrici italiane. A pensare che il successo dei romanzi stranieri sia legato all’ambientazione sono in diversi: Davide Pappalardo, Laura Varalli, Kendril R Rose, Ugo Moriano e Fernanda Romani la quale aggiunge che, a suo parere, gli autori italiani sono penalizzati soprattutto dai lettori del Fantasy.

C’è poi un altro gruppo (Raffaella di Leonardo, Olivia E. Petruzzella, Ava Lohan, Mary Durante e Marco Canella) che pensa che il minor gradimento degli autori italiani derivi da un pregiudizio nei confronti della cultura anglo-americana. Pregiudizio che porta poi a prediligere le ambientazioni estere perché, come ricordano in molti, leggere straniero fa più figo. Valentina Piazza e Ivy D Morgan dicono che gli italiani sono malati di esterofilia, Paola Gianninetto aggiunge che, se avesse usato uno pseudonimo straniero per scrivere i suoi paranormal romance, le vendite sarebbero state maggiori. Pseudonimo straniero che Stefano di Marino confessa di aver utilizzato e di utilizzare, anche se, a suo giudizio, il problema è legato a una questione di “forma” con la quale il lettore, abituato alla scrittura anglosassone, si deve confrontare. Non a caso, Alessia Terranova sottolinea che, da teenager, gli unici romanzi in libreria erano di autori stranieri, ma la situazione sta cambiando anche grazie al self.

Colette Kebel, invece, individua il nocciolo della questione nella “competitività del mercato anglosassone”, che è vitale e deve far fronte a un gran  numero di lettori, mentre Mary Thorn pensa che il successo del prodotto straniero stia nel fatto che arrivi a noi già scremato. Alcuni interventi, tra cui quello di Annalisa Carravante, individuano il problema nella scarsa propensione alla lettura da parte degli italiani. Concordo.

Laura Pellegrini crede che l’unica differenza tra prodotto italiano e prodotto estero, consista nel marketing (idea che Roberta Martinetti condivide), campo nel quale gli americani eccellono, ma non pensa che il prodotto italiano sia inferiore a quello straniero. In quanto all’ambientazione, l’Italia è un paese bellissimo.

Dall’alto della propria esperienza, Paola Picasso attribuisce parte della responsabilità alle CE che trovano più comodo e meno rischioso privilegiare la pubblicazione di un autore straniero già affermato. Opinione condivisa da Sarah Bernardinello e Ava Lohan.

Anche Hendrik R Rose pensa che gran parte della della colpa sia delle CE, che non se la sentono di rischiare e che -per esempio- non pubblicano romanzi storici, che gli italiani sanno scrivere molto bene. Di mio pugno aggiungo che per le CE è molto più economico e sicuro tradurre un romanzo che ha già avuto successo piuttosto che scommettere su un autore italiano e poco conosciuto. Mi è stato spiegato da un editor piuttosto noto.

Molte lettrici affermano di preferire i romanzi italiani perché spesso quelli anglosassoni sembrano riprodotti in fotocopia, come osserva Nykyo NA. Insomma, un usato sicuro!
Non si pongono problemi come lettrici, perché basta che il romanzo sia bello ed emozioni, Michela Biasca, Manuela Rabini, Sarah Berardinello, Federica D’Ascani, Marion Seals e Mila Orlando, mentre Grazia  Maria Francese legge ciò che le interessa, anche in lingua originale. A tale proposito Sonia Morganti sottolinea che, per giudicare un autore, bisognerebbe leggerlo in originale. Altrimenti, si rischia di giudicare il traduttore.

Mary Durante e Giovanna Barbieri fanno notare che scrivere è un mestiere e occorre una professionalità che in Italia non è sempre riconosciuta, mentre all’estero ci sono Università dove si impara la scrittura creativa
Federica Soprani  è partita da ambientazioni straniere, per tornare poi in un territorio a lei molto vicino. Spera nella riappropriazione del nostro patrimonio storico-culturale. Patrimonio storico- culturale che, secondo Sonia Morganti e Macrina Mirti, è immenso e spesso viene lasciato nelle mani di stranieri “che ne colgono l’esteriorità sfavillante o brutale e la diffondono grazie alla forza commerciale della loro editoria e della loro lingua, ma non sempre ne veicolano l’anima più profonda” (cito Sonia Morganti).
Tra le voci fuori dal coro Nakia Nsfw Sterek che dice di preferire gli stranieri perché capaci di osare di più, soprattutto negli M/M, dove gioca un ruolo importante anche l’ambientazione. Quella italiana “le fa storcere il muso”.

Tirando le somme di questa lunga discussione, mi sentirei di dire che:
1)    gli autori stranieri sono favoriti dalla vivacità del loro mercato di origine, da una maggiore diffusione da parte delle CE che trovano più comodo ed economico veicolare il prodotto già scremato, dalla professionalità che viene loro riconosciuta, dalla tradizione alle loro spalle e dalle ambientazioni esotiche;
2)    gli autori italiani dovrebbero accrescere la propria professionalità e, soprattutto, riappropriarsi del proprio patrimonio culturale al quale gli stranieri attingono a piene mani;
3)    che un bel libro è sempre un bel libro, da chiunque sia stato scritto.