Quest’anno, l’Epifania non avrebbe avuto scampo: Baguette aveva deciso che sarebbe stata perfetta.
Seduta sul divano, orecchie dritte come antenne spaziali, guardava Marley con aria da stratega consumata.
«Allora» disse, «serve una Befana. E serve bene
Marley, morbido, dorato, grande come un armadio, buono e profumato come se l’avessero lavato con Perlana, si mise a sedere composto.
«Potrei farlo io» propose, timido. «Sono grande, posso portare un sacco enorme di dolcetti… però… io Befana?»
E abbassò un po’ le orecchie.
Baguette lo osservò, inclinando la testa.
Una Befana minuscola, con le orecchie che spuntano fuori dalla cuffietta? Oppure una Befana gigante, soffice, rassicurante, che fa ridere tutti?
La risposta arrivò da sola.
«Tu sarai la Befana ufficiale! Io… io sarò il direttore artistico!» dichiarò trionfante.
Marley sorrise. Quando Marley sorride, sorridono anche i muri.

Così, la sera della vigilia dell’Epifania, Marley indossò un cappottino scuro, un cappellino storto, una sciarpina buffa e trascinò un grande sacco pieno di premi e biscotti.
Baguette, elegantissima e fiera, lo guidava come un piccolo generale, la coda alta e le orecchie che sembravano due bandiere festose.
Distribuirono biscottini ai cani buoni, qualche crocchetta speciale, carezze ai bambini, sorrisi agli adulti.
E quando qualcuno domandò: «Ma la Befana non dovrebbe essere vecchia e bruttina?» Marley guardò Baguette e rispose serio serio: «Quest’anno, la Befana è morbida, gentile e profuma di felicità.»
Baguette annuì soddisfatta. Missione compiuta.

Tornando a casa, Marley appoggiò la grossa testa sulla schiena della sua piccola generale dalle orecchie enormi.
«Senza di te, non ce l’avrei fatta.»
«Lo so» sussurrò Baguette. «Ma senza di te, la magia non sarebbe stata così bella.»
E vissero la loro Epifania con dolcezza, allegria… e una montagna di biscotti.