Un piccolo borgo di montagna, un luogo che custodisce storie e segreti. Due donne, due vite lontane settant’anni. Due storie così diverse, eppure unite da un legame invisibile che affiora lentamente, pagina dopo pagina. Una bambina cammina scalza nei boschi. Porta con sé una promessa, un legame che nessuno potrà spezzare. Una giovane donna arriva a Basati senza sapere cosa sta per travolgerla. Crede di essere solo di passaggio, ma presto si accorge che quel luogo ha molto più da raccontare di quanto immaginasse. Qualcosa la lega a quelle strade, a quei volti, a un passato che non conosce ma che la sta aspettando. Cosa accade quando si scavano le proprie radici per cercare una verità che, alle volte, non è quella a cui siamo preparati? L’autrice intreccia magistralmente passato e presente, costruendo un romanzo che cattura e appassiona. La sua scrittura intensa accompagna il lettore in una storia di legami profondi, di scelte difficili e di verità pronte a riemergere. Per trovare il proprio posto nel mondo, bisogna prima capire da dove si viene. E non sempre le risposte sono quelle che vorremmo.

Titolo: Le radici dell’ellevoro.
Autrice: Alessandra Pozzi.
Genere: narrativa contemporanea.
Editore: MdS Editore.
Prezzo: euro 17,10 (copertina flessibile).
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Amazon lo classifica come narrativa contemporanea, ma buona parte del romanzo si svolge nel dopoguerra: un periodo che, ormai, appartiene già alla Storia. Il piccolo paese di Basati, incastonato fra le montagne, diventa il crocevia di tre destini femminili.

C’è Rosa, bambina povera che attraversa scalza i boschi di un’Italia ancora ferita dalla guerra; Camilla, giovane insegnante in fuga da un passato doloroso, alla ricerca di un nuovo inizio; e Filù, anziana vedova tornata dall’Inghilterra al paese natale per chiudere un cerchio. Le loro vite si intrecciano, componendo un mosaico di legami, silenzi e memorie che riaffiorano come radici sotto la terra.

L’autrice costruisce un racconto che unisce passato e presente, svelando a poco a poco il filo invisibile che lega le due epoche. La scrittura è intensa e partecipe, capace di rendere vivo l’ambiente montano e i sentimenti delle protagoniste, anche se la presenza di molte pagine in dialetto locale rende a tratti la lettura più impegnativa – quasi una caccia al tesoro linguistica.

Qualche ingenuità di trama affiora qua e là, ma non toglie valore a un romanzo che sa emozionare con il suo ritmo quieto, le sue atmosfere sospese e la riflessione profonda su identità, memoria e appartenenza.Perché, come suggerisce il titolo, solo scavando nelle proprie radici si può comprendere davvero chi siamo – anche quando la verità che emerge non è quella che ci aspettavamo.

Copertina: elaborazione Canva di due immagini (fotografia di Annamaria Lucchese, di proprietà della stessa: cover del libro recensito).