Edna Silvera, sessant’anni di misantropia e una carriera da brillante storica dell’arte e restauratrice, è intenzionata a godersi al meglio il suo anno sabbatico: nella sua casa in mezzo al verde delle colline liguri, circondata solo da antichi dipinti, buffe galline dai nomi altisonanti e dal suo gatto Cagliostro. A scombinarle i piani piomba l’invito della sua vecchia amica Antonia che la prega di raggiungerla a Napoli per aiutarla in un seminario all’università. Caso vuole che, non appena mette piede in città, proprio Antonia resti coinvolta in un’indagine di omicidio come principale sospettata quando un uomo noto come paladino della moralità e legato agli ambienti della Curia viene ucciso in circostanze poco chiare. Edna non ha alcun dubbio che la sua amica sia innocente, perciò non le resta che collaborare con l’ispettore incaricato di scoprire chi ha ucciso la vittima per scagionarla. Tra antiche chiese, palazzi decadenti e santini trafitti, Edna dovrà farsi strada oltre scomode verità e ingiustizie sommerse, in una città che non dimentica – ma che sa perdonare.


Titolo: Delitto in bianco.
Autrice: Valeria Corciolani.
Serie: Le indagini di Edna Silvera, volume terzo.
Genere: Giallo.
Editore: Rizzoli.
Prezzo: euro 9,99 (eBook); euro 17,10 (copertina flessibile).
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Nel terzo capitolo delle indagini di Edna Silvera, Valeria Corciolani ci regala ancora una volta un giallo colto, raffinato e avvolto da un’ironia pungente come la sua protagonista. Edna, sessant’anni di ruvida misantropia e un fiuto invidiabile per l’arte e per i delitti, viene strappata alla sua quiete ligure e trasportata in una Napoli viva, antica, piena di ferite e di luce, per difendere l’amica Antonia da un’accusa infamante: omicidio.

L’autrice dimostra una sapienza narrativa che non è mai sfoggio, ma equilibrio. La costruzione della trama è precisa, avvolgente: ogni elemento trova il suo posto con naturalezza, come in un mosaico bizantino. Nessun colpo di scena gratuito, ma una tensione costruita con eleganza, attraverso dialoghi brillanti e descrizioni vivide che restituiscono una città autentica, sensuale e ferita, mai oleografica.

Il linguaggio è il vero gioiello del romanzo: ricco, musicale, intessuto di riferimenti colti che non appesantiscono mai, ma anzi elevano la narrazione. Corciolani riesce nel raro equilibrio tra godibilità e profondità: le sue frasi, a tratti barocche come certe architetture partenopee, non indulgono mai nel compiacimento, ma servono la voce ironica, lucidissima e irresistibilmente umana di Edna.

Straordinaria anche la cura per la cornice storico-artistica, che non è mero fondale, bensì ossatura del racconto: ogni riferimento, ogni dettaglio legato all’arte è frutto di una ricerca rigorosa, certosina, che arricchisce senza didascalismi, rendendo l’intreccio ancora più avvincente. La passione per la storia dell’arte non viene spiegata, ma trasmessa.

E poi c’è Napoli, protagonista tra i protagonisti. Ritratta con amore e rispetto, nella sua complessità stratificata: città che conserva e custodisce, che punisce e perdona, che confonde e svela. Il romanzo restituisce questa ambivalenza con uno sguardo limpido, affettuoso ma non ingenuo, e proprio per questo credibile.

Nota personale
Ho letto questo romanzo come si gusta un piatto ben cucinato: con attenzione, piacere e una punta di sorpresa. Ogni pagina è un invito a rallentare, ad assaporare parole scelte con cura, a lasciarsi incuriosire da un dettaglio artistico o da un’osservazione mordace di Edna. E alla fine, si resta con la sensazione di aver viaggiato: nella mente di una donna fuori dal comune, in una città dalle mille anime e nel tempo profondo della bellezza. Valeria Corciolani riesce nell’impresa rara di farci desiderare che il delitto non venga mai davvero risolto, pur di restare ancora un po’ in sua compagnia.
Cinque stelline.
Copia fornita dalla Casa Editrice (con mia somma sorpresa!).

Copertina: elaborazione Canva di due immagini (fotografia di Annamaria Lucchese, autrice dell’articolo; cover del libro recensito).