31 maggio 2032. I vampiri prendono il controllo del mondo. In Inghilterra, Valek Jameson annuncia in diretta il colpo di stato. In un pub della Cornovaglia, Sheldrick Reid assiste al notiziario e, poco dopo, perde tutto in un tragico incidente. Solo e in fuga, attraversa un Paese in rovina, popolato da mostri e traditori, per tornare a Londra dalla moglie incinta. Ma le strade sono presidiate, il sole non è più un limite per gli immortali, e il confine tra alleati e nemici è sempre più sottile.
Nel suo cammino incontrerà una bambina da proteggere, un vampiro millenario in cerca di redenzione e una verità più grande della guerra in corso.
Un horror apocalittico, malinconico e potente, che mescola tensione, emozione e redenzione in un mondo sull’orlo del baratro.
Titolo: L’estate del sangue.
Autrice: Lucia Guglielminetti.
Genere: Paranormal romance.
Editore: Self-Publishing.
Prezzo: euro 2,99 (eBook).
Per acquistarlo: fate clic QUI.
Un’apocalisse vampira, uno sboccato barista scozzese, una bambina di tre anni convinta che i vampiri siano gatti e un immortale deciso a portare a termine la propria missione e non vuole rotture di palle. Potrebbe andare male. A volte andrà peggio. Però, cazzo, che viaggio.
Mi succede spesso di sentire persone appassionate di lettura scartare a priori un titolo se implica la presenza dei vampiri. Così come succede spesso che siano le case editrici, dopo l’orgia di immortali generata dal fenomeno “Twilight”, a scartare manoscritti che comprendano tra i personaggi la presenza dei discendenti di “Dracula” e di “Carmilla”. Sinceramente credo che siano prese di posizione miopi in entrambi i casi. Perché, come per tutti i generi e tutti gli argomenti, l’unico vero discrimine è il come viene affrontata la figura dell’immortale dai canini ipertrofici. Se conoscete Lucia Guglielminetti sapete che spazia nel genere horror (fossi in voi non perderei “Il dio dalle lunghe dita”) ma che il suo figlio prediletto è, senza ombra di dubbio, Raistan Van Hoeck, giovanotto prestante che ha ventotto anni dal 1705 e che cavalca i secoli con la stessa nonchalance con cui va a cavallo, guida una moto o fa rombare il motore di una fuoriserie sportiva. Tutto questo continuando a provare sentimenti fin troppo umani intervallati da giustificati lunghi periodi di profonda avversione per l’umanità intera. Sto divagando? Sì, però è importante capire il contesto. Perché “L’estate del sangue” non fa parte della saga di RVH (pur vedendone una entusiasmante partecipazione straordinaria) ma prende le mosse dalla sfortunata decisione dell’umanissimo e incasinato Sheldrick Reid di concedersi un fine settimana da biker in compagnia dei suoi amici senza poter neanche sospettare che una catastrofe stia per abbattersi sul mondo per come lo ha conosciuto.
Che succederebbe se i vampiri trovassero il modo di uscire dall’ombra, di sopravvivere al sole e alla necessità di “morire” per almeno 12 ore al giorno? Cosa ne sarebbe dell’umanità se creature enormemente dotate di forza, velocità, ferocia e poteri psichici decidessero di prendere il sopravvento? È questo lo scenario che Sheldrick si trova ad affrontare mentre cerca, disperato e pieno di sensi di colpa, di tornare dalla Cornovaglia a Londra dove ha lasciato una moglie incinta e piuttosto imbronciata per quella rimpatriata tra biker.
Sheldrick è un personaggio che lascia il segno, perché è una persona normale. Un trentenne con trascorsi non da bravo ragazzo, amante della birra e degli alcolici, motociclista tatuato e giovane uomo parecchio spaventato dalle responsabilità. Lo capiamo subito che quella gita in Cornovaglia è una fuga: ama la sua Liza e la creatura che porta in grembo, ma ha una fottuta paura di non avere le capacità per essere padre. D’altronde il suo, di padre, gli ha fornito chiari esempi di come non debba essere un genitore degno di questo nome. Così come capiamo subito che Sheldrick non è un eroe né vuole esserlo. Cerca di sopravvivere, di scivolare tra le ombre di un mondo ostile, pericoloso, selvaggio, crudele. Ha perso i suoi amici più cari a causa di un incidente la sera stessa della presa del potere da parte dei vampiri geneticamente modificati, è sotto choc, impaurito, devastato dagli scenari di morte che si trova davanti. Ma tutto decade quando incontra Judy.
Judy ha tre anni, ha visto morire la sua mamma, ha pianto disperata davanti alla sua testa staccata dal corpo. Per Sheldrick è una nemesi giunta a costringerlo a prendere coscienza di cosa significhi prendersi la responsabilità totale di una creatura. Disperatamente indifesa, fiduciosa e ingenua come solo una bimba così piccola può essere, pronta a dare un amore totale che Sheldrick non ritiene di meritare. Ma che si rivela un’arma potente contro la tentazione di distogliere lo sguardo. Raggiungere Londra con una bambina e tutte le sue necessità al seguito può sembrargli un impedimento insormontabile. Almeno fino a quando non incontra Damien Wilde.
Damien Wilde è un vampiro, ma non come quelli che hanno preso il potere al seguito dell’invasato Valek Jameson. È immortale dal XVII secolo, gira con un’affilatissima spada d’argento in un fodero sulla schiena, indossa un lungo cappotto di pelle ed è impermeabile a qualsiasi coinvolgimento emotivo. Poi la sua strada incontra quella di Sheldrick e Judy. E tutto cambia. Non subito, ovvio. Capiamo che Wilde non approva nulla di quanto sta accadendo: i vampiri modificati, la feccia umana che chiede e ottiene il Dono Oscuro, la totale mancanza di regole, i massacri così, tanto per divertirsi, le crudeltà gratuite. Di sicuro, però, non ama gli umani. Meno che mai può prendere in considerazione l’idea di fare squadra con un motociclista che non ha più il coraggio di guidare una moto e con una pupattola che, invece di spaventarsi in sua presenza, interpreta i suoi occhi con la pupilla verticale come appartenenti a un gatto magico.
“L’estate del sangue” è la storia di un viaggio attraverso un’apocalisse inimmaginabile. Un percorso di crescita per Sheldrick e per Wilde, determinato dall’impossibilità di ignorare la speranza nascosta nei sorrisi, nelle parole buffe, nell’amore di Judy. Una bambina di tre anni è l’artefice di un cambiamento che né l’uomo né il vampiro potevano prevedere.
In questa storia c’è sangue, ferocia, lotta. Ci sono esseri umani che, a ben guardare, sono più crudeli e spietati delle gelide creature dai lunghi canini. Ci sono trame e congiure. C’è una strada da percorrere fino alla fine per conquistare una nuova alba e ritrovare la normalità di una vita imperfetta, ma infinitamente preziosa.
Quindi sì, ci sono i tanto vituperati vampiri. Così come ci sono momenti esilaranti e pagine sulle quali è impossibile non scorrano lacrime. C’è una trama coinvolgente che ci lascia carichi di domande alle quali preferiamo non dare risposte, perché non sarebbero a nostro (degli umani intendo) favore. E quando chiudi l’ultima pagina non puoi fare a meno di ripensarci e di provare rimpianto perché il viaggio è finito.
Non so voi, ma io a un libro chiedo esattamente questo, per cui fatevi il regalo della curiosità. Camminare al fianco di Sheldrick, Judy e Wilde sarà una bellissima esperienza.
Copertina: elaborazione Canva di due immagini (fotografia di Laura Costantini, l’autrice dell’articolo; cover del libro recensito).
Se ti va, scrivimi su laurazgcostantini@gmail.com
Leggerti sarà un piacere e uno stimolo.
Se vuoi interagire con me ti aspetto:
su FB sono Laura ZG Costantini
su Instagram sono laurazgcostantini
su TikTok sono LauraZG63
E questa è la Pagina Amazon nella quale trovare i miei libri.

Commenti recenti