Monica Serra, narratrice di mondi fantastici, ha tre gatti, una magnolia giapponese e accumula libri.
I suoi racconti sono apparsi in numerose antologie.
Del 2018 è la raccolta Lei. Storie di donne da tutti i mondi possibili (Altrimedia), a sostegno della Susan G. Komen Italia (prevenzione dei tumori al seno).
Ha pubblicato il romanzo La canzone del drago (Dark Zone, 2020) e diversi racconti, tra cui Indietro non si torna (Gothica, Dark Zone, 2020), Il primo viaggio di Sindbad (I viaggi di Sindbad, Delos Digital, 2021), Essere o non essere (Metamorfosi della mente, Tabula Fati, 2021), La notte della Pimpaccia (Fantasmi d’Italia, NPS Edizioni, 2022), I Riparatori dell’ordine (Primo contatto, Urania Millemondi, Mondadori, 2022), Luna di miele con delitto (Laghi e Delitti 3, Fratelli Frilli Editori, 2023), Nannarella (Cartoline romane, Affiori – Giulio Perrone Editore, 2023), Il volo del falco (Sounds&Visions. Tributo a David Bowie, Delos Digital, 2023), Nel blu (Tempesta dal nulla, Delos Digital, 2023 – Premio Italia 2024 per la categoria antologia di sci-fi), La figlia del drago (HFI, Delos Digital, 2024), La ruganza de Trastevere (Maschere d’Italia, NPS Edizioni, 2024), Mossa finale (365 – gialli, noir e thriller, Delos Digital, 2024).
Dal 2022 cura la collana “Fantasy Tales” di Delos Digital, in cui ha pubblicato i racconti Mi Rasna (2019), La vendetta della dea (2019) e La lacrima della dea (2023).

Ciao, Monica, benvenuta! Accomodati e prendi un pasticcino. Due righe per presentarti?
Ciao! Innanzitutto, grazie per l’ospitalità. Sono Monica Serra, narratrice di mondi e appassionata di letteratura fantastica. Ho pubblicato numerosi racconti e un romanzo, collaborando con diverse case editrici. Dal 2022 dirigo la collana “Fantasy Tales” di Delos Digital. Sono anche socia della World SF Italia, ho una rubrica dal titolo Dramaverse sulla blogzine Isola di Carta e mi piace promuovere e partecipare a iniziative culturali e benefiche legate al fantastico in tutte le sue forme.

Che genere scrivi?
Scrivo principalmente narrativa fantastica, spaziando dal fantasy classico alla fantascienza, con incursioni in sottogeneri diversi. Non amo le etichette, quindi faccio fatica a inquadrarmi in un filone specifico: non riesco a stare dentro schemi rigidi, preferisco infrangere i confini, mescolare generi e lasciarmi trasportare dalle contaminazioni. L’unica cosa che posso dire con certezza è che amo esplorare mondi immaginari e creare le storie che mi piacerebbe leggere.

Come scrivi? Penna e quaderno? Tecnologia a tutto spiano?
Il mio processo di scrittura è un mix tra vecchio e nuovo, mi sento un po’ come una maga, che mescola ingredienti diversi per creare la pozione perfetta. Amo prendere appunti e abbozzare idee su carta, soprattutto quando devo catturarle al volo. Questa è la fase della scrittura “senza filtri”; per la stesura vera e propria, però, mi affido al computer, che mi permette di organizzare meglio il lavoro, dare ordine al caos creativo, rivedere i testi più facilmente e mantenere un ritmo di scrittura costante. Negli ultimi tempi ho trovato un metodo che è risultato molto efficace, combinando la tecnica del “fiocco di neve” (partire da una frase chiave per poi sviluppare trama e dettagli come un fiocco di neve, appunto) con Scrivener, un software che sto esplorando sempre di più e che si sta rivelando un prezioso alleato per organizzare idee e capitoli.
Ma alla fine, tutto comincia sempre con le care, vecchie “carta e penna”, perché per una “diversamente giovane” come me, certe magie nascono meglio sulla carta.

Quando scrivi? Sei un’allodola, o una civetta (non equivocare)?
D’istinto, direi una civetta. La notte è il momento in cui la mia creatività prende il volo: quando il mondo si fa silenzioso e tutto sembra sospeso, le idee scorrono più libere e posso perdermi senza distrazioni nei miei mondi immaginari. Detto questo, per questioni di pura sopravvivenza (già dormo poco!), spesso scrivo anche di giorno, soprattutto se un’idea mi assilla e non mi dà tregua. In quei casi, non importa dove mi trovi: tiro fuori un quaderno, un taccuino o anche il cellulare e butto giù appunti al volo, pizzini che poi diventano la base per sviluppare la storia.
Quindi potremmo dire che sono una civetta con molte incursioni da allodola, soprattutto nei casi di emergenza creativa.

Coinvolta sempre in quello che scrivi, oppure distaccata?
Sono profondamente coinvolta in quello che scrivo, praticamente ci finisco dentro con tutte le scarpe. Ogni storia è un viaggio emotivo che faccio assieme ai miei personaggi. Soffro, combatto e gioisco con loro, e credo che questo coinvolgimento mi aiuti a dare autenticità alle emozioni e alle situazioni che racconto. Certo, questa immersione totale ha anche un lato complicato: a volte è difficile prendere le distanze e rileggere il testo con occhio critico. Per questo, cerco di alternare momenti di scrittura intensa a pause strategiche, giusto per rifiatare e guardare la storia da una prospettiva più obiettiva. Ma la verità è che, anche quando mi allontano, i miei personaggi continuano a tirarmi per la giacca pretendendo attenzione.

Scaletta ferrea, o sturm und drang?
Sto imparando a trovare un equilibrio tra ordine e caos creativo. Fino a poco tempo fa, ero tutta istinto e ispirazione, scrivevo lasciandomi trasportare dall’impulso del momento, senza scalette o schemi rigidi. Buttavo giù scene, capitoli, dialoghi estemporanei senza seguire schemi e poi assemblavo il tutto, un po’ come in un montaggio cinematografico. Poi però ho scoperto che un minimo di pianificazione, soprattutto per tenere sotto controllo trama e sviluppo dei personaggi, può fare miracoli. Ora preparo una scaletta di base, una sorta di mappa per non perdermi, ma che non è assolutamente vincolante. La lascio elastica, pronta a cambiare rotta se un’idea improvvisa mi accende una scintilla. Spesso, infatti, le svolte più interessanti nascono proprio quando mi concedo la libertà (o meglio, la concedo ai miei personaggi) di deviare un po’ dal percorso stabilito. Insomma, mi piace avere una bussola… ma non sempre seguire la strada più dritta.

Metodica nella scrittura, oppure “quando-posso-non-so-se-posso”?
Negli ultimi anni ho cercato di essere più metodica, ritagliandomi momenti dedicati alla scrittura per mantenere la disciplina e portare avanti i progetti. Devo ammettere, però, che per me non è sempre facile, perché anche la stesura di un racconto, per quanto breve possa essere, mi richiede un sacco di tempo. Detto questo, so bene che l’ispirazione non arriva a comando, per cui potrei dire che unisco le due cose, cercando di bilanciare metodo e spontaneità, perché sono fermamente convinta che la scrittura sia una passione (se non un vero e proprio lavoro) che richiede costanza, ma anche flessibilità.

Pubblichi con una casa editrice (o più di una), oppure sei un self puro? O metà e metà?
Pubblico principalmente con case editrici, collaborando, tra le altre, con realtà consolidate come Dark Zone e Delos Digital (dove, tra l’altro, dirigo la collana Fantasy Tales). Al momento non ho ancora sperimentato il self-publishing, ma non lo escludo a priori.
Credo che ogni storia abbia il suo percorso ideale, e se un progetto dovesse richiedere maggiore libertà creativa o non trovare la giusta collocazione presso un editore tradizionale, potrei valutare l’autopubblicazione. Per ora, però, mi piace il lavoro di squadra che nasce dalla collaborazione con le case editrici, soprattutto quando aiuta a far crescere e valorizzare un progetto.

Ti servi di beta reader e di un/una editor, prima di mandare il testo alla casa editrice?
Se posso, sì. Affidarsi a un beta reader serve ad avere un primo riscontro sulla storia, sui personaggi e sul ritmo narrativo. Il loro punto di vista esterno è preziosissimo per individuare punti deboli, incoerenze o dettagli che magari, nella foga della scrittura, possono essere sfuggiti. Dopotutto, è difficile essere obiettivi quando si è immersi fino al collo in un progetto.
Curare la collana Fantasy Tales mi ha insegnato molto sull’importanza della revisione e del distacco critico. Cerco sempre di arrivare alla fase di invio con un testo già ben rifinito, pronto per essere ulteriormente perfezionato dall’editor. Per me, è fondamentale trattare ogni cosa che scrivo con la massima professionalità, sia per rispetto verso chi ci lavorerà dopo di me, sia per offrire ai lettori un’esperienza di qualità. La scrittura è creatività, certo, ma anche cura dei dettagli e attenzione artigianale.

I social: li usi per far conoscere e promuovere i tuoi libri?
Cerco di usare i social per promuovere i miei libri, anche se ammetto che non sempre riesco a dedicarci tutto il tempo che vorrei. Sono uno strumento prezioso non solo per condividere aggiornamenti, eventi e recensioni, ma anche per mostrare il “dietro le quinte” della scrittura e far conoscere meglio i mondi e i personaggi dei propri lavori.
Mi piace utilizzarli anche come spazio di dialogo, per confrontarmi con altri autori e appassionati del genere, scambiare idee e, perché no, lasciarmi ispirare dalle conversazioni: molti progetti che ho portato avanti negli anni sono nati proprio sui social. È una buona cosa trovare un equilibrio tra promozione e contenuti più personali, perché penso che raccontarsi sia il modo migliore per coinvolgere i lettori.

Quali sono i tuoi preferiti? Perché? Quali riscontri hai notato?
I social che uso di più sono Facebook e Instagram, perché mi permettono di comunicare in modo diverso, ma complementare.
Facebook è perfetto per approfondire i contenuti. Mi piace usarlo per interagire nei gruppi tematici dedicati alla scrittura e al fantastico, dove posso confrontarmi con lettori e colleghi autori. È anche un ottimo spazio per condividere eventi, presentazioni e aggiornamenti sui miei libri, mantenendo un dialogo diretto e più “discorsivo”.
Instagram, invece, punta tutto sull’impatto visivo ed emozionale. Qui gioco con immagini, citazioni e card accattivanti per catturare l’attenzione e creare un legame immediato con chi mi segue. È uno strumento che stimola la creatività e si presta molto bene a raccontare il BTS del lavoro di scrittura.
Ho notato che i post che funzionano di più sono quelli in cui racconto curiosità sul processo creativo o svelo retroscena sulle storie. I lettori sembrano apprezzare quel senso di intimità che nasce quando condivido dettagli personali o momenti di ispirazione. Alla fine, penso che la chiave sia essere autentici e trovare modi originali per coinvolgere il pubblico.

Hai una newsletter? Se sì, ogni quanto invii un aggiornamento?
No, al momento non ho una newsletter, ma è un’idea che mi stuzzica.
Mi piacerebbe crearne una in futuro per offrire contenuti esclusivi, come anticipazioni sulle nuove uscite, curiosità sui retroscena delle storie o magari qualche scena inedita. Potrebbe anche diventare uno spazio dove condividere consigli di scrittura, segnalazioni di letture interessanti e aggiornamenti sugli eventi a cui partecipo.
Al momento, però, sempre per le già citate problematiche di tempo, non riesco a dedicarmi anche a questo.

Hai un sito web? Se sì: è home made, oppure ti sei rivolto a un/una professionista?
Sì, ho un sito web o, meglio, un angolo virtuale che, nei miei piani, dovrebbe evolversi anche in un blog. Anche in questo caso, purtroppo, al momento il tempo per aggiornarlo come vorrei è sempre troppo poco.
Ho creato tutto da sola, quindi è decisamente home made, ma ci tengo molto perché è uno spazio dove posso raccogliere informazioni sulle mie pubblicazioni, una sorta di portfolio sempre accessibile. Mi piacerebbe arricchirlo con articoli sul mondo della scrittura, curiosità sui miei libri e magari qualche approfondimento sui temi che mi appassionano di più.
Anche se è ancora un work in progress, lo considero un punto di riferimento per chi vuole scoprire di più su di me e sul mio lavoro, e chissà, magari un giorno riuscirò a trasformarlo davvero in quel blog che ho in mente!

Progetti per il futuro?
Ho diversi progetti in cantiere e tanta voglia di esplorare nuovi orizzonti narrativi.
Negli ultimi tempi, la mia passione per i mondi orientali è diventata sempre più forte. In realtà, si tratta di un amore di lunga data che, nell’ultimo anno, è letteralmente esploso. Tanto che mi è stata affidata una rubrica dedicata ai drama orientali sulla blogzine Isola di Carta, dove parlo di serie TV e molto altro.
Restando in tema, questo inizio d’anno ha segnato l’uscita di “Stelle d’inverno” nella collana “La via della seta” di Delos Digital (vedi sotto). È una riscrittura di un vecchio racconto a cui tengo moltissimo, e nei prossimi mesi seguirà, per un altro editore che adoro, una raccolta di storie sempre ambientate in Oriente.
Sto anche lavorando a un progetto che mi entusiasma particolarmente: un romanzo storico fantasy ambientato nell’antica Cina. Conto di completarne la stesura entro la prima metà del 2025 e proporlo agli editori.
Nel frattempo, continuo a revisionare alcuni testi di cui ho recuperato i diritti. Molti sono racconti, ma nella mia testa appartengono a universi narrativi più vasti, e il mio obiettivo è trasformarli in romanzi veri e propri.
Insomma, il futuro è pieno di storie che aspettano solo di prendere (o ri-prendere) vita.

Questa sì che è un’intervista! Mi spiego: alcune tue colleghe rispondono a spizzichi e bocconi. Le frasi bisogna tirargliele via dalla bocca con le pinze…

Ahahah…! Grazie mille Babette per questa bella chiacchierata e per avermi dato l’opportunità di raccontarmi un po’. Un saluto speciale al blog e a tutti i lettori che hanno avuto la pazienza di seguirmi fino a qui. È stato un piacere condividere qualcosa del mio percorso e dei progetti che ho in cantiere, spero di aver incuriosito chi legge. Se vi va di continuare a esplorare mondi fantastici insieme a me, vi aspetto sui social o sul mio sito. E, naturalmente, tra le pagine delle mie storie.
Grazie ancora e… buona lettura a tutti!

Un viaggio che attraversa il tempo, in cui le cicatrici si trasformano in bellezza e ogni crepa rivela una nuova luce.
In un futuro remoto, un’entità artificiale si risveglia nel vuoto senza memoria né scopo, strappata al sistema che l’ha generata. I suoi ricordi, instabili e sfuggenti, si dissolvono come frammenti di un sogno infranto. Nel passato, tra le montagne che circondano un piccolo villaggio, Sakura, un’ex guerriera segnata dalla guerra e dalle perdite, trova ai piedi di un portale sacro un misterioso uovo, fragile e attraversato da sottili crepe.
Spinta dal desiderio di ripararlo, Sakura si affida all’antica arte del Kintsugi, trasformando le fratture in linee d’oro. Nel ricomporre l’uovo, non affronta solo la sua fragilità, ma anche le ferite invisibili che la tormentano, intraprendendo un viaggio che la porta a fare pace con il proprio passato e a scoprire una forza dimenticata.
Mentre i destini si intrecciano, l’uovo diventa il fulcro di una connessione profonda tra passato e futuro, natura e tecnologia, dolore e speranza. Tra le montagne silenziose e lo sguardo immobile delle stelle, Sakura e l’entità artificiale si trovano a esplorare il significato della rinascita, imparando che ogni frattura può essere fonte di nuova luce. In questo percorso, le imperfezioni si rivelano il cuore della trasformazione: ogni crepa racconta una storia, ogni cicatrice diventa simbolo di resilienza.
Un racconto di guarigione e scoperta, in cui dalle rovine emerge una bellezza inaspettata e dalla fragilità nasce una forza senza tempo.

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