Diamante Aneris gestisce il grazioso chiosco di fiori accanto al cimitero di Biella. Le sue giornate tra un cliente e l’altro, scorrono tranquille, almeno finché non conosce Désir, il corriere che le consegna i fiori, con il quale litiga ogni volta.
Una mattina di primavera, Diamante, si trova per caso ad assistere a una riesumazione, i resti sono destinati alla fossa comune. Sarà con un fiore donato da lei che quei resti scenderanno nella buia fossa dei dimenticati, e saranno tredici le riesumazioni alla quale assisterà e che accompagnerà con un fiore.
Le manovre dei becchini verranno scandite dalla voce di Tonyilcustode, uomo schivo e misterioso, che racconta il vissuto di ognuno di loro.
Ma come può, l’anziano custode, conoscere gli spaccati di vita di persone morte da tanti anni?
È un mistero che Diamante scoprirà e nel quale verrà coinvolta attraverso i sogni, dove coloro che furono torneranno a ringraziarla.
Ma non saranno solo loro, coloro che furono, a tornare nella quotidianità della fioraia, ma anche la storia di un antico amore, con un destino che si intreccerà alla sua vita.

Titolo: Nei sogni ritornano.
Autrice: Ariela Tasca.
Genere: narrativa contemporanea.
Editore: Self-Publishing.
Prezzo: euro 3,00 (eBook); euro 12,00 (copertina flessibile).
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Ho tentennato un po’ prima di  leggere questo romanzo, vista l’ambientazione, ma poi la curiosità ha avuto la meglio (non è la prima storia a cui mi avvicino che parla di morti e cimiteri).
La protagonista è una giovane donna, Diamante Aneris, che vende fiori accanto all’ingresso del cimitero di Biella.
Ha un piccolo chiosco del quale è gelosa e che gestisce con la cugina Melissa, una Cinquecento rossa di nome Carlotta, “NonnnaLisa”, qualche conoscente e tanta voglia di lavorare con i suoi fiori.
Melissa l’abbandona di colpo per andare a vivere con un tizio appena conosciuto su Facebook, che abita in una ex stalla con dei lama e colleziona gusci di lumache.
Diamante, arrabbiatissima, e quando è arrabbiata o qualcosa la indispone batte il piede tre volte per terra, arriva al cimitero, parcheggia la fiammante Carlotta e rischia di essere investita da Sabrinalapostina.
Non basta: la sua giornata, appena iniziata, sta per peggiorare sensibilmente.
Come tutte le mattine, la prima ad arrivare è la vedova Merano che chiede di poterle lasciare il cagnolino, per il quale l’ingresso al cimitero è vietato, soprattutto per evitare le urla di Tonyilcustode sempre a controllare che si rispetti la regola.
Purtroppo il piccolo Timmy, dopo aver mangiato un biscotto, ha un problema e sporca il pavimento del chiosco.
Mentre Diamante sta pulendo, sente uno strombazzare e un uomo, che non conosce, entra e inizia a provocarla dicendole di no avere mai visto un tale lerciume.
Chi è quell’incivile? Si tratta di Desir, il nuovo incaricato delle consegne dei fiori: maleducato, offensivo e con una voce che rimbomba.
Naturalmente, Diamante si offende e non gliele manda a dire, pestando il piede tre volte sul pavimento. Cosa ottiene? Altri insulti e brutte sghignazzate da parte del cafone.
Mentre i due si stanno prendendo le misure, ritorna la vedova e insieme a lei il guardiano del cimitero.
Costui è il personaggio più importante della nostra storia perché è la memoria storica dei defunti.
Poiché Diamante ha ricevuto l’incarico di portare un fiore per il mattino seguente, quando ci sarà una esumazione, Tonyilcustode inizia a confidarle dei piccoli particolari della storia delle povere ossa che pian piano vengono alla luce e che saranno poi conservate in un ossario comune.
Diamante impara a conoscere le passate esistenze e si affeziona al guardiano; riesce persino a trovare qualcosa di positivo anche in Desir. Dobbiamo dire che Nonnalisa non è del tutto estranea a questo nuovo pensare della nipote.
Il tempo passa e su consiglio dell’amico custode, Diamante si incarica di andare oltre la memoria orale, scrivendo uno schedario, dove ogni persona ha un posto, con la sua storia e una fotografia per non non essere del tutto dimenticata.
Finale triste da un lato, ma piacevole dall’altro.
Il romanzo mi è piaciuto moltissimo, mi sono commossa e nello stesso tempo divertita perché l’autrice è riuscita a unire realtà e mistero, ironia e comprensione, presente e passato, senza cadere nella retorica o  nel sentimentalismo.
Coloro che non ci sono più rivivono e in un certo senso si rivalgono sulla morte.
Sebbene l’argomento possa far pensare a un romanzo triste, questa storia è invece un invito: alla speranza di non essere dimenticati, a essere riconoscenti anche solo per un fiore o per un sorriso fatto davanti a chi non c’è più. Perché “nessuno va via per sempre”.

Piera Nascimbene è una lettrice accanita. Potete trovarla su Facebook (fate click QUI) e chiederle l’amicizia.