Aurelio Raiola dice di sé: vivente in Torre del Greco, ridente cittadina in provincia di Napoli, praticante bancario e fingente scrittore. Un romanzo, “Sirena – Viaggio umoristico nel ventre di Napoli“, e poi qualche racconto in antologie varie e poesie in giro per la rete. Premio Napoli Cultural Classic 2015 e Miglior Incipit 2015 che mi ha fruttato uno squisito pacco di biscotti toscani accuratamente selezionati (gli incipit e i biscotti) dalla formidabile Federica Gnomo.

In uscita, tra pochi giorni, una Letteratura italiana in haiku in “Faximile 101 riscritture di opere letterarie”, per i tipi di Homo Scrivens.

Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Scrivo perché sono timido, e perché da piccolo con una poesia riuscivo a scucire a mia nonna le 250 lire per il cono Positano, quello con l’ombrellino sulla panna, dal miglior gelataio in città.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Ho una grafia pessima, degna delle peggiori sale d’aspetto dei dermatologi di Caracas. Per mia fortuna, però, a casa troneggiava una leggendaria Lettera 22, con la quale, sciupando risme di preziosa carta “cipolla”, ho scritto parole tristissime. Solo col pc ho smesso di piangere per darmi a cose più serie, come gli aforismi vaiassi.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Non ho un momento particolare per scrivere, anzi. Nel senso che spesso non scrivo proprio.

Che cosa significa per te scrivere? Trovare la crepa nel muro, infilare la penna, scavare e riderci su.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? Non sempre, di solito lo amo prima.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Per rileggerlo mi devo travestire, perché di solito mi evita.

Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Tutto. A cominciare dal titolo, Sirena. Quella dell’ambulanza che mi porta in ufficio.

Quando scrivi, ti diverti oppure soffri? Piango sempre, mi diverto tantissimo!

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? È cambiata, ahimè! Prima era una brutta copia di Stefano Benni; ora, invece, una brutta copia di Fabio Volo.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Conciliare? Hanno chiesto la separazione con colpa!

Scrivere ti crea problemi nella vita quotidiana? Ma no, è una benedizione. Finalmente i condòmini hanno trovato a chi far scrivere i verbali delle riunioni!

Come trovi il tempo per scrivere? Il tempo per scrivere è peggio della Titina, lo cerco ma non lo trovo.

Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena? Magari mi guardassero come se fossi un’aliena, almeno mostrerebbero un sano interesse erotico! (Qui Amneris “ha toppato” di brutto, ma Aurelio se l’è cavata alla grande. N.D.R.).

Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola? Uso la navigazione Ikea, come da istruzioni di Roberto Brugola.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Ho provato a farlo con Costanza, ma mia moglie non ha gradito.

 15194491_10211561419698011_1962728735350058834_oTutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Leggo tanto, tantissimo. Così non ho tempo per scrivere.

Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché? Sono un lettore onnivoro. Un tempo amavo i gialli, mentre ora preferisco i bugiardini, decisamente più pulp. Comunque leggo davvero di tutto, persino i romance. Grazie a te.

Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri. Tralasciando i classici, rispondo con due contemporanei che mi hanno formato: Stefano Benni, per la sua capacità di invenzione e la sua fede nel racconto; e Daniel Pennac, perché chiunque abbia un briciolo di cuore si è identificato con Benjamin Malaussène. E due contemporanei che mi piacciono tantissimo: Alessandro Berselli e il suo umorismo profondamente umano, e David Machado (suggerito da Berselli), di cui ho letto solo “Indice medio della felicità” ed è stato amore a prima vista:  vite spaccate dall’oggi, un’invenzione geniale e un viaggio da ricordare, struggente e bellissimo, con una lieve spolverata di umorismo a condire.

Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro?  Il talento non lo insegna nessuno. E se scrivere è un’arte come dipingere, perché non può esistere una bottega dove imparare a usare la penna? Che può servire anche a farsi le ossa, confrontarsi, incontrare autrici e autori che molto probabilmente non si conoscerebbero. Ma che non costi una fortuna. A quel punto meglio investire in buoni libri, quelli non sono mai troppi.

Vuoi parlarci delle emozioni che ti ha suscitato scrivere “Sirena”? Ho scritto solo un romanzo, e come tale lo prediligo particolarmente. Con lui ho riso e ho pianto, ma alla fine mi ha piantato lui.

Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? Sono troppo pigro per partecipare a concorsi letterari. E poi ci si prende troppo sul serio. Davvero devo essere felice e con orgoglio gridare al mondo di aver ricevuto un attestato di partecipazione al concorso di Mazzate sul Membro?

A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene? Sì, lo voglio. Ho appena cominciato una lacrimevole storia che vorrei scrivere a quattro mani con una scrittrice. Ma da quando gliel’ho chiesto non ha smesso di ridere.

Un consiglio a un aspirante scrittore? Sicuro, sicuro, sicuro?

E ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione? Di scrivermi, così capiamo insieme come fare!

Grazie per averci concesso questa intervista.

imgres

15226427_10211561411857815_2109093526_nClaudio Graziani torna dopo trent’anni nel suo quartiere natale, Sirena. Un quartiere tipico e genuino di Napoli, un luogo della mente, che non esiste o, forse, esiste troppo. Apparentemente è tornato per una sola ragione: scrivere una guida turistica. Durante il viaggio, a piedi o a bordo del pittoresco tram L3, sarà accompagnato da due ragazzi, Nino e Ninetta. A ogni fermata si imbatterà in monumenti dimenticati, personaggi di una volta, carte e storie di una Napoli forse non così lontana. Ricorrendo a vari stili e registri, attraversando diversi generi letterari ed epoche storiche, Aurelio Raiola accompagna il lettore in una discesa nell’oleografia di una Napoli descritta come mai prima: una cartolina dai colori opachi ma ancora vivissimi, percorsa da una tarantella antica eppur nuova, vissuta da donne e uomini di carne e cartone, fantasmi dalla normale eccezionalità. Perché niente, a Sirena, è esattamente quel che sembra.