«La Boscaiola» era un tipo schivo, però non dava fastidio a nessuno: una di quelle persone che non sembrano avere amici e nemmeno nemici. Eppure qualcuno l’ha uccisa. Poi ha infierito sul suo cadavere come se avesse un intento preciso.
Un nuovo caso per Vanina Guarrasi.
Ai piedi del Castagno dei cento cavalli, un albero secolare che cresce sulle pendici dell’Etna, due guardie forestali ritrovano il corpo di una donna brutalmente assassinata. La scena del crimine è sconcertante. Per il vicequestore Guarrasi, della Mobile di Catania, l’indagine si presenta subito complessa, se non altro perché sulla vittima non esistono praticamente notizie, quasi non avesse un passato. L’esperienza e la memoria del commissario in pensione Biagio Patanè – il migliore quando si tratta di abbandonare le mavaríe tecnologiche e operare alla vecchia maniera – sono dunque piú utili che mai, anche se l’anziano poliziotto appare un po’ distratto da un problema personale. Del resto, la stessa Vanina fatica a conciliare la vita privata con il lavoro: la prima la richiama sempre a Palermo, sua città natale; il secondo la porterà invece in un “luogo dell’anima” che appartiene alla sua infanzia.
Più che sotto un albero pareva di essere dentro un bosco.
– Facissi attenzione, dottoressa, che può inciampare nelle radici, – l’avvertí Spanò, mentre la precedeva. Adriano era già chino sul corpo della vittima. Quella che avevano di fronte sembrava una scena da thriller americano.
– Madonna santa, – mormorò Vanina, più colpita di quanto si aspettasse.
– Ora capí perché preferivo che lo vedesse con i suoi occhi, dottoressa?
Titolo: Il castagno dei cento cavalli.
Autrice: Cristina Cassar Scalia.
Serie: Vannina Guarrasi.
Genere: giallo.
Editore: Einaudi.
Prezzo: euro 10,99 (eBook); euro 17,57 (copertina flessibile).
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Il mio non è un non consiglio di leggerlo, perché io lo avrei letto anche conoscendo i punti esposti sotto e che considero fastidiosi: quando ci si affeziona a dei personaggi in pratica ogni nuovo romanzo diventa un abbonamento fisso. E mi dispiace parlarne male, perché ho trovato la maggior parte degli altri godibili, ma alcuni difetti (per me) che avevo iniziato a riscontrare in quelli, in questo ultimo hanno superato la mia soglia di tolleranza.
Innanzi tutto, l’abuso di modi di dire stralogori, che accetto nei dialoghi ma non nella narrazione. Vanina aveva una fame da lupo ne è un piccolissimo esempio, ma ce ne sono molti altri.
Poi: basta parlare di mangiare! Sono almeno sei romanzi che ogni due pagine CCS espone una sequela di cibi che i protagonisti mangiano a colazione, pranzo e cena! E quanto sono buoni, e come se li sbafano, e come gli viene l’acquolina in bocca!
E infine, più grave, ma qui c’è il rischio di spoiler: la soluzione, che viene trovata come per illuminazione divina, il nome di un personaggio passato solo di sguincio nel romanzo che sembra calato dall’alto dallo Spirito Santo.
Di Roberta Ciuffi vi segnaliamo “Solo tu nel mio cuore”.
Sono passati quattro anni dall’ultima volta che Leo di Castellana ha visto Gytta Buatère, prima di partire per andare a guadagnarsi una fortuna con la spada. All’epoca Gytta era solo una ragazzina, costretta su una sedia a causa di una caduta da cavallo durante l’assalto di un gruppo di mercenari. Ora ha rispettato la promessa di un tempo ed è diventata una bellissima donna, ma non solo questo. Qualcuno ha riconosciuto in lei l’erede di una nobile famiglia, signora di un feudo, e i suoi parenti hanno deciso di usarla per i loro interessi. Questo, Leo non può permetterlo e decide di aiutare Gytta a conquistare la sua libertà, come padrona del suo contado, ma anche come donna libera di scegliere il proprio destino. E poi, se lei vorrà, potrà accettarlo non più come il suo salvatore e protettore, ma come il suo amore.
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