Recensioni

Recensioni in Pillole: Laura MacLem, Madeline Miller, Petros Markaris

Regina di fiori e radici, di Laura MacLem

Quasi nulla di quello che è stato detto riguarda me, nonostante sia la mia storia. Si è narrato della passione di mio marito, della disperazione di mia madre, della decisione di mio padre. Si è parlato della sofferenza dei mortali e dei riti che da allora vengono compiuti, per far sì che ciò che accadde non debba mai più ripetersi. Si sono narrate storie parallale e storie contrastanti, si ricordano particolari suggestivi, ma di ciò che riguarda me, di ciò che accadde a me, sembra si conosca ben poco. Eppure è la mia storia. Non è la storia di Ade, il signore dell’Oltretomba, delle anime dei defunti e di tutto ciò che cresce nel sottosuolo; non è la storia di Demetra, la Madre Terra che errò nel mondo alla ricerca della sua unica figlia, scomparsa nella tenebra di Erebo; e, certamente, non è la storia di Zeus, che permise tutto ciò avvenisse, finché i mortali non gli ricordarono, attraverso la loro mortalità, ciò che doveva fare. In questa storia ci sono anche loro, ma non è la loro storia. È la mia. La storia della dea della primavera e regina dell’Averno, contesa tra due mondi, finché la contesa non mi obbligò a compiere la mia scelta. Quasi nulla si sa di ciò che significò, per tutti. Eppure rese il mondo ciò che è. Perché io sono regina di fiori e radici. Io sono Persefone.

La recensione di Amalia Frontali

Laura MacLem è una di quelle autrici che fanno cambiare idea, che abbattono le prevenzioni. Io non sono un’amante delle riscritture e dei retelling. Quelli austeniani li temo perfino, e ne leggo, in generale, pochi. Figuriamoci l’antica grecia e la mitologia.
Mi capitò fra le mani (in senso lato, sul kindle) questo romanzo, che vi propongo, “Regina di fiori e radici” la cui cover, per inciso, non mi piaceva. Ma qualcosa nel mito di proserpina mi ha sempre talmente affascinato, che ho deciso di sfidare i miei pregiudizi.
Un romanzo splendido, una dinamica psicologica e narrativa così lirica e al contempo credibile, che la cornice del mito “tradizionale” sembra sfaldarsi davanti agli occhi del lettore per rivelare una verità, un reale – se reale può essere una storia che parla di divinità – svolgimento dei fatti. Un senso più profondo da cui il mito ha preso origine scolorendosi e appunto mitizzandosi. Pagina dopo pagina ti convinci che debba essere andata così, coma Laura racconta.
Brava, bravissima.

La canzone di Achille, di Madeline Miller

Dimenticate Troia, gli scenari di guerra, i duelli, il sangue, la morte. Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, prima amici, poi amanti e infine anche compagni d’armi – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna. Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride.

La recensione di Saka Panichelli

Consiglio “La canzone di Achille” di Madeline Miller, che ci descrive il rapporto tra Achille e Patroclo dalla crescita dei due fin da ragazzi, guidati da Chitone, prima profondamente amici, fin ad essere fratelli, eppoi guerrieri.
Qui non si parla della guerra di Troia sanguinosa e cruente, ma del rapporto d’amore tra i due, di Patroclo più fragile e sensibile che si lega ad Achille, sicuro e inarrestabile nelle sue passioni sfrenate, non di dipendenza ma di diversità che si unisce fino a creare un Uno.
La scrittura è fluente, epica, con profondi studi sulla classicità greca, nulla viene lasciato al caso. Un romanzo pieno di Humanitas che solo la Grecia nella sua naturalezza anche verso l’omosessualità ci ha insegnato.

La serie del Commissario Kostas Charitos, di Petros Markaris

Wikipedia: Il Commissario Kostas Charitos è un personaggio letterario creato dallo scrittore greco Petros Markarīs. È un commissario di polizia che vive e lavora ad Atene, ottenendo molti successi investigativi con il suo stile personale e molto coinvolgente. Protagonista di numerosi romanzi oltre alla raccolta di storie brevi I labirinti di Atene(2008) e l’introspezione del suo autore Io e Kostas Charitos(2010) e “L’assassinio di un immortale. Dalle rotte dei migranti alle indagini del commissario Charitos ” (2016).
Nelle sue storie assumono un ruolo importante il Capo della Polizia Ghikas, la moglie Adriana, casalinga, la figlia Caterina, avvocato, e il genero Fanis, medico, che, a modo loro, lo aiutano nelle indagini. Da citare inoltre gli agenti Dermitzakis e Vlasopoulos, Koula la segretaria di Ghikas e il giornalista Sotiropoulos. Altro personaggio molto importante è Lambros Zisis, un ex oppositore del regime dei colonnelli, che Charitos ha conosciuto quando era prigioniero nel carcere di Boubulinas. La narrazione segue sempre il pensiero dell’io del commissario, disincantato, a tratti amaro, ma umano e mai privo di una vena di ironia con cui guarda non solo il mondo che lo circonda, ma anche se stesso e la sua vita.

La recensione di Paola Varalli

Consiglio i libri di Markaris. Il suo personaggio è il commissario Kostas Charítos, appassionato lettore del dizionario, sposato con Adriana, tipica moglie e mamma greca che cucina divinamente e a volte lo vessa. Le atmosfere sono casalinghe e lo spaccato della società greca esce prepotente da tutti i suoi romanzi. Non è il tipico detective tutto armi, pugni e violenze, anzi… se proprio dovessi accomunarlo a un altro grande protagonista direi che si avvicina più al commissario Maigret che agli investigatori alla Chandler. Le indagini ateniesi di Charitos sono sempre molto interessanti e la scrittura ha un ottimo ritmo.

I libri sono stati acquistati.

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
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