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Bologna-Eventi: Quando uno scrittore regala voce ai capolavori dell’Arte

Dalla nostra corrispondente di Bologna, Giusy Giulianini.

Pubblico delle grandi occasioni, lo scorso mercoledì, alla Libreria Coop Ambasciatori di Bologna per la prima di Alessandro Castellari, In ascolto di voci mute. Racconti d’arte (Pendragon, 2019, pagg. 136). Non solo ai piedi del palco, ma addirittura ad affollare le scale fino al terzo piano, e non solo colti spettatori di mezza età, prototipo del lettore medio, ma anche giovanissimi studenti. A dimostrazione di quale nobile ruolo divulgativo rivesta l’opera presentata, con la quale l’autore dà voce ad alcuni dei capolavori più amati della storia dell’arte, immaginando pensieri e parole dei soggetti raffigurati.

Alessandro Castellari del resto vanta un prestigioso curriculum di docente, scrittore e critico letterario e già nel suo precedente Quando parla la Gioconda (Pendragon, 2018) ha dato prova di arguta immaginazione nel cucire addosso gustose invenzioni, quindici per l’esattezza, ad alcuni protagonisti di altrettanti capolavori. Nell’attuale In ascolto di voci mute i racconti sono invece venti e con maestria l’autore li colora delle più diverse sfumature narrative: pensosa, drammatica, ironica, grottesca.

A introdurlo, questa sera, chi meglio di Eugenio Riccomini, storico dell’arte insigne, allievo di Carlo Volpe e Francesco Aracangeli e loro successore all’Università di Bologna?
La voce funambolica di Paola Ballanti e quella sapida di Saverio Mazzoni daranno poi concrete parole ad alcuni protagonisti di capolavori immortali.

Da sinistra: Saverio, Mazzoni, Alessandro Castellari, Eugenio Riccomini, Paola Ballanti

È Antonio Bagnoli, l’editore di Pendragon, ad aprire la serata sottolineando l’ottimo successo riscosso da Alessandro Castellari con il precedente Quando parla la Gioconda e a informarci che Eugenio Riccomini è l’autore della postfazione dell’opera. Gli cede subito la parola e l’altro la raccoglie con un sorriso, rivelando che lunga è la sua consuetudine con Alessandro Castellari, e assidua peraltro. Anche stamattina era infatti a casa a sua per un caffè, come fa da anni due volte la settimana, caffè e arte insieme per un’apertura riflessiva di giornata. Sottolinea poi, da perfetto imbonitore, che l’opera in oggetto pesa solo 170 grammi, è lunga 17 centimetri e larga 11, quindi sta comoda in tasca e può seguirci dappertutto. Accoglie cinque racconti in più, è vero, ma l’intero libro si legge in un’ora. Alessandro Castellari non è uno storico dell’arte, ma va nei musei e nelle chiese e si appassiona alle illustrazioni dei libri. Guarda con voracità, lui, mentre Riccomini, davanti alle opere, confessa un brivido simile al piacere sessuale. Castellari è un letterato e quindi gli riesce facile immaginare che i protagonisti di quelle opere parlino e agiscano, mentre lui sta in prima fila a osservarli, come davanti a un palcoscenico. In tal modo l’autore non è costretto a vincoli di luogo o di età, inizia con un’opera del 1220, Il mietitore di Benedetto Antelami, e prosegue fino al 1928 de Il Pigmalione di René Magritte, in una carrellata di monologhi nei quali ogni protagonista parla di sé, vivo e presente nell’invenzione dell’autore.
Alessandro Castellari è in fondo un iconologo, che utilizza l’immagine per collegarsi al mito e alla storia.
D’altronde, ricorda ancora Riccomini, l’esergo del libro riporta un passo delle Lezioni americane di Italo Calvino, a proposito de Il castello dei destini incrociati: “[…] ho adottato il metodo di raccontare le mie storie partendo da quadri famosi della storia dell’arte, o comunque da figure che esercitano su di me una suggestione”.
Anche per Alessandro Castellari il racconto parte da un’immagine e subito ci svela come nasce la sua narrazione. È l’opera d’arte a colpirlo dapprima, per fascinazione come nel caso de Il compianto su Cristo morto di Giotto, o per divertimento, come accade invece per Annunciazione di Lorenzo Lotto, in cui un gatto irrompe nella scena mistica come un riuscitissimo colpo di teatro. Solo in seguito si affaccia il pressante interrogativo della scelta di quale personaggio far parlare. Completato il processo, l’analisi artistica cede il passo alla finzione letteraria.

Dopo le brevissime introduzioni dell’autore e del relatore, Paola Ballanti e Saverio Mazzoni prestano le loro voci ai protagonisti di quattro racconti che Alessandro Castellari dona con generosità all’ascolto del pubblico.
Paola legge Ingres non sa nulla di noi, nel quale a parlare è la bagnante di spalle de Il bagno turco di Jean-Auguste-Dominique Ingres, il pittore della perfezione, racconto per il quale l’autore ha assunto come punto di riferimento Stati di donna della grande sociologa Nathalie Heinrich, una profonda analisi intorno al destino del letterario femminile in Occidente.

Mazzoni invece dà voce a Il paese della fame, di cui protagonista è Il Mangiafagioli di Annibale Carracci, artista principe della realtà, e lo spunto letterario Il Paese della fame di Piero Camporesi, disamina di alcuni grandi miti folklorici (il carnevale, la cuccagna, il sabba) in rapporto con le pratiche culinarie. L’uno e l’altro a dimostrazione che chi scrive riceve innumerevoli sollecitazioni da altri scritti. E che l’invenzione letteraria può raccontare di più dell’arte stessa.

Paola Ballanti legge poi Artemisia l’unico racconto della raccolta a rappresentare un “errore tecnico”: in esso infatti non parla un personaggio del dipinto Giuditta che decapita Oloferne, ma la sua autrice, Artemisia Gentileschi. Lo spunto letterario in questo caso deriva dal Libro di Giuditta dell’Antico Testamento e dal romanzo Artemisia di Anna Banti. Si tratta di un soggetto classico che da sempre rappresenta il trionfo della virtù sul vizio, dell’obbedienza a Dio sull’infedeltà.

Da sinistra in alto: Il bagno turco di Ingres, Il mangiafagioli di Carracci, Giuditta che decapita Oloferne di Gentileschi, Alessandro Manzoni di Ingres.

Per concludere la serata Saverio Mazzoni legge Don Lisander, che rimanda al soprannome affettuoso riservato dai milanesi ad Alessandro Mancini, e di cui è protagonista lo stesso scrittore nel ritratto di Francesco Hayez. Qui lo spunto letterario arriva da La famiglia Manzonidi Natalia Ginzburg, biografia di una grande famiglia ricostruita attraverso gesti e sentimenti quotidiani.

La presentazione si conclude così, precisa nei tempi e appassionante nei contenuti. A salutarla, un lungo e caloroso applauso da parte di un pubblico che, incollato alle sedie fino alla fine, si è alzato solo per correre a congratularsi con l’autore.

ALESSANDRO CASTELLARI ha insegnato italiano e storia alle superiori; ha collaborato a lungo con l’Università di Bologna per i programmi di aggiornamento degli insegnanti di lettere. In anni recenti ha collaborato con la redazione bolognese di «Repubblica» alla recensione di libri. Ha pubblicato antologie letterarie per il biennio e ha curato varie edizioni scolastiche di testi narrativi per Mondadori e Principato. Con Maria Teresa Cassini ha pubblicato il saggio La pratica letteraria (Apogeo, 2007, nella collana diretta da Umberto Galimberti). Ha dato alle stampe nel 2009 Manzoni si diverte (Perdisa), una raccolta di parodie di autori illustri. Per anni, insieme a Stefano Benni, ha organizzato importanti incontri culturali. Con Pendragon ha pubblicato nel 2016 i racconti Gli uomini e le donne, nel 2018 le conversazioni d’arte Quando parla la Gioconda e nel 2019 i racconti d’arte In ascolto di voci mute.

L’immagine di copertina raffigura Alessandro Castellari e Giusy Giulianini.

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Giusy Giulianini

Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna.
Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì?
Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato’.

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