L’agente sotto copertura con il tatuaggio del drago, Kowloon, ha spesso aiutato la polizia a risolvere casi complicati. Le sue capacità lo hanno reso celebre, ma la sua personalità impulsiva lo ha trascinato in una serie di problemi.

Regia di Fruit Chan.
Cast: Juju Chan, Kevin Cheng, Endy Chow, Annie Liu, Sheldon Lo, Anderson Silva.
Genere: Azione (2019).
LINK per l’acquisto (lingua originale). 

Ritrovo con piacere Fruit Chan che vidi a Udine al Far East nel ’97 con il film che celebrava l’handover, made in Hong Kong.

In netto contrasto con i giocattolini propagandistici della Cina continentale che celebrano la potenza distruttiva delle forze armate, questo è un tipico film di HK con i pregi e i difetti di quella produzione, ma che mi riporta a tempi passati.

Si presenta come un colossal per tutti, animato dal senso dello spettacolo un po’ bambino e a forti tinte, declinazione di un cinema che non si vergogna dei sentimenti, anche quelli espressi in modo più eclatante proprio perché è genuinamente popolare e non prodotto da intellettuali a tavolino. Certo la varietà e l’alternanza dei toni può colpire lo spettatore occidentale, ma chi frequenta questo cinema sa che il cambio di registro, a volte persino brusco, è una delle caratteristiche segnanti di questo cinema.

Di fondo è la lotta tra un poliziotto insofferente alla disciplina contro un ferocissimo serial killer che, benché abbia qualche giustificazione, è dipinto larger than life. Che, in omaggio al cinema di HK che è uno dei più razzisti e politicamente scorretti del mondo (evvai!), il cattivo sia il nero brasiliano Anderson Silva ci sta, anche perché la caratterizzazione è perfettamente riuscita. Max Zhang fa la sua parte con convinzione e bravura. Non è Bruce Lee e neanche Jackie Chan, ma Fruit Chan cita entrambi, il secondo segnatamente in una variante dell’inseguimento con le bici nei vicoli di Macao.

Ma è davvero solo un giocattolo? Conoscendo Fruit Chan è difficile da credere. Se anche la confezione è sontuosa, i ritratti di Macao (con i nuovi quartieri parigini e le vecchie strade portoghesi) e di Hong Kong sono molto puntuali, amorevoli vorrei dire. E poi il protagonista, l’Ispettore Kowloon porta il nome della penisola dei Nove draghi, che porta incisi sul petto e dei quali per un po’ quasi si vergogna se non altro per giustificare una rinascita che trova la sua apoteosi quando, in un film di impianto tuto sommato realistico, il drago a nove teste esce davvero dall’oceano per salvare la sua città da qualsiasi ingerenza esterna. E non finisce qui, perché il regista si permette di citare rapidissimo ma con grande padronanza della materia persino Red Dragon e Seven, ma sono dettagli che si possono vedere o anche no. Resta il gusto di una grande storia, appassionante che vive soprattutto sul fascino della città e della sua unicità. Certe cose succedono solo… Made in Hong Kong.

La Pagina-Autore di Stefano Di Marino