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Recensione: Nascosto in uno scatto, di Nancy Naigle

Kasey, suo marito Nick e il piccolo Jake, tre anni, sono una famiglia felice. Vivono per scelta nella tranquilla cittadina di Adams Grove, Virginia.

Nick si occupa con passione della loro fattoria, Kasey si dà da fare come fotografa. È brava e i suoi scatti entusiasmano Cody Tuggle, star del country, che vuole lei e nessun altro per il reportage ufficiale del suo tour negli Stati Uniti.

Kasey è incerta, non le va di stare troppo a lungo lontana da Nick e Jake; in ogni caso, qualsiasi cosa decida, il futuro appare denso di promesse. Se non fosse che, in un attimo, tutto va in pezzi.

Da un giorno all’altro Kasey non ha più niente se non uno scopo: sapere che ne è stato del suo bambino. A tutti i costi, qualunque sia la verità.

Dov’è il piccolo Jake? Tornerà mai a casa? E mentre un’intera comunità si mobilita nelle ricerche, qualcuno ha altri progetti.

Titolo: Nascosto in uno scatto.
Autrice: Nancy Naigle.
Serie: Adams Grove, Volume II
Genere: Crime.
Editore: Amazon Publishing.
Prezzo: euro 3,99 (eBook); euro 9,99 (copertina flessibile).

Che dirvi? La storia non mi ha convinto. Troppo americana, alcuni passaggi mi hanno lasciata perlomeno perplessa. Forse, però, quelli nati negli U.S.A. sono geneticamente diversi da noi. Altrimenti, non saprei proprio spiegarmi la leggerezza fantascientifica con cui la protagonista del romanzo vive i momenti più atroci della vita di una donna, pensando che, tutto sommato, “domani è un altro giorno”.

Cominciamo dall’inizio: siamo in agosto, nello stato della Virginia. Kasey Phillips fa la fotografa. È bella, ricca, ha un giovane marito, Nick, e un bimbo di quasi quattro anni. La sua vita viene sconvolta quando Nick muore in un incidente stradale. In macchina con lui c’è anche Jake, il figlio della coppia, che è sparito, probabilmente portato via dalla corrente del fiume. Come se tutto ciò non bastasse, forse Nick è stato ucciso, perché in quel punto (così dice la polizia) hanno già sparato a delle auto spedendole nel fiume sottostante.

A questo punto, cosa vi sareste aspettate? Vedova affranta e madre disperata in cura dallo psicanalista per elaborare il lutto e polizia sulle tracce dell’assassino? Manco per niente. Il lutto di Kasey non è proprio straziante (anche perché nel giro di cinque mesi ha già sostituito il defunto) e la polizia brancola nel buio. Il cadavere di Jake non si trova e la nostra eroina decide di accettare il lavoro che le era stato proposto prima del luttuoso evento da Cody, divo della Country music. Lo seguirà nei suoi concerti per scattare foto del gruppo dell’artista e cercare il figlio scomparso, convinta che sia ancora vivo.

La storia, però, non finisce qui. L’esistenza della nostra vedova è tutto uno scorrere di piacevoli sorprese e di novità alle quali lei non si sottrae, compreso finire sulle pagine delle riviste di gossip.

Da donna concreta mi sono chiesta perché, dopo il funerale, nessuno l’abbia informata dei movimenti bancari e degli acquisti del marito, come abbia potuto abbandonare una fattoria redditizia nelle mani dei vicini, perché un tizio che nemmeno conosce le abbia prestato, senza alcuna garanzia, la propria macchina per andare a un appuntamento di lavoro, perché la polizia non abbia indagato a fondo sulla morte del marito e sulla scomparsa del figlio. Inoltre: è mai possibile che un bambino di quattro anni, che ha appena visto morire il padre, accetti di vivere lontano da casa, senza nemmeno piangere e fare storie solo perché la mamma deve lavorare? Cosa ne sa un bambino? Un bambino prova solo dolore e disperazione.

La signora Phillips, inoltre, mi ha sconcertata quando, a storia ormai conclusa, accetta in regalo un cucciolo, sebbene lei abbia già il vecchio cane del marito. Ma sono passati sei mesi dalla morte di Nick e, come lui, anche l’anziano cane va messo nel dimenticatoio, lasciato nella vecchia fattoria insieme agli altri animali di cui qualcun altro (chi?) si occuperà.

Forse, l’errore sta nella situazione iniziale. A meno che non ci si liberi volontariamente di un marito detestato, violento, traditore e/o rompiscatole, ogni lutto ha bisogno di tempo per essere elaborato. E qui, questo tempo manca del tutto, nonostante le giustificazioni che l’autrice si affanna di continuo a dare. Ho preso più seriamente la morte del mio gatto Taddeo. Ma io sono italiana, sensibile, e non vivo in un Romantic Suspence. Vi ho spiegato la mia posizione.

Pregevole e curata la traduzione di Roberta Marasco.
Consigliato a chi ha meno di quindici anni, a chi ha una certa età e un principio di Alzheimer, a chi crede negli extra terrestri. Tre stelline.

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Macrina Mirti

Macrina Mirti

La passione per i romanzi Horror le deriva dalla professione che svolge: è insegnante in una scuola secondaria di secondo grado.
Nei (rari) momenti liberi, scrive come se non ci fosse un domani.

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