La Guerra ci aveva strappato le nostre inutili certezze, la sua fame vorace non aveva fatto distinzioni. Ci aveva lasciati mozzi, inorriditi sulle macerie del nostro grande impero e tuttavia vittoriosi.
Il mondo dorato in cui vivevo non era che un guscio inconsistente che svelava le sue crepe. Vedevo quelle persone in pezzi e sapevo come aggiustarle.
Per Lord Nicolas Stanford, avevo un cervello fatto di viti e ingranaggi e forse lo era anche il mio cuore. Guardavo un oggetto inanimato e la mia mente era in grado di immaginare il meccanismo che l’avrebbe fatto muovere. Ero un’inventrice sul libro paga del signor Holmberg, l’uomo che aveva inventato le macchine in grado di sconfiggere i nostri invasori e vincere la Guerra. Egli sembrava comprendermi come nessuno al mondo e guardava con orgoglio al mio lavoro e alle mie aspirazioni.
Lui e Nicolas erano come il giorno e la notte ma io sapevo che avevano un segreto. Erano legati da una passione indicibile. L’avevo vista bruciare e quel fuoco sembrava lambirmi con le sue dita seducenti.
Presa in quel vortice non mi restava che cercare di non cadere come una falena sulla fiamma.
Per quanto mi dibattessi e lottassi, le pareti della mia gabbia dorata erano sempre pronte a chiudersi.
Non l’avrei permesso.
Avevo uno scopo, ero pronta per il futuro.

Titolo: Minerve.
Autrice: Giuditta Ross.
Genere: Romance steampunk MFM.
Editore: Self-Publishing.
Prezzo: euro 2,99 (eBook); euro (cartaceo).
Data di uscita:  28 luglio 2021.
LINK per l’acquisto: QUI.

«Sono un’inventrice.»
«Hai degli obblighi verso la tua famiglia, verso la società.»
«Il mondo non è più quello di una volta, mamma. La guerra ha cambiato tutto.»
«Elisa e Jenny Pembleton si sono fidanzate il mese scorso. Un visconte e un marchese.”
«Potrei decidere di non sposarmi, di non avere dei figli e vivere del mio lavoro.»

… la quasi totalità delle fanciulle da marito e delle loro accompagnatrici era indulgente nei miei confronti. Non ero mai stata sulla piazza. Non sarei mai stata una degna avversaria o in competizione per il partito migliore.

«Respira. Sorridi. Sta’ dritta.»

Minerve Watherhorse ha 23 anni. È un’abilissima inventrice di automi e altri macchinari, e lavora per Lennart Alexander Holmberg, l’industriale grazie alle cui micidiali macchine di morte l’Impero britannico ha vinto la guerra. È innamorata – senza speranza da un pomeriggio di tre anni prima – dell’amico d’infanzia Nicolas, Lord Stanford.

«E per l’amor di Dio, Minerve, cerca di arrossire con grazia ogni tanto.»

Una protagonista particolare questa Minerve Watherhorse: bella di una bellezza non convenzionale, intelligente, eccentrica, che vive stretta tra le pastoie di tutto ciò che la Buona Società ritiene fondamentale e che a lei dà l’impressione di una boccata di cenere. Accanto a lei, due uomini: Holmberg, un gigante dall’intelletto prodigioso, e Stanford, apparentemente fatuo ma coraggioso e spregiudicato.

Un mondo steampunk quello creato da Giuditta Ross con pochi, abili accenni: un’Inghilterra dove i corsetti e le crinoline si accompagnano a veicoli a motore e a macchine volanti. Nonché ad armi terribili. Perché la guerra, per quanto vinta, è sempre in agguato. Certo, la vita sembra scorrere tranquilla come un tempo, soprattutto per le classi superiori: balli, feste, spettacoli teatrali, fidanzamenti e ancora balli. Ma questo palcoscenico beato nasconde marciume e violenza, appena dietro le quinte.

«Stai dritta Minerve. Inclina dolcemente il caso in segno di rispetto. Abbassa gli occhi.»

C’è una bambina. Un medico ha dovuto amputarle le mani, schiacciate da un macchinario spietato. Una punizione. Chi è? Da dove viene? E perché è scomparsa? Comincia da queste domande una vicenda che avvince il lettore e lo trascina fino all’ultima pagina. Se c’è qualcuno che sa giocare con il page turner, be’, questo qualcuno è Giuditta Ross.
Leggetelo.