La mia valutazione: CINQUE stelline.
Titolo: Dimmi che è vero
(Tell me it’s real).
Autore: T. J. Klune.
Editore: Dreamspinner Press (3 giugno 2014).
Traduzione: Claudia Milani.
Copertina: Reese Dante.
Pagine: 398.
Prezzo: euro 5,23 (ebook).
Credete nell’amore a prima vista?
Paul Auster no. Anzi, Paul non crede quasi in niente.
Ha trent’anni, è leggermente sovrappeso, e le sue caratteristiche migliori sono
l’umorismo caustico e il modo colorito e vivace di commentare quel poco che gli
succede. I suoi migliori amici sono Rotelle, un cane con due zampe, e Helena
Handbasket, una drag queen sull’orlo del bipolarismo. Paul trascorre le
giornate in un cubicolo a svolgere un lavoro senza prospettive, e si ripromette
di continuo che se il pappagallo omofobo di sua nonna lo insulterà un’altra
volta, gli tirerà il collo.
Poi arriva Vince Taylor.
Vince è il suo esatto contrario: sexy, sicuro di sé, e
più ottuso di una gallina. E quando, per qualche ragione sconosciuta, questa
specie di dio comincia a fargli insistentemente il filo, Paul si convince di
essere il bersaglio di uno scherzo, perché non è possibile che uno come Vince
possa essere interessato a un perdente come lui.
Ma dopo averlo investito con la propria auto –
involontariamente e con il terrore di aver commesso un omicidio – Paul è
costretto a guardare Vince con occhi diversi, e scopre che l’unico ostacolo tra
loro è rappresentato solo da se stesso. Un ostacolo che sembra incapace di
superare, almeno finché Vince non è costretto ad affrontare un doloroso evento
famigliare, e Paul deve decidersi ad accantonare i propri dubbi e stare accanto
all’uomo che lo trova perfetto così com’è.
 

T. J. Klune non ti dà nessuna
terza possibilità. O lo odi, o lo ami. Io voglio adottarlo, lasciargli in
eredità tutte le mie (poche) sostanze, compresi cagnetta e gatti, e fare da nonnina ai suoi figli. Ecco, l’ho
detto. L’ho scritto. Dopo T. J. sarà difficile non trovare noiosi molti libri…
Paul è tutti noi: autostima?
Pochina. Specchio di casa? Si evita come una purga. Amici? Uno solo, Sandy /
Helena. No, non sono due, “Sandy” e “Helena”, sono la stessa persona. Solo che,
come Superman quando ha una cabina telefonica a disposizione, anche il mite
Sandy si trasforma. Non in un eroe in calzamaglia, ma nell’esplosiva Helena,
drag queen di ammaliante fascino. E bella da morire.
Tutto qui l’universo che
circonda Paul? Reggetevi forte.
Chi non ha un cane in
famiglia? Basta, abbassate quelle due-tre mani. E vergognatevi. Paul non ha UN cane: ha
Rotelle, un bastardino privo di coda e zampe posteriori, ma fornito di un carrellino
che gli permette di scorrazzare indisturbato per tutto il mondo umano e canino.
Proseguendo con il mondo animale,
non possiamo tralasciare Johnny Depp. No, non quel Johnny Depp. Qui si tratta dello sboccatissimo pappagallo di
nonnina, che prova un sadico piacere nello sbeffeggiare Paul, rinfacciandogli
la sua omosessualità.
Altri personaggi? Non so a
che mondo (umano, animale, così-così?) assegnare il fantasma di una donna
mestruata che pare infesti l’appartamento di Paul. Il quale, animo tenero e
solidale, le mette a disposizione un bel pacchetto di Tampax, per la serie “Non
si sa mai”, puntata 3 “Estote parati”.
Vogliamo parlare dei genitori
del nostro? Lasciamo la parola al protagonista:
 Mi
capita continuamente di sentire storie terribili di persone che dichiarano di
essere
omosessuali e vengono rinnegate dalle proprie famiglie
e sbattute fuori di casa a calci. Anch’io avevo paura quando avevo sedici anni
e stavo per rivelarmi ai miei. Sandy lo aveva già fatto con i suoi e la notizia
era stata accolta con indifferenza, quindi ci aspettavamo che lo stesso
succedesse a me. Dio, se ci sbagliavamo. Siccome sono figlio unico, ovviamente
ci rimasero male. Per, tipo, due secondi. Una volta che mia madre si fu asciugata
le lacrime e mio padre ebbe disteso le sopracciglia, erano corsi a collegarsi a
internet per cercare due cose: dove fosse la sede più vicina
dell’Associazione dei genitori di gay e lesbiche, e
come si usasse correttamente una diga dentale.
Insomma, in questo mondo
strampalato (credo di non avere dimenticato niente e nessuno…) arriva Vince. Bello,
moderatamente intelligente, gay disconosciuto dai genitori (il padre è un importante
uomo politico). E questo mondo esplode in una girandola di mille colori.
Ripercorrendo la storia dei
genitori (una settimana per conoscersi, amarsi, sposarsi), Paul cade con tutte
le scarpe nell’amore. Conoscendolo, sappiamo che cercherà di resistere con
tutte le sue forze. Perché lui non
crede nell’amore, quello eterno, tutto cuoricini e stelline, mano della mano e
occhi appassionati. Del resto, gente, lo sappiamo che quelli refrattari sono i
primi a crollare davanti a questo sentimento devastante!
Bene, adesso abbiamo gli
ingredienti. T. J. ci cucina un piatto sopraffino. Si ride e poi si piange, o
si bela come pecore impazzite davanti a quelle che non esito a definire le “pippe”
mentali di Paul. Che si crea, da sempre, dei tremendi film mentali su tutto
quello che gli capita, mescolando alla realtà le proprie paure, i propri sogni
(qualche volta, incubi). Anche per noi diventa difficile districarsi in questo
ginepraio di pensieri impazziti.
Ne viene fuori una storia
divertentissima, anche quando leggiamo scene tristi e delicate, perché la penna
dolcemente velenosa di T. J. non risparmia niente e nessuno. Nemmeno sul letto
di morte.
Delizioso. Indimenticabili la
storia e i personaggi.
Splendida la traduzione di Claudia Milani, alle prese con i deliri di Paul e uscita vincitrice da questa lotta furibonda.
Vado a fare testamento. Chissà
se T. J. amerà Bonnie e i gatti? Credo di sì.