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Recensione: L’ombra di Perseo, di Daniela Mencarelli Hofmann

Se Laura è Medusa, Marco è Perseo? Oppure lo è Golan?
Chi, degli uomini che, come api impazzite, circondano Laura, ha impugnato il coltello che l’ha uccisa?
Ciascuno di loro ha un movente, ciascuno di loro odia le donne.

Marco si sveglia in un letto d’ospedale in gravi condizioni e non sa come c’è finito. Sente un dottore e un poliziotto accordarsi sui tempi dell’interrogatorio, perché lui, il paziente, non è ancora fuori pericolo. Marco non ricorda nulla, ha come un buco nero nella testa: se chiude gli occhi, vede solo rosso. Sa di essere stato a Milano a cercare lavoro – aveva un’impresa, ma è fallita – e di aver ripreso il treno e ricominciato a bere, dopo l’umiliazione dell’ennesimo colloquio. Non sa però che sua moglie Laura, gravemente ferita, è in coma e che la polizia sospetta di lui. Solo la figlia maggiore, Zoe, crede alla sua innocenza. Zoe lascia la famiglia e il lavoro a Berlino per venire a Roma dai genitori. Partecipa con ostinazione alle indagini della polizia e scopre progressivamente intorno a sua madre un mondo di uomini che odiano le donne. Ognuno con il suo movente.

Titolo: L’ombra di Perseo.
Autore: Daniela Mencarelli Hoffmann.
Genere: Narrativa contemporanea; Giallo.
Editore: Le mezzelane editrice.
Prezzo: euro 4.49 (ebook); euro 11,90 (cartaceo).

Copia fornita dalla casa editrice.

L’ombra di Perseo è il primo romanzo di Daniela Mencarelli Hofmann.
È il primo libro che leggo di Le Mezzelane Case editrice e devo dire che sono rimasta positivamente impressionata dalla cura che questa c.e. mette nei suoi libri: dall’impaginazione dell’ebook alla cura del testo, nulla è sfuggito.
Il romanzo, invece, non è riuscito a conquistarmi.
Confesso: forse me la sono andata a cercare, non è il libro per me che da anni mi occupo, come attivista femminista, anche di violenza di genere e sull’argomento ho letto tantissimi saggi, ma anche molti testi narrativi.
La violenza di genere, infatti, anzi proprio il femminicidio, è il tema, o uno dei temi principali, del libro. L’autrice dimostra di avere una buona preparazione sull’argomento (ho apprezzato molto che non sia caduta nei soliti stereotipi sull’uomo che è violento perché ai margini della società), ma non mantiene poi tutte le promesse di scavare a fondo nella psicologia dei personaggi (gli uomini violenti, anche se in modo diverso, nel romanzo sono almeno due, ma non ho trovato i loro personaggi così efficaci come speravo).
Forse il difetto maggiore che ho trovato nel romanzo è proprio quello di mettere in campo tantissimi temi, tutti molto complessi come la violenza sulle donne e il femminicidio, i pregiudizi contro gli stranieri, la disabilità, la fine di un rapporto, in uno spazio tutto sommato breve (meno di 250 pagine), con l’effetto, credo inevitabile, di non riuscire ad approfondire davvero nessuno di questi aspetti, almeno non quanto mi sarei aspettata.
Si sente forte l’esigenza dell’autrice di voler raccontare tantissimo, si percepisce la passione per molti di questi nuclei, ma i personaggi non riescono poi a reggere bene a questo sovraccarico, facendo perdere smalto alla narrazione, che è impostata come un giallo e quindi a maggior ragione dovrebbe scivolare con un buon ritmo.
Lo stile è pulito e scorrevole ed è decisamente un punto a favore dell’autrice.

Voto: 3/5

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Beatrice da Vela

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