Recensioni

Recensione: Lei era nessuno, di Letizia Vicidomini

Ines è una bella donna di cinquantacinque anni, impiegata, vedova, con due figlie. La sua vita ruota intorno a loro, ma da vent’anni c’è uno spazio che dedica solo a sé, e all’uomo che con lei divide quel tempo sospeso. Avvocato, sposato e padre, non le ha mai promesso nulla, e d’altronde lei nulla chiede: solo quell’ora o due di parole, carezze, sesso appagante. È felice, Ines, ma un giorno il suo paradiso sprofonda. Giuseppe manca a un incontro, non risponde al telefono, e lei non ha altri contatti. Non ha mai pensato che dovesse sapere più di quanto lui stesso le raccontava: solo ora si rende conto di non averlo mai conosciuto a fondo: addirittura il nome che le ha dato è falso così come la professione. E se fosse morto? Se gli fosse accaduto qualcosa di terribile? Nessuno avrebbe potuto avvisarla. Nessuno sapeva di lei. Lei era nessuno, nella vita del suo uomo.

Titolo: Lei era nessuno.
Autrice: Letizia Vicidomini.
Genere: Narrativa contemporanea, Romanzo psicologico.
Editore: Homo Scrivens, Collana Dieci.
Prezzo: euro 12,75 (copertina flessibile).

Ancora una volta, con Lei era nessuno (Homo scrivens, Collana Dieci, pagg.288, maggio 2019), Letizia Vicidomini firma un’opera che sfugge alle etichette di genere. È un noir senza dubbio, in quanto racconto di anime nere che assoggettano alle loro aberrazioni gli affetti più vicini; è un poliziesco, perché chiama in causa la paziente indagine di un ex commissario per raccogliere prove utili alla condanna dei colpevoli; è, soprattutto e per fortuna, un romanzo psicologico che scava con maturità e acume nella personalità di una donna tradita.

Ines pare vivere con magico equilibrio i suoi cinquant’anni. Si prende cura delle due figlie, che ha allevato da sola perché è rimasta vedova giovanissima, ed è impegnata in un gravoso ma appagante lavoro di helping, nel quale dedica agli emarginati della società le sue non comuni doti di empatia. Ines è anche una donna affascinante, che cura il proprio aspetto per sé e per Giuseppe, suo compagno da vent’anni, amante per la precisione, perché lui è sposato, ha una figlia e ha chiarito fin dall’inizio che non avrebbe lasciato la famiglia. A Ines va bene così, anche lei non vuole turbare le figlie che hanno già troppo sofferto per la perdita del padre, ed è felice di dividere con Giuseppe quel paio di ore che si regala ogni giorno: lo chiamano “isola”, quello spazio tutto loro, intreccio di passione e complicità immutate negli anni, ma anche di tenerezze e premure. Un giorno però Giuseppe manca all’appuntamento quotidiano, non risponde più al telefono e risulta irreperibile presso lo studio legale che aveva dichiarato suo. Là invece negano addirittura di conoscerlo e Ines, che non ha altre informazioni su di lui, non sa più che fare per rintracciarlo. Inizia così per lei una discesa agli Inferi nella quale finisce per perdere, insieme alla fede in quell’amore che credeva assoluto, la sua stessa identità. In un percorso che assume presto le agghiaccianti dimensioni di un incubo, Ines comprende che potrà ricomporre la propria frammentata identità solo se riuscirà a scoprire i motivi della sparizione del suo amante e, soprattutto, a svelare chi lui sia davvero.

Nel suo doloroso cammino di auto consapevolezza Ines incrocerà i suoi passi con Andrea Martino, l’ex commissario protagonista anche del precedente Notte in bianco (Homo scrivens, 2017). Ines e il poliziotto, lungo vie destinate a non incrociarsi, da completi sconosciuti che tali rimarranno, collaborano a svelare un raccapricciante disegno criminale, nel quale vittime e carnefici danzano un sabba crudele di patimenti e soprusi.

Letizia Vicidomini disegna con sensibile realismo una figura di donna dalle infinite sfaccettature: fiera e indipendente, realizzata si potrebbe dire, eppure prigioniera di un’immagine maschile illusoria, alla quale per troppo tempo demanda il proprio progetto di felicità. La sparizione dell’amante, la perdita di quell’isola beata che credeva di aver costruito con lui e che si rivela invece una cattedrale di bugie, causa un terremoto che rischia di annientarla, innescando la percezione devastante di un lutto che finisce per mettere in discussione ogni aspetto della sua vita.

Lei era nessuno è un romanzo profondo sulla violenza affettiva, tanto più crudele perché riservata ai sentimenti che dovrebbero sostenere e rincuorare, esercitata attraverso i più crudeli strumenti per l’esercizio costante del potere: sovvertimento dei normali valori, negazione della libertà, sopraffazione fisica e psicologica.
Impossibile non riconoscersi nella fragilità di Ines, che in un’ora soltanto perde i confini del suo mondo e impiega anni per costruirne di nuovi. Quelle basi però, così faticosamente ritrovate, saranno più solide e le consentiranno di conquistare una libertà di sé sconosciuta in precedenza.

Oltre a Ines, del resto, il romanzo è animato da una vivida galleria di straordinarie figure femminili: l’amica Anna, di complice sensibilità; la suocera Edvige, carica di anni ma dal moderno sentire; Maria, la madre della vittima, struggente nella sua cecità che non le impedisce però di “vedere” la dedizione di chi le sta accanto.

Violenza di genere, si diceva, in cui i personaggi maschili recitano un ruolo di perfida crudeltà, a eccezione di Andrea Martino, già conosciuto nel precedente romanzo dell’autrice come “il commissario buono”, in virtù dell’empatia che profonde nei riguardi delle vittime e per il profondo senso di giustizia che guida le sue indagini.

Personaggi di spessore, tutti, tra i quali si staglia Napoli: “meravigliosa e bastarda”, “ibrida come la sirena dalla quale ha avuto origine”, Napoli dai colori sfacciati, Napoli dai sapori che possono addirittura disgustare, Napoli “giostra felice”, Napoli dal ventre marcio.

Letizia Vicidomini mi ha guidato lungo le quasi trecento pagine del romanzo con scrittura sicura e vivace, accorata senza essere pietistica, espressiva senza mai diventare gergale. Lo stesso ricorso a coloriture dialettali, invero parco, dischiude frizzanti sipari teatrali cui la quotidianità di Napoli spesso somiglia.

LETIZIA VICIDOMINI, salernitana che vive a Napoli, è speaker radiofonica, attrice e voce pubblicitaria. È autrice di sei romanzi. Per Homo Scrivens ha pubblicato La poltrona di seta rossa (2014), Nero. Diario di una ballerina (2015), Notte in bianco(2017), con il quale è stata finalista a Garfagnana in giallo – Sezione romanzi editi,  e Lei era nessuno (2019).

Post precedente

Recensione: Necropoli, di Jordan L. Hawk

Post successivo

Recensione: Weightlifting Fairy Kim Bok Joo, K Drama

Giusy Giulianini

Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna.
Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì?
Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato’.

3 Commenti

  1. Lidia Calvano
    15 Giugno 2019 at 8:29 — Rispondi

    Bellissima recensione, grazie per i consigli! Sicuramente questo libro sarà in lista di lettura per l’estate.

  2. Giusy
    15 Giugno 2019 at 18:15 — Rispondi

    Grazie a Lidia e a Babette! Incuriosire i potenziali lettori è la sfida più intrigante per ogni recensore!

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *