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Recensione: La metà del cuore, di Viola Shipman

È passato molto tempo dall’ultima volta che Arden e la figlia Lauren hanno fatto visita a nonna Lolly, nel suo incantevole chalet su un laghetto del Michigan circondato da betulle dorate. Così, quando Lolly manda loro un biglietto dalla grafia stentata con la preghiera di raggiungerla, si mettono subito in viaggio. Le buste contengono anche due ciondoli d’argento, che come sempre racchiudono un messaggio importante. Quella di regalarsi ciondoli nelle occasioni speciali è infatti una vecchia tradizione di famiglia. Per questo tutte e tre indossano un bracciale da cui non si separano mai e che tintinna a ogni soffio di vento: una mongolfiera nel segno dell’avventura, una libellula portafortuna, un cappellaio matto perché nella vita serve sempre un pizzico di follia. Ma che cosa vuole dire loro nonna Lolly con così tanta urgenza? Quando Arden e Lauren arrivano nella casa sul lago, si rendono subito conto che qualcosa non va. Ci sono segreti racchiusi nei ciondoli che la nonna non ha mai voluto rivelare, ma che possono cambiare la vita di Arden e soprattutto della giovane Lauren, quella che ha sofferto di più in seguito all’abbandono del padre. È arrivato il momento per tre generazioni di donne di ripercorrere il filo rosso del loro passato e affrontare insieme le ombre, le emozioni e i sogni che rendono unica ogni esistenza.


Titolo: La metà del cuore.
Autrice: Viola Shipman.
Traduzione: R. Zuppet.
Genere: Narrativa contemporanea.
Editore: Giunti (Tascabili).
Prezzo: euro 4,99 (eBook); euro 13,60 (copertina rigida); euro 5,86 (copertina flessibile).

Questo libro ha suscitato in me emozioni contrastanti. All’inizio ero ammaliata dalla storia delle tre donne Linsdey: Lolly, Arten e Lauren, rispettivamente nonna, figlia e nipote, raccontata attraverso dei ciondoli che oltre a fungere da “appliglio” per il passato racchiundono ciascuno un insegnamento di vita. Mi sembrava davvero una premessa eccezionale e così in parte è stato: questo libro è significativo, sa parlare al cuore del lettore e trasmettergli “lezioni” importanti che in più di un punto mi hanno commossa. Ma, c’è un ma… un libro non può essere solo il riassunto di una filosofia di vita, non può solo “insegnarmi” qualcosa, deve anche sapermi intrattenere. E in questo senso, La metà del cuore si è rivelata una lettura difficile da concludere. Senza trascurare l’indiscutibile maestria dell’autore nello scivolare fluidamente fra passato e presente, utilizzando l’espediente dei ciondoli per andare indietro nelle genereazioni, a mio avviso questo libro presenta alcuni difetti strutturali, a partire dal punto di vista: in alcuni momenti il cambio di pov è così rapido, nel giro di poche righe, che si fatica a capire se si tratti di un narratore onnisciente o relativo a un personaggio.

Per quanto riguarda la trama, ho trovato molto avvincente la prima parte e decisamente più pesante la seconda. Perché? Perché non c’è un cambio di marcia. Tutto si mantiene sulla stessa linea, con Lolly che racconta a figlia e nipote alcuni episodi della sua vita, bellissimi certo, ma la tesione dopo la metà è ridotta al minimo e anche negli attimi in cui c’è, scema poi nel nulla. Nella seconda parte c’è anche una storia d’amore fra Arden e un personaggio che diventarà sempre più importante, ma anche qui, i due si innamorano troppo velocemente e il lettore non ha il tempo di capire da dove nasca questo sentimento.

Altre cose che non mi hanno convinta: i ciondoli. Ho trovato un’idea fantastica quella del braccialetto con i pendagli che racchiudono le memorie di una famiglia, fino a quando ho scoperto che a Scoops, il paese in cui è ambientata la storia, tutti sembrano averne uno. È una consuetudine condivisa dagli abitanti del posto che non perdono occasione per rifilarti perle di saggezza a ogni pagina. Mi sembra  “ridondante”.

Questo romanzo è molto ricco dal punto di vista umano, le protagoniste sono ben caratterizzate, il messaggio che vuole passare l’autore è chiaro: è importante ascoltare e tramandare la storia dei nostri nonni. Non potrei essere più d’accordo. Ma dal punto di vista della storia, di fatti veri e propri ne accadono ben pochi; se poi si pensa che quella che dovrebbe essere una settimana si protrae nel romanzo tanto da sembrare un mese o più, no, non ci siamo.

Ero comunque propensa a dare quattro stelle a questo libro finché non sono arrivata all’epilogo: del tutto inconcludente e per di più scritto in prima persona. Ecco, questa scelta non l’ho capita. Perché scrivere tutto un romanzo con una terza persona (secondo me) gestita male e poi aggiungere un epilogo in prima? Che significato dovrebbe avere, visto che non aggiunge niente alla storia? Per questo motivo mi fermo a tre stelle.

Insomma, questo libro non mi è piaciuto benché fossi partita gasatissa. Ne riconosco il valore letteriario, non metto in dubbio che a molte lettrici possa piacere, ma forse semplicemente non è il mio genere tant’è che ho avuto bisogno di inframezzarlo con altre letture.
Spero che il mio parere non offenda chi invece l’ha amato.

#copiaacquistata

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