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Recensione: La giostra dei fiori spezzati, di Matteo Strukul

Padova, inverno 1888. Nelle campagne infuria la pellagra, mentre in città le luci dei quartieri più signorili e ricchi stridono per contrasto con la bolgia del Portello, la zona più popolare e malfamata della città. Ed è proprio qui, al Portello, che al termine di una notte nevosa, viene ritrovato il cadavere straziato di una prostituta. L’ispettore Roberto Pastrello capisce che le sue forze non basteranno a risolvere il caso e decide di chiedere la collaborazione di due detective d’eccezione. Il giornalista investigativo Giorgio Fanton, massimo esperto del Portello, e il famoso criminologo Alexander Weisz, intuitivo, tormentato, affascinante. Da quando, bambino, ha trovato sua madre uccisa da un assassino misterioso, Weisz ha giurato che non avrebbe mai più permesso che a una donna venisse fatto del male. Ma il trauma dell’infanzia gli ha lasciato anche una pericolosa dipendenza dal laudano. Dopo qualche riluttanza l’irruente Fanton, allegro e conviviale, molto abile nelle risse, e Weisz, geniale e anticonformista, trovano accordo e affiatamento, aiutati non solo dall’ispettore Pastrello, ma anche da Erendira, meravigliosa gitana, cartomante e prostituta, avvolta nel mistero dei suoi occhi blu in cui è impossibile non perdersi. L’assassino, però, continua a colpire finché Weisz coglie un primo collegamento negli omicidi: tutte le vittime hanno il nome di un fiore…

Titolo: La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell’angelo sterminatore.
Autore: Matteo Strukul.
Genere: Thriller storico.
Editore: Mondadori, Collana Omnibus.
Prezzo: euro 8,99 (eBook); euro 14,45 (copertina rigida); euro 8,58 (copertina flessibile.

Pur avendo nel mio reader altri libri di Matteo Strukul, molto più noti e celebrati, ho deciso di cominciare a conoscere l’autore con questo, attirata dall’insolita ambientazione.
Una Padova di fine ‘800, descritta con toni noir che evocano atmosfere londinesi, alle quali contribuisce la caccia a un serial killer, chiaramente ispirato a Jack lo Squartatore.
In questo contesto l’autore ha abilmente inserito i fermenti sociali dell’epoca, causati da una ricca borghesia adagiata sui propri privilegi, ben decisa a non dare ascolto alle istanze di una massa di poveri e disperati, che proprio in quegli anni si stavano organizzando per rivendicare diritti e dignità.

I tre protagonisti – Fanton, il giornalista, Pastrello, il poliziotto e Weisz, l’alienista – formano una squadra investigativa estemporanea, che si dimostra l’avanguardia di una forma di indagine che oggi è pratica normale: il profiling, cioè lo studio della personalità del criminale a cui si dà la caccia.  Proprio per questo Pastrello convince Fanton a contattare Weisz, personaggio sopra le righe, dal passato drammatico e dalla vita anticonvenzionale. In un’epoca dove gli studi sulla psicologia criminale erano dominati dalle teorie di Lombroso, basate sulla natura ereditaria della tendenza a delinquere – teorie dichiarate in seguito prive di ogni fondamento – solo uno spirito libero dalle intuizioni  geniali può contribuire alla cattura di un assassino spietato.

Mentre assistiamo alla costruzione del paziente mosaico, attraverso il quale i tre protagonisti si avvicinano al serial killer, l’autore ci guida lungo la strade di Padova, tra i vicoli bui e gli splendidi palazzi storici, esplorando l’anima materiale della città quanto quella dei suoi abitanti. Incontriamo prostitute, lenoni, politici intenti a difendere lo status quo e giornalisti arruffapopoli, malavitosi assetati di potere e manovali del crimine. E, sullo sfondo, una massa indistinta di figure miserabili. Contadini, operai, servi, gente che arranca giorno per giorno aggrappandosi a ogni brandello di vita e che non ne può più di essere considerata solo carne da lavoro o da macello.

Le digressioni a cui l’autore si abbandona, di tanto in tanto, nei panni del personaggio che narra la vicenda, il giornalista Giorgio Fanton, ci aiutano a calarci profondamente nella decadenza di una società decisa a non voler vedere che la misura è colma e che solo un cambiamento di rotta potrà evitare i tumulti sociali pronti a esplodere.

Intanto il serial killer continua a uccidere prostitute, con ferocia e precisione, immerso nel proprio ego, sempre un passo avanti rispetto ai cacciatori, ostacolati da complotti e da mille ipocrisie.
L’eterogenea alleanza dei tre investigatori a volte vacilla, minata da incomprensioni e rivalità, ma trova sempre la forza di rinsaldarsi, in nome dell’obiettivo comune.

Un romanzo che mescola con sapienza noir, sviluppo psicologico e ricostruzione storica.
Cinque stelline.

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Fernanda Romani

Fernanda Romani

Fernanda Romani è autrice della Saga Fantasy "Endora".
Socia di EWWA, collabora come "recensora" con il nostro Blog.

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