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Recensione: Il Principe degli Sciacalli, di Rebecca Moro

In una manciata di giorni e in una lunga notte di sangue, la Schiera degli Sciacalli è riuscita a invadere il più forte tra i Quadranti dell’Impero umano, travolgendo la famiglia del Mastro e il suo stendardo. Nessuno degli storici alleati è accorso in loro aiuto e i Ti-jak, una razza di bestie semi-umane dai corpi massicci e ricoperti di squame, hanno falciato qualsiasi resistenza. Gli unici sopravvissuti dei Daven-Furus, il principe Raven e le principesse Sarissa e Ioni, non possono che sottomettersi alla triade a capo degli invasori: Raven diventerà lo schiavo del Jekret, la guida militare, mentre le sorelle saranno date in sposa per rafforzare il seme di quella genia ripugnante ma invincibile. Ciascuno di loro sarà chiamato alla scelta più difficile: mutare a caro prezzo la propria natura, assumendo un ruolo non previsto in un destino avverso e ostile, fino a quando ciò che sembra un abisso senza fine, potrà trasformarsi in un’occasione di rinascita. Dalla fortezza tra le rocce di Rovelia sino alle cime proibite di Lacan, dalla polvere dei deserti alle torri di Mnar, il tempo del Quadrante di nordest scorre inesorabile verso la rovina, ma non è detto che gli invasori siano gli unici nemici. E talvolta persino un’alleanza con le bestie può rappresentare l’ultima speranza di salvezza.

Titolo: Il Principe degli Sciacalli.
Autrice: Rebecca Moro (vedi Biografia dell’Autrice).
Serie: Saga dei Quadranti, Volume I.
Genere: Romanzo Fantasy.
Editore: Fanucci.
Prezzo: euro 4,99 (eBook); euro 17,00 (cartaceo, dal 28 novembre 2018).

 

Sul campo di battaglia e fra gli intrighi politici, dove oltre alle armi contano anche i sentimenti, si dipana un crudele confronto tra l’Uomo e la Bestia, nella tradizione delle grandi saghe epiche.

“Il Principe degli Sciacalli” costituisce il primo capitolo di una saga fantasy italiana (la Saga dei Quadranti), che rafforza una mia radicata convinzione: gli Autori italiani sanno scrivere fantastici romanzi fantasy. E per autori intendo anche “autrici”, ovviamente. Personalmente, ho trovato in questo romanzo di Rebecca Moro l’afflato poetico del migliore George R. Martin.

Conoscevo la produzione precedente di S. M. May, alias dell’Autrice, che spazia fra il Romance Male to Male e la Fantascienza. “Il Principe degli Sciacalli” è stato insieme una sorpresa e una conferma. Sorpresa per la scelta effettuata da Rebecca Moro di lanciarsi nel vuoto con una tematica fantasy, privilegiando anche la scrittura di una Saga di (previsti) quattro volumi. Un coraggio da leoni, vista la puzza sotto il naso con cui troppi Lettori italiani si accostano agli Autori di Fantasy nostrani. Conferma, perché l’Autrice è già da tempo fra i miei scrittori preferiti (vedi qui gli articoli del Blog). Ne apprezzo la capacità di creare storie avvincenti, personaggi reali o realistici e intrecci mozzafiato con una scrittura fluida e ricca.

Un mondo con due soli e quattro lune fa da sfondo alla vicenda narrata in questo primo volume: deserti e pianure rigogliose, fiumi e mari, città che si arrampicano fino alle nuvole, fortezze impenetrabili (apparentemente) e umili villaggi.

L’Impero è in pace da molto tempo. Il territorio, diviso in quattro Quadranti, è affidato a quattro nobili famiglie. Sembra che questa condizione idilliaca debba durare per sempre, ma dall’altra parte del mare giunge un esercito di semiumani, guerrieri spietati e invincibili, della cui esistenza si era quasi perso il ricordo. Il quadrante più forte viene assalito e conquistato in pochi giorni. Il nobile principe a capo della Casata muore difendendo la Rocca. I figli, fatti prigionieri, si sottomettono all’invasore.

Questo è l’inizio di una storia che mi ha inchiodato alle pagine e ha lasciato in me un sentimento ambivalente: gratitudine per un romanzo bellissimo, malinconia per l’attesa. Già, l’Autrice non si è sbottonata per quanto riguarda l’uscita del secondo volume che, temo, non sarà vicinissima, considerando che il cartaceo de “Il Principe degli Sciacalli” deve ancora arrivare (fine novembre 2018). Mi armerò di santa pazienza, anche perché Rebecca Moro è abbottonatissima. Le poche informazioni me le ha confidate sotto giuramento (sullo Stendardo della mia Famiglia) di non rivelarle mai, nemmeno sotto tortura.

Di solito, il primo volume di una Serie risulta appesantito da tutte le informazioni che l’Autore è costretto a fornire ai Lettori per aiutarli a districarsi nel mondo che è stato creato. Ecco, questo problema non l’ho sentito affatto ne “Il Principe degli Sciacalli”: l’abilità di Rebecca Moro fa sì che tutte le informazioni necessarie scaturiscano dalla semplice (semplice?!) narrazione dei fatti. Un ottimo risultato, soprattutto se si considera che questo è il suo primo esperimento nel Genere Fantasy Epico.

Scopriamo i segreti di questo mondo pagina dopo pagina, e allo stesso modo facciamo la conoscenza dei personaggi (moltissimi, come è d’obbligo per un’opera di ampio respiro: c’è un comodissimo elenco facilmente consultabile in ogni momento, così come è presente il glossario che ci fa conoscere la lingua dei temibili Ti-jak, gli Sciacalli). Molti li vediamo crescere e cambiare nel corso della vicenda: ragazze deboli e spaesate che diventano donne forti e consapevoli del proprio destino; giovani principi resi schiavi che sanno riscattarsi e trovare coraggio e maturità di intenti. Scene forti ci lasciano con il respiro mozzato; pochi, ma splendidi, sono i momenti in cui la tenerezza porta un sollievo agognato. Assistiamo al ribaltamento dei convincimenti che ci eravamo creati: i nemici possono diventare alleati, gli alleati si dimostrano traditori spietati e senza onore.

Insomma, appena finita la lettura, ho lasciato due righe su Amazon, ripromettendomi di essere meno sintetica non appena passato il primo innamoramento per questo libro. Ed ecco qui il mio parere. Leggete questo libro, vi conquisterà.

#copiaacquistata

Biografia dell’Autrice:

Rebecca Moro, pseudonimo di Silvia M. Moro, vive a Padova ed è mamma di TRE bimbi, avvocato, lettrice accanita, blogger. Adora tutto ciò che è sopra le righe e diffida dei sentimenti tiepidi, perché se non c’è la passione non c’è sapore. Con l’altro pseudonimo di S. M. May ha pubblicato i romanzi Nuvole (2013) per Triskell Edizioni e Addio è solo una parola (2015) per Youfeel Rizzoli. Come autrice self, inoltre, ha pubblicato, nel genere gay romance, la serie Lara Haralds – The Strange Matchmaker (Cambio gomme, Neve fresca, Ghiaccio salato, Doppio velo e Infinito Stupore); nel genere sci-fi la serie Oro (Il sangue non è acqua e Oro); il romanzo Secret Funding (2015), uscito anche in edizione inglese e in edizione tedesca per Dead Soft Verlag; e infine il legal thriller Gabbia per uccellini (2017).

Nota Bene: la sinossi riportata è quella a corredo dell’edizione cartacea. Ho preferito lasciarla, anche se fino alla fine di novembre potremo acquistare solo l’eBook, proprio perché molto più chiara ed esauriente.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

2 Commenti

  1. Rebecca Moro
    18 ottobre 2018 at 10:24 — Rispondi

    Una recensione che mi ha follemente emozionata. Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie :))

    • Babette Brown
      18 ottobre 2018 at 14:04 — Rispondi

      Una “bella” lettura. Una di quelle che ti lascia soddisfatta, con il sorriso.

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