Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo in tutta Europa… In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.

Titolo: I leoni di Sicilia.
Autrice: Stefania Auci.
Genere: Romanzo storico.
Editore: Nord.
Pagine: 437.
Prezzo: euro 9,99(eBook); euro 15,30 (copertina flessibile).

Donna Franca Florio, nata Franca Jacona, baronessa di San Giuliano, ritratta da Giovanni Boldini

I Florio furono, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento tra le famiglie più ricche d’Italia. La famiglia disponeva di una flotta di novantanove navi. Aveva un impero che spaziava dalla chimica al vino, dal turismo all’industria del tonno.

Originario di Bagnara Calabra, in seguito al terremoto che colpì la Calabria nel 1783, Paolo Florio si trasferì a Palermo, dove aprì in Via dei Materassai un negozio di prodotti coloniali, spezie e chinino. In pochi anni, l’attività commerciale divenne una delle più importanti della città.
Nel 1807, Paolo morì. Il figlio Vincenzo, ancora bambino, fu preso sotto l’ala dello zio Ignazio, il quale si dedicò anima e corpo al negozio.
Negli anni successivi, Ignazio prese in affitto alcune tonnare (San Nicola, Arenella, Vergine Maria) e cominciò a vendere il tonno sotto sale.
Quando Ignazio morì (1829), Vincenzo gli successe alla guida delle attività di famiglia.
Il vino Marsala, il tabacco ed il cotone entrarono in quegli anni negli interessi commerciali del giovane, il quale fondò la Società dei battelli a vapore siciliani, che copriva numerosi collegamenti marittimi, anche verso gli Stati Uniti. Con alcuni soci inglesi, fondò la Anglo-Sicilian Sulphur Company. Fu nominato senatore del Regno, raggiungendo così quel prestigio che da anni la famiglia cercava di ottenere.
Il figlio Ignazio accrebbe le finanze di famiglia con alcune attività importanti. Nel 1874, acquistò le isole di Favignana e Formica, creando una grande tonnara a sperimentando un nuovo metodo di conservazione del tonno (sott’olio nelle latte metalliche, anziché sotto sale).
Nel 1891 Ignazio morì, lasciando gli affari di famiglia nelle mani del maggiore dei tre figli, Ignazio junior.
Questi fondò Villa Igiea, ospedale per i malati di turbercolosi, fuse i cantieri navali con la società Rubattino, dando vita alla società “Navigazione generale italiana”e il quotidiano L’Ora. Nel 1883 divenne senatore.
Con il matrimonio tra Ignazio e Donna Franca Jacona baronessa di San Giuliano, la famiglia si legò all’aristocrazia palermitana. Altri matrimoni (Giulia con Pietro Lanza di Trabia, Giovanna con Ugo Moncada di Paternò, Sofia con Giangiacomo Borghese) consolidarono questo legame.
Il giovane Florio si dimostrò un attento mecenate nei confronti dell’amata Palermo.
Il fratello Vincenzo si rivelò un grande organizzatore di eventi, dando vita alla corsa automobilistica “Targa Florio”, al “Giro Aereo di Sicilia” e al “Corso dei Fiori”.
La prima guerra mondiale causò ingenti danni a molte delle attività, in particolare industriali e bancarie, della famiglia. Inoltre, né Ignazio né Vincenzo ebbero eredi maschi che potessero occuparsi direttamente del patrimonio. La famiglia fu costretta a iniziare a vendere i propri averi, pur mantenendo fama e orgoglio.
Nel 1989 si è spenta Giulia Florio, figlia di Ignazio junior e di Donna Franca, nonché ultima erede della famiglia. Con la sua morte, si è conclusa una dinastia che per un secolo e mezzo ha regalato alla Sicilia e al nostro Paese grandi fortune.
Fonti: Enciclopedia Treccani e Wikipedia.

La saga familiare dei Florio dal 1799 al 1868. Una potenza economica e finanziaria in Sicilia.

Ignazio Florio jr, la moglie Donna Franca e due dei figli, Giovanna e Ignazio

Il libro è suddiviso in capitoli, ciascuno con una brevissima introduzione cronologica relativa alla storia italiana –chiesta, a quanto mi ha confidato l’Autrice, dagli editori stranieri- che introduce il periodo nel quale si svolge la vicenda. I capitoli, molto corposi, sono suddivisi in paragrafi in cui il tempo utilizzato è il presente: i Florio stanno vivendo la storia adesso, in questo preciso momento, davanti ai nostri occhi.

La storia dei Florio dà agio all’Autrice di affrontare alcune tematiche importanti, esponendo una realtà difficile da accettare oggi, ma che all’epoca costituiva la quotidianità: la discriminazione fra le classi sociali e la condizione della donna che allora non aveva voce in capitolo in un mondo governato dagli uomini.
Talvolta, Stefania Auci descrive con feroce e crudo realismo la condizione femminile. E meno male, non avrei sopportato una rappresentazione meno realistica dei rapporti fra uomini e donne di quel tempo.
Vita, morte, odio, amore. I sentimenti dei personaggi sono narrati con pudore. Quasi sempre sono i gesti, più delle parole, a svelarci i sentimenti che legano Paolo, Ignazio, Giuseppina, Vincenzo e Giulia.

Da ogni pagina emerge un poderoso lavoro di ricerca. La Palermo di inizio Ottocento prende vita davanti ai nostri occhi e contribuisce a cancellare per il Regno delle Due Sicilie quella nomea di Stato dall’economia chiusa e decadente, boccone anche troppo facile da digerire per lo Stato sabaudo.
Stefania Auci ricostruisce “non solo la vita di una famiglia, ma anche lo spirito di una città e di un’epoca”.
È la Sicilia del Gattopardo, dove la nobiltà costituisce una classe sociale a sé, piena di pregiudizi. Pregiudizi che “colano” verso il basso, contagiando la borghesia palermitana, operosa, ricca, detentrice del potere economico dell’isola, eppure bollata da un epiteto che la vuole tenere a freno: Pirocchi arrinisciuti.
È la Palermo di chiese e palazzi, di vicoli sudici e di case diroccate. Dai colori ora cupi, ora vividi; odori pungenti e aromi speziati; fatica, sudore, che costituiscono i pilastri su cui si costruisce, pagina dopo pagina, anno dopo anno, la ricchezza dei Florio.

Ho apprezzato il taglio cinematografico del romanzo: sembra di camminare per le strade di Palermo; ti aspetti di imbatterti in un Vincenzo indaffarato o in una dolente Giuseppina. Sei immerso in una realtà che ci avvolge e ci trascina con sé.

Tre generazioni: vite dedite al lavoro in modo ossessivo.
La storia della famiglia Florio è reale e crudele. La storia della Sicilia lo è altrettanto, con i suoi eterni intrighi politici, dove è difficile farsi avanti e primeggiare se non sei di estrazione nobile.
I Leoni di Sicilia è un affresco magistrale di un’epoca. E il libro più letto del momento. Acquistato da numerosi editori stranieri, verrà pubblicato negli Stati Uniti, in Francia, Germania e Spagna. È stato anche opzionato per la trasposizione televisiva.

P.S. I lettori si rassicurino: Stefania Auci è già al lavoro sul secondo volume.