Capodimonte, Anno Domini 1664
Ro, l’intraprendente figlia del conte Cardelli, si ribella all’idea che Renzo Tanielli, il giovane figlio di un suo fittavolo, debba marcire in prigione per qualche furtarello di poco conto. Non esitaperciò a intercedere presso il Tribunale di Viterbo per ottenere la sua custodia, sfidando il parere contrario del suo consigliere e dei suoi familiari.
Quando il prigioniero riprende il lavoro nei campi del padre, le lamentele, i sospetti, le paure non si placano, ma Ro, ancora convinta di essere nel giusto, si sforza di ignorarli. Almeno fino al giorno in cui un omicidio sanguinoso, seguito dalla misteriosa scomparsa del Tanielli, non la riporta alla realtà.
Nel contado si scatena una caccia selvaggia nei confronti del fuggiasco, da tutti ritenuto colpevole. Toccherà a Ro assumersi la responsabilità del suo prigioniero. Le recriminazioni pesantissime che dovrà affrontare faranno vacillare ogni certezza sulle sue capacità, ma lei troverà la forza di portare avanti un’indagine personale per dimostrare, prima di tutto a se stessa, di non essersi sbagliata.
Titolo: L’ultimo respiro del tramonto.
Autore: Luca Vanoli.
Genere: Giallo storico.
Editore: Self-Publishing.
Prezzo: euro 3,99 (eBook); euro 12,99 (copertina flessibile).
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Dopo che il conte Odoardo Cardelli si è ritirato sull’isola Bisentina, a governare il feudo di Capodimonte, affacciato sul lago di Bolsena, è la figlia Rosalba, o Ro come tutti la chiamano.
La giovane è una gran lavoratrice. Benvoluta, anche se severa, non ammette la disonestà e la prevaricazione. Il soprannome che le hanno dato i paesani è “La Ducessa” e a Ro non dispiace, sebbene la cognata Giuliana disapprovi questo nomignolo che lei trova inadatto per una donna nobile.
Ro non ha amici e l’unico con cui passa qualche ora del suo tempo in una specie di riposo dai doveri del contado, è il vecchio pescatore Tobia. Talvolta i due si siedono in riva al lago, chiudono gli occhi e si godono la brezza e l’ultimo sole della giornata, senza fare conversazione, ma capendosi con un semplice cenno.
Una serie di furti di cui viene accusato Renzo Tanielli mette in azione qualcosa che precipiterà Capodimonte in un dramma sanguinoso. Ro, garante del giovane imprigionato per una serie di furtarelli, paga anche lei il sospetto di aver aiutato un delinquente.
Durante le indagini portate avanti dal capitano Bussone, responsabile del presidio di Marta, e dal commissario Calvetti, la fuga di Renzo costringe Ro a prendere iniziative personali per difendere sé stessa e chiarire l’omicidio che non rimarrà l’unico delitto.
Il romanzo ha un ritmo lento perché tutte le tessere del mosaico devono essere messe al loro posto, anche se poi ci accorgiamo che una non si incastra con il resto della composizione.
Ogni personaggio è ben delineato e si inserisce perfettamente nel tempo, la seconda metà del Seicento, nell’ambiente e nella mentalità di uomini e donne che guardano con sospetto Ro e non capiscono la sua sete di indipendenza.
La “Ducessa” trova pace solo in compagnia di Tobia quando siede con lui ed entrambi si lasciano “lambire dalle carezze dell’ultimo sole e dal venticello che soffia via il dolore”.
Ro è una delle donne dell’epoca che si rifiutano di essere solo delle belle statuine. È indipendente, testarda, ha potere nelle mani e se ne serve pur senza venir meno alla sua integrità. Qualche volta si domanda come sarebbe avere un marito e dei figli, ma poi capisce che una famiglia limiterebbe la sua libertà e, pur con un po’ di nostalgia, prosegue la sua vita godendo dei pochi attimi di felicità.
Luca Vanoli ha toccato altri temi importanti in questo suo romanzo: la povertà che spinge a tacere o a mentire, l’abuso sui più deboli, il sospetto su chi ha idee proprie, l’ipocrisia di chi dimentica in fretta cosa è stato in precedenza, l’odio anche in famiglia e infine la considerazione della donna che deve solo tacere e acconsentire che la sua vita sia gestita dagli uomini.
C’è qualche personaggio che alleggerisce alcune scene come ad esempio il giudice Delle Piane, il frate Lucenzo, il conte Odoardo, il piccolo Ottavio e il segretario Oreste, tutti coloro che hanno compreso la profondità della Ducessa.
Voglio infine aggiungere una nota personale: grazie Luca per avermi ricordato una canzone di tanti anni fa “Il pescatore” di De André.
Piera Nascimbene, lettrice onnivora famosa per il suo cappellino bianco, potete trovarla su Facebook, facendo clic qui.

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