Baguette osservava la ciotola con aria sospettosa.
Maya, sul davanzale, si stava dedicando con zelo alla pulizia di una zampa.
“Dunque” disse Baguette, dopo un lungo silenzio, “oggi cosa abbiamo?”
Maya non alzò nemmeno lo sguardo: “La vera domanda non è cosa abbiamo, ma cosa meritiamo.”
“Io merito tutto” ribatté Baguette con prontezza. “Ma mi accontento di saper scegliere bene.”
Finalmente Maya si degnò di guardarla: “Paté, filettini di pesce o crocchette. Il solito trivio esistenziale.”
Baguette inclinò la testa: “Le crocchette sono pratiche. Croccanti. Democratiche.”
“Banalmente prevedibili” tagliò corto Maya. “Le crocchette sono per chi non osa.”
“E i filettini?”
Maya socchiuse gli occhi, come se stesse contemplando l’infinito.
“I filettini sono un’esperienza. Delicata. Raffinata. Ma… fugace.”
“Fugace?”
“Spariscono troppo in fretta. Non lasciano il tempo di riflettere sulla vita.”
Baguette annuì, pensierosa.
“Quindi resta il paté.”
Maya sorrise appena, con quella sua aria da creatura superiore.
“Il paté è un atto di fede.”
“In che senso?”
“Non lo mastichi. Lo accogli. È una scelta intima. Quasi spirituale.”
Baguette fissò la ciotola, poi Maya.
“Io, però, con il paté mi sporco il musetto.”
“Il prezzo della profondità” rispose Maya.
Silenzio.
Poi Baguette sospirò.
“Io prendo le crocchette.”
Maya si stiracchiò con eleganza.
“Naturalmente. Qualcuno deve pur restare ancorato alla realtà.”
“E tu?”
Maya saltò giù dal davanzale e si avvicinò alla ciotola con passo regale.
“Io prenderò il paté.”
Baguette la guardò perplessa.
“Non erano anche i filettini un’esperienza?”
Maya si fermò, pensò un istante, poi concluse: “Certo. Ma quelli li chiederò dopo.”
Copertina creata con ChatGPT.
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