Pensieri sparsi

Nom de plume, sì o no? Seconda puntata

nom de plume ‹nõ d plüm›; all’ingl. ‹nomdëplü′m›. – Locuz. francese, ma coniata in ambito inglese, che significa propr. «nome di penna» e indica lo pseudonimo assunto da uno scrittore nella pubblicazione di una sua opera. È l’equivalente della locuz. ingl. pen name ‹pèn nèim›, ma non è certo a quale delle due debba essere data la priorità di introduzione nell’uso.

Piazzata alla grande la nota culturale, passiamo a sondare o nostro autori in merito allo pseudonimo che alcuni scrittori assumono. Favorevoli? Contrari? E che cosa ha spinto alla scelta di quel particolare nome de plume?

MARI THORN

Pseudonimo ovviamente sì, dato che Mari Thorn non è precisamente “romano de Roma” come la sottoscritta, però nasce molto prima della strampalata idea di pubblicare.

Nasce per poter stare più serenamente sui social, dato che (prescindendo dal fatto che possa essere giusto o meno) il mondo giudica e ‘bullizza’ a prescindere dall’età. Così, come ho letto in molti altri commenti di oggi, ho lasciato colleghi e genitori sul mio profilo ufficiale e mi sono avventurata nel mondo dei fangroup per seguire i miei amori impossibili.

Mari è la parte più vicina alla ‘vera’ me stessa, mentre Thorn è un omaggio al personaggio maschile di “Nord e Sud” della Gaskell che per puro caso nella versione BBC del 2004 è recitato dall’uomo della mia vita (cuoricini assortiti. N.D.R.). Ed è proprio seguendo Richard Armitage che sono finita nell’universo dei GdR di scrittura e ho incontrato la socia Anne Went (ovviamente anche lei in anonimato forzato).

Dalle role ad Amazon il passo non è stato breve, e avere degli pseudonimi già ‘conosciuti’ ci reso tutto più facile. Pentite di non aver pubblicato con i nostri veri nomi? E perché? Non scriviamo per avere orde di pubblico in fila per un autografo… e poi chiedetelo alla Ferrante! Se è andato bene per lei perché non deve andar bene per noi?

GRAZIA MARIA FRANCESE

“Il mio funerale sarà bello assai, ci saranno parole, parolone, elogi, mi scopriranno un grande attore; perché questo è un bellissimo paese, dove per essere riconosciuti in qualcosa, bisogna morire.”
Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis Di Bisanzio Di Tertiveri, in arte Totò

Perché scegliersi uno pseudonimo?

Beh, Antonio Griffo ecc. non aveva molta scelta: tutti quei nomi facevano un figurone nei dizionari di araldica, ma il pubblico non ne avrebbe ricordato neppure uno.

Può accadere il contrario, cioè che il nome vero sia troppo banale: spero di non offendere nessun Mario Rossi dicendo che, con un nome così, lo pseudonimo è d’obbligo.

Io non avevo nessuno di questi due motivi. Il mio come e cognome sono piuttosto facili da ricordare, ma non banali, soprattutto per la sequenza dei due nomi “Grazia Maria” (e infatti, se qualcuno mi chiama “Maria Grazia” rischia di essere ucciso).
Non avevo neppure un motivo legato al genere letterario a cui mi dedico, perché il romanzo storico è considerato un genere rispettabile. Ma se a 85 anni dovessi cominciare a scrivere erotici (conoscendomi, tutto è possibile) non credo che cambierei. Voglio essere rispettata per ciò che faccio, qualunque cosa sia. Se ciò che faccio agli altri può sembrare strano o “scandaloso”, me ne infischio altamente.

C’è un altro motivo per la mia scelta di non avere uno pseudonimo. Visto che, come dice Totò, la celebrità in Italia è quasi sempre postuma, almeno così i miei eredi dovrebbero avere meno problemi a incassare le royalties.

AINA SENSI

Abbastanza semplice rispondere: scrivo erotici e tra pochi anni mio figlio avrà in mano un cellulare. 🤣

A parte questo, quando ho iniziato non ero sicura di me, di quello che facevo, di quello che scrivevo, e nascondermi dietro un nome fittizio mi ha aiutata a liberarmi da molti tabù. L’ho presa proprio come una liberazione, come una sfida. Ora che mi sento più sicura e che faccio anche attività di editing, mi manca non poter usare il mio nome, ma credo che aspetterò comunque che mio figlio superi la fase della curiosità, e poi deciderò cosa fare.

SAGARA LUX

Pseudonimo sì, perché quando scrivo libero una parte di me che altrimenti non esce; perché ogni tanto è bello ritagliarsi un angolo di libertà dove chi ti conosce non può giudicarti; perché nella vita reale sono troppe le persone che pensano male e traggono le conclusioni sbagliate (Scrive rosa? Non ha cervello. Scrive dark? È un serial killer).

Perché Sagara?
Perché mi piaceva, perché prendo le decisioni d’istinto e non avevo voglia di aspettare a pubblicare “Imperfetto” (salvo poi attendere sette anni per revisionarlo).
Sagara è nata con questa storia.

Post precedente

News a casa Triskell

Post successivo

Concorsi: sì o no? Prima puntata

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *