C’è una particolare categoria di personaggi amatissima dal pubblico e disprezzata da quella critica letteraria (e cinematografica) che detesta la narrativa d’intrattenimento e cerca complicazioni dove non c’è necessità che ve ne siano. L’Eroe perfetto. Sì, quei personaggi che sono, dall’aspetto al carattere, dichiaratamente buoni, votati alla giustizia, consapevoli del loro ruolo di educatori, fedeli alla patria e disposti a lanciarsi in ogni impresa solo per il gusto dell’avventura e la difesa delle parti migliori dell’Uomo.

Diciamolo con chiarezza, si tratta di individui fuori dalla realtà, figure ideali che, a lungo andare, non sono neppure troppo simpatiche. Eppure nel corso degli anni hanno sempre suscitato grandissimi entusiasmi e schiere di difensori disposti a seguirli dalla prima all’ultima avventura. Questo genere di protagonista esiste sin dai tempi remotissimi di Omero. Ettore, difensore di Ilio, ne è forse il primo esempio. Buon padre, sposo fedele, patriota, guerriero, incarna tutte le virtù migliori. Prende la spada, ma non brama il sangue. Combatte perché è suo dovere.

È, infine, l’ideale che emerge nella fantasia popolare in momenti difficili.

In tempi più vicini a noi, personaggi come Superman e Doc Savage ne sono l’incarnazione superoistica. Ecco, il termine super–eroi li definisce. Non è un caso, e qui citiamo Capitan America e tanti altri campioni nati in tempi difficili, che questi personaggi vengano alla luce durante le guerre o nei momenti in cui criminalità e corruzione generano un diffuso senso di pessimismo tra la popolazione. Uno dei compiti della narrativa popolare è appunto fornire sfogo alla psiche collettiva proponendo personaggi che sono il Bene stesso. Di più l’ottimismo che pare necessario per affrontare i momenti bui.

A ben guardare, la maggior parte dei protagonisti della narrativa popolare non è così. Li vedremo successivamente, ma sin dal Conte di Montecristo per arrivare a James Bond e allo Straniero senza nome, gli eroi più amati hanno altre caratteristiche, un più esteso lato oscuro che li rende più umani. E allora perché personaggi forse un po’ ingenui suscitano tanto entusiasmo? Forse i fruitori di questo genere sono degli ingenui, dei bambini che rifuggono più complesse personalità per rifugiarsi in un papà virtuale che tutto aggiusta e tutto rimedia? In parte è realmente un po’ così ma, come diceva un grande, si scrive per salutare il bambino che ogni giorno si allontana e non vuole andarsene. Valutare la componente infantile e ingenua, idealista direi, dell’appassionato è sempre importante. Ma c’è una ragione in più. Questi eroi ci hanno tenuto compagnia in un momento difficile, hanno acceso una luce e hanno soddisfatto il nostro bisogno di giustizia, di chiarezza e di onestà in un momento in cui tutto sembrava oscuro e minaccioso. Per questa ragione stabiliscono un legame affettivo che va al di là della loro personalità un po’ sbuzzata con l’avventura. Ricoprono un ruolo archetipo, quello del padre e del fratello maggiore e per questo si conquistano la fedeltà assoluta di chi li ha amati una volta.

Per arrivare a noi, personaggi come Tex o il Comandante Mark ne sono una diversa declinazione, uno più adulto con qualche lato oscuro, l’altro più fanciullesco, più semplice. Sono eroi che, in molti casi, nascono dalle imposizioni di editori ed educatori che ammettono un certo livello di violenza grafica (mai troppo realistica o cruenta) ma preservano virtù come l’onestà, la fedeltà e l’amor di patria ritenute fondamentali per la formazione dei giovani. Solo in quel caso la narrativa popolare è ammessa nei romanzi, al cinema, nei fumetti. In fin dei conti è un’ipocrisia, perché la violenza è sempre violenza e genererà in tempi più moderni, in cui la morsa della censura si allenta, fenomeni di contrapposizione. La serie The Boys ne ribalta totalmente i presupposti come già era avvenuto con Watchmen. Il super eroe diventa un super malvagio con le peggiori caratteristiche dell’uomo. Non sempre tutto avviene in maniera così drastica. Batman per esempio nasce come super eroe positivo, ma il suo fascino alla fine risiede nel fatto che è psicopatico quanto e più dei suoi avversari. Il lato oscuro della forza corteggia sempre il vero eroe che, proprio per questi chiaroscuri, diventa più affascinante. La narrativa popolare sin dal suo esordio ha lasciato il segno soprattutto con questi altri eroi, in bilico tra bene e male, più umani. Ne riparleremo. Ma concediamo qualche possibiltà anche a questi personaggi, forse un po’ desueti, ma sempre entusiasmanti il cui profilo morale, che un po’ infastidisce il lettore moderno come quello del passato, viene riscattato dalla sontuosità della narrazione, dalle avventure sempre e comunque coinvolgenti.

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