Lisa Laffi è laureata in Conservazione dei Beni Culturali e vive a Imola dove fa l’insegnante. È autrice teatrale e di saggi di storia. Con Tre60 ha pubblicato i romanzi storici L’ultimo segreto di Botticelli (2019), La regina senza corona (2020) giunto al secondo posto al concorso indetto dalla rivista Robinson come migliore biografia del 2020, L’erborista di corte (2022) e La dama dei gelsomini (2023). Ha vinto i premi «Verbania for Women», «Alberoandronico» e «Terra di Guido Cavani».
Due righe per presentarti? Sii sincera!
Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali, quindi “nasco” come archeologa, ma durante la laurea ho iniziato a scrivere alcuni articoli per un giornale locale nel quale poi sono stata assunta. Sono diventata redattrice e poi caporedattrice, ma il mio grande amore era un altro: l’insegnamento. L’avevo già capito durante la laurea, quando per guadagnare qualche soldo, facevo visite guidate alle scolaresche all’interno della Rocca Sforzesca di Imola. Oggi ho 43 anni, sono docente di Lettere alle medie, consigliera comunale e scrittrice.
Cominciamo con qualcosa di frivolo…
Piatto preferito?
Tortellini con la panna.
Il libro che ti ha fatto ridere a crepapelle.
Il Trattamento Ridarelli. Negli anni del Covid proponevo quiz online aperti a bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni di tutta Italia e questo è uno dei libri che ho conosciuto grazie a una “Sfida di Lettura”. Era un’occasione per vincere le barriere imposte dalla pandemia e conoscere nuovi amici e libri.
Il film che ti ha fatto piangere disperatamente.
“Coco”, perché pensavo a mio nonno, la persona che più ha creduto in me.
Lui mi ha fatto capire che cosa volesse dire il celebre detto: “Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò a vedere e vide che non c’era nessuno.” Tutti i giorni cerco di mettere in pratica ciò che mi ha insegnato e di renderlo orgoglioso di me.
Cartoni animati? Solo da bambina-ragazzina, oppure anche ora?
Cartoni animati sì, ma non ora… Io adoro quelli anni ’80-’90 con una trama articolata e personaggi dalla psiche ancora più complessa.
Serie TV? Sì o no? E quali?
Assolutamente sì. La mia preferita è LOST, seguita Game of Thrones, che è in seconda posizione a causa delle ultime sciagurate due stagioni.
Abbigliamento: a quale capo non rinunceresti mai?
Un paio di jeans comodi e delle sneakers.
Confessa: se vincessi alla lotteria, che cosa faresti appena incassato il malloppo?
Forse mi comprerei una casa a Roma, la mia città del cuore.
Passiamo alle cose serie…
Che genere scrivi?
Scrivo romanzi storici con protagoniste femminili dimenticate dalla storiografia tradizionale, ma nella mia carriera di scrittrice ci sono anche incursioni nel genere thriller e nelle biografie pure.
Come scrivi? Penna e quaderno? Tecnologia a tutto spiano?
Scrivo a computer, ma non sono metodica. Scrivo solo quando ho l’ispirazione.
Quando scrivi? Sei un’allodola, o una civetta (non equivocare)?
Dopo la pausa pranzo, quando la palpebra tenderebbe a scendere, ma la scrittura mi fa invece rimanere vigile e mi porta in luoghi e tempi lontani. Una bellissima magia.
Coinvolta sempre in quello che scrivi, oppure distaccata?
Di solito sono molto coinvolta. Cerco di capire che cosa farebbe e cosa proverebbe un personaggio in una determinata situazione e quindi immedesimarmi è la norma. Ma il genere storico propone una difficoltà in più. Impone allo scrittore di non portare in toto la propria mentalità e il proprio vissuto. E’ necessario partire da quella dell’epoca in cui è ambientato il romanzo e per farlo è fondamentale il lavoro di ricerca a monte.
Scaletta ferrea, o sturm und drang?
Io sono la regina dello “sturm und drang”. Per fortuna, però, scrivo romanzi storici e ci sono le fonti a farmi da scaletta. Il mio compito è quella di riempire i vuoti che le fonti storiche e il tempo lasciano nella struttura dell’affresco che è il mio romanzo.
Metodica nella scrittura, oppure “quando-posso-non-so-se-posso”?
Purtroppo “quando-posso-non-so-se-posso” per due motivi.
Il primo è che… raramente posso, perché faccio l’insegnante, sono mamma di due ragazzi e da cinque anni sono anche consigliera comunale.
Il secondo è che per me scrivere è una passione e lo voglio fare solo quando ho l’ispirazione e non forzatamente.
Pubblichi con una casa editrice (o più di una), oppure sei una self pura? O metà e metà?
Pubblico da anni con la Tre60, casa editrice del gruppo GeMS. Un paio di anni dopo la prima uscita i libri vengono poi ripubblicati dalla TEA.
Approfondiamo…
Ti servi di beta reader e di un/una editor, prima di mandare il testo alla casa editrice?
I miei beta reader sono i miei genitori, tra l’altro dividendosi l’onere in modo molto sistematico ed efficace. Mio padre è più focalizzato sul contenuto e fa più un lavoro da editor, mentre mia madre è una buona correttrice di bozze e si concentra su errori e refusi.
Passiamo alla pubblicità…
I social: li usi per far conoscere e promuovere i tuoi libri?
Sì, uso Facebook e Instagram, ma combatto in continuazione contro due nemici: la scarsità di tempo e la timidezza. Su Instagram ce n’è anche un terzo, cioè la scarsa competenza, ma alcune mie alunne mi stanno dando lezioni.
Quali sono i tuoi preferiti? Perché? Quali riscontri hai notato?
Sicuramente Facebook, perché è più incentrato sulla parola scritta che su quella parlata e sulle immagini. Mi porta, quindi, nella mia confort zone.
I social sono stati importanti perché mi hanno aiutato a farmi conoscere e, indirettamente, anche a vendere libri. Ma soprattutto mi hanno permesso di conoscere belle persone che, poi, ho anche incontrato alle presentazioni, o mi hanno messo in contatto con lettori lontani. Ogni messaggio per è un grande regalo.
Hai una newsletter? Se sì, ogni quanto invii un aggiornamento?
No, non ho una newsletter, perché non avrei modo di seguirla e ho sempre pensato che è preferibile non fare una cosa se si sa già in partenza di non poterla fare bene.
Hai un sito web? Se sì: è home made, oppure ti sei rivolta a un/una professionista?
Sì. Non è fatto da un professionista e risale a tanti anni fa. Ora è tempo di dare una bella spolverata a quell’ambiente che non è particolarmente dinamico, ma è una piccola vetrina che fa capire chi sono e cosa faccio.
Chiudiamo con una domanda classica…
Progetti per il futuro?
Far conoscere “La regina senza corona. Il romanzo di Isabella di Castiglia” che è la mia ultima fatica. Poi scrivere il nuovo romanzo storico che ho in mente e che mi costringe a fare tanta ricerca, perché – per la prima volta nella mia vita – mi sto spostando dal mio amato 1400 al 1700. Avrà come protagonista un’altra grande donna, ma non posso svelare di più.
1483: Margherita ha solo tre anni quando il padre, Massimiliano d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, la promette in sposa a Carlo VIII, re di Francia, per porre fine ai contrasti tra francesi e fiamminghi. Nello splendido castello di Amboise, la duchessa cresce spensierata, ma quando, anni dopo, Carlo VIII stipula per sé un accordo matrimoniale più vantaggioso, a Margherita non resta che tornare nelle Fiandre.
Finalmente può dedicarsi anima e corpo alla sua passione principale, l’arte, e così conosce Conrad Meit, scultore che apprezza e di cui s’innamora perdutamente. L’imperatore, però, sta già stringendo una nuova alleanza matrimoniale, che la porterà a indossare la corona di Spagna. Ancora una volta lontana da casa, Margherita trascorre un periodo felice con il marito, il Principe delle Asturie. Ma Giovanni è fragile e malato, e pochi mesi dopo la ragazza è vedova.
Tornata nelle Fiandre, Margherita lentamente ritrova la serenità. Ha imparato che una donna può essere artefice del proprio destino, e sceglie di essere “sovrana” in campo artistico. Ma l’imperatore del Sacro Romano Impero non può accettare che Margherita rinunci al suo destino di regina…
Tra amori, intrighi di palazzo e una grande passione per l’arte, il ritratto di una donna coraggiosa che ha sfidato le regole del suo tempo, mostrando a tutti le qualità davvero necessarie per essere regina.
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