GRAZIA MARIA FRANCESE: ecco i tre migliori libri in italiano letti nel 2025 e i tre migliori in inglese (quelli in giapponese ve li risparmio).
Genere storico, il mio preferito, dal romanzo storico al romance al saggio.
Italiani
Due li ho già recensiti qui, “Un nome inventato” di Silvana Sanna e “Vestiva il tricolore” di Sonia Morganti. Non mi ripeterò, posso dire soltanto che li ho letti una prima volta e poi riletti, cosa che faccio solo con i libri che mi piacciono davvero.
Pari merito con gli altri due, “L’italiana in bicicletta” di Pina Maria Rinaldi. Pubblicato da Giunti, è la storia di Serafina, una ragazza pugliese che nei primi anni del XX secolo si trova a emigrare in Cile, a Valparaiso.
Mi sono piaciute le atmosfere, soprattutto quelle del viaggio in nave. Serafina è di buona famiglia, per cui viaggia in prima classe, ma si colgono anche le atmosfere dei dormitori dove i nostri emigranti viaggiavano ammassati… come nella splendida scena del film “La leggenda del pianista sull’oceano”, ve la ricordate? Quando il protagonista scende a cercare la ragazza in terza classe, tra calze stese e cuccette di donne addormentate con in braccio i loro bambini. Queste esperienze maturano Serafina e la aiuteranno ad affrontare l’ambiente alieno in cui si troverà, una volta sbarcata in Cile.
Non aggiungo altro, bisogna leggerlo. Ne vale la pena, come per gli altri due.
In inglese
Ho appena cominciato il libro dal quale è stato tratto il film “Norimberga”, “The nazi and the psychiatrist” di Jack El-Hai.
Preferirei vedere il film, che qui non è ancora arrivato: mi immagino Russel Crowe nei panni di Göring… il libro comunque sembra interessante. Per adesso lo metto al terzo posto.
Medaglia d’argento a “Doggerland” di Ben Smith. Non è proprio uno storico, ma proietta in un futuro immaginario qualcosa che purtroppo è ben presente nella storia: la condizione di schiavitù. Atmosfere gelide. Strappaviscere. Affascinante.
Medaglia d’oro al saggio “Illuminating the legacy of Marija Gimbutas” di Harald Haarman. Mi ha entusiasmata. Perché demolisce una convinzione che rimane in tutti, come residuato della storia studiata a scuola: che la “culla della civiltà “ sia stata la Mesopotamia, tra Tigri ed Eufrate.
Bene, scordatevelo. Molto tempo prima esisteva in Europa una civiltà sviluppata, pacifica, dove donne e uomini erano di pari condizioni e vivevano in agglomerati di decine di migliaia di persone.
Questa civiltà, nata lungo il corso del Danubio, venne spazzata via da tre successive ondate di invasione delle popolazioni impropriamente chiamate indoeuropee, che venivano dalle steppe dell’Asia centrale. Se ne è perduta la memoria, che però riaffiora ben documentata (data l’abbondanza di reperti) alle radici della civiltà greca.
Il saggio si prefigge di valorizzare l’eredità culturale di Marija Gimbutas, che per prima ne scoprì le tracce. Un riassunto ben scritto, straordinariamente efficace.
Mi zittisco, ma ne potrei parlare a lungo.
FERNANDA ROMANI: Il mio genere preferito è il fantasy e quest’anno ho trovato delle vere perle.
Al primo posto, “The Dresden files” di Jim Butcher.
In realtà si tratta dei primi tre romanzi di una lunga serie, riuniti in un volume unico. Il genere è urban fantasy hard-boiled ed è stato una piacevolissima scoperta. Ho sempre amato la narrativa hard-boiled e mi incuriosiva il connubio con il fantasy. L’autore è riuscito a creare un personaggio contemporaneo, un mago investigatore, che riassume in sé i tratti dei protagonisti di un tempo ed è perfettamente inserito in un mondo dove il soprannaturale dilaga. La narrazione fonde in maniera convincente umorismo tipicamente americano e pathos, dipanando avventure piene di ritmo in un continuo crescendo di colpi di scena. Spero che traducano anche gli altri della serie.
Al secondo posto, “Vespertine” di Margaret Rogerson.
Fantasy puro, di ambientazione pseudo medioevale. La protagonista è una novizia in un convento dove vengono anche addestrate monache con il compito di accogliere e governare spiriti malvagi detti redivivi. Quando il monastero viene attaccato, la novizia non ha altra scelta che farsi possedere da un redivivo per usufruire dei suoi poteri. Questo fa di lei una guerriera temibile che dovrà affrontare un’oscura malvagità che vuole essere libera di opprimere il mondo. Il tema della persona totalmente impreparata al compito che si trova ad affrontare è sviluppato benissimo. Il rapporto tra la protagonista e lo spirito che ospita dentro la sua mente è un continuo confronto, un duello di astuzia e compromessi, diplomazia e ricatti. Ottima lettura.
Al terzo posto, “L’imperatore goblin” di Katherine Addison.
Fantasy puro, ambientazione ispirata all’800. Maia, il protagonista, ha diciotto anni, è il figlio minore dell’imperatore degli Elfi, ed è un reietto. È un mezzosangue goblin e suo padre lo ha allontanato dalla propria vita, affidandolo a un tutore meschino e violento. Tutto questo cambia quando l’intera famiglia imperiale muore e Maia, rimasto unico erede, sale al trono. L’intero romanzo segue il suo percorso di giovane impreparato che cerca di capire come governare un impero, tra complotti di cortigiani, persone che cercano il suo favore, amici di cui dubitare. Non è assolutamente un romanzo d’avventura eppure ti tiene incollata alla pagina con l’empatia verso il protagonista. Formidabile.

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